AlpinismoAlta quota

Ines Papert in Kirghizistan: spedizione senza vetta ma con tanta paura

La parete sudest del monte Kyzyl Asker (Photo Franz Walter)
La parete sudest del monte Kyzyl Asker (Photo Franz Walter)

BIŠKEK, Kirghizistan — Il 21 settembre scorso Ines Papert, lo svizzero Thomas Senf e Wolfgang Russegger sono partiti per una spedizione in Kirghizistan, sul monte Kyzyl Asker, una cima di 5842 metri. L’obiettivo era quello di aprire una via nuova sulla parete sudest, ma a 200 metri dalla vetta i tre hanno dovuto desistere a causa delle pessime condizioni meteorologiche. Dopo un bivacco terribile in parete, durante la discesa la Papert è anche caduta in un crepaccio: una bruttissima esperienza da cui fortunatamente è uscita indenne.

La cima non l’hanno portata a casa, ma su 1200 metri di via ne hanno aperti 1000 e l’anno prossimo i tre promettono di ritornare a concludere quello che hanno iniziato. Poche settimane fa la spedizione ha dovuto rinunciare, posta dinanzi a condizioni estreme. Oltre ai tre alpinisti, facevano parte del gruppo Franz Walter, responsabile della comunicazione e del blog, il giornalista sportivo Christian Materna della televisione bavarese e Sabine Bruckmeier di Tüßling.

Dal campo base del monte Kyzyl Asker (Photo Franz Walter)
Dal campo base del monte Kyzyl Asker (Photo Franz Walter)

I membri della spedizione hanno percorso le 350 miglia per arrivare alla città di Naryn, da dove un elicottero li ha trasportati fino al campo base posto a quota 3850 metri. Ci sono voluti giorni per trasportare il materiale sull’impervio ghiacciaio Kamovara, prima che il team potesse montare il campo base avanzato a 4600 metri e a soli 30 minuti di cammino dalla base della parete sudest del monte Kyzyl Asker.

Dapprima un persistente raffreddore ha costretto la Papert e Russegger a una pausa obbligata di diversi giorni. “Se si è un po’ deboli, a quelle quote poi è difficile recuperare” – ha raccontato la campionessa mondiale di arrampicata su ghiaccio. Una volta guariti è iniziato il brutto tempo che ha permesso loro di compiere un primo tentativo in parete per poi tornare indietro di nuovo al base.

Dopo altri 10 giorni è arrivato l’annuncio di una breve finestra di tre giorni di bel tempo, così la Papert, Senf e Russegger ci hanno riprovato. Il 20 ottobre è iniziata la salita e dopo 17 ore di scalata i tre si sono fermati a bivaccare a 5668 metri di quota, a soli 200 metri dalla vetta sulla parete veriticale del Kyzyl Asker. Hanno trascorso una notte terribile: il maltempo è arrivato con un giorno di anticipo, la temperatura è scesa a -30 gradi e diverse valanghe di neve polverosa sono scese al sulla loro tenda.

“Lentamente ci siamo resi conto della situazione critica in cui ci trovavamo -, racconta la Papert sul sito della spedizione – Siamo stati a malapena in grado di far sciogliere la neve per l’acqua, perché la mancanza di ossigeno nella tenda non faceva funzionare bene il fornello. Mi sentivo claustrofobica e aveva difficoltà a respirare. Ma non abbiamo potuto aprire la cerniera della tenda, i nostri sacchi a pelo erano già bagnati, e se della neve fosse caduta dentro a questo punto, sarebbe finito tutto qui. Avevamo paura dei congelamenti, continuavamo a chiederci l’un l’altro come ci sentivamo, e abbiamo tremato tutta la notte”.

All’alba hanno affrontato la parete e sono tornati al campo base avanzato. Durante la discesa la Papert è caduta, per fortuna senza conseguenze se non un grande spaventato. “Mentre scendevo diagonalmente con gli sci – dice sul blog -, cercando di non perdere l’equilibrio a causa dello zaino pesante, improvvisamente non ho più sentito il terreno sotto i piedi e sono caduta. Sono scivolata e mi sono ritrovata 8 metri più in basso, nell’oscurità di un crepaccio. La neve mi è caduta addosso e non riuscivo a respirare. Ero bloccata dal panico. Quando sono riuscita a riprendere fiato ho urlato aiuto e ho visto la testa di Thomas far capolino dal buco, e mi sono sentita subito meglio. Non mi sono fatta niente, ma la paura è stata enorme”.

La Papert poi è stata issata fuori dal crepaccio con delle corde e dopo un abbraccio collettivo, i tre sono rientrati al campo base del monte Kyzyl Asker. Era il 22 ottobre, e dopo tre giorni un elicottero è arrivato sul posto a recuperare tutti e sei i componenti della spedizione.

Nuova via sul Kyzyl Asker (Photo Franz Walter)
Sulla nuova via sul Kyzyl Asker (Photo Franz Walter)

“Fa male tornare indietro a così poca distanza dalla meta, soprattutto perché il problema non è stata la salita bensì le condizioni esterne. Ma questo è anche una forte motivazione – conclude la fortissima alpinista tedesca sull’ultima pagina del blog della spedizione -. Abbiamo raccolto molta esperienza che servirà per la programmazione del 2011. Ad esempio dovremmo arrivare lassù un po’ prima e pianificare un’acclimatazione più lunga”.

Photo: Franz Walter  http://www.flickr.com/photos/nanuuq/
Info: http://kyzylexpedition.com/2010/

Tags

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Leggi anche

Close
Back to top button
Close