Ambiente

Troppe montagne fra i luoghi più inquinati

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NEW YORK, Usa — Ci sono, ahimé, numerose zone di montagna nella speciale classifica dei luoghi più inquinati al mondo stilata dal  Blacksmith Institute di New York. L’organismo di ricerca non profit lancia l’allarme per le drammatiche condizioni di queste aree, che mettono in pericolo la salute di 1miliardo di persone.

La maggioranza di queste zone "off-limits" si trovano nelle repubbliche dell’ ex Unione Sovietica. Ma l’allarme è allargato anche a Zambia, Cina, India e Perù. 
Chernobyl è ancora tra i dieci siti più inquinati del mondo. La cittadina ucraina – a vent’anni dall’incidente nucleare – resta il simbolo della capacità dell’uomo di distruggere se stesso e l’ambiente che lo circonda.
 
Sempre In Russia. A Dzerzinsk, sui monti della Bielorussia, ci sono 300mila persone a rischio, a causa della presenza di scarti chimici e tossici provenienti da una fabbrica che produceva armi nel periodo della Guerra fredda. Dallo stabilimento uscivano anche gas nervino e altri gas letali. Oggi l’aspettativa di vita degli abitanti è di 42 anni per gli uomini e 47 per le donne.
 
A Norilsk, sull’altopiano di Putorana, un’altra drammatica eredità della Guerra fredda. La città industriale siberiana, fondata nel 1935, ha ospitato per anni un campo di lavori forzati. Oggi viene considerata una delle metropoli più inquinate della Russia (134mila persone a rischio contaminazione). Sull’altopiano la neve è nera, l’aria ha l’odore dello zolfo. La città ospita la più grande fonderia del mondo che, ogni anno, disperde nell’aria oltre quattro milioni di tonnellate di metalli pesanti.
 
Dalnegorsk e Rudnaya Pristan. Si tratta di due città russe i cui residenti sono affetti da saturnismo (l’intossicazione cronica da piombo) a causa della presenza di una vecchia fonderia e di una miniera dalla quale si estraeva piombo trasportato senza alcuna protezione.
 
La città di Mailuu-Suu, sulle montagne del Kirghizistan, era un tempo sede di uno stabilimento di uranio dell’ex Unioine Sovietica. Oggi è diventata una discarica di scorie radioattive. In particolare restano stoccati in quest’area oltre un milione di metri cubi di materiale radioattivo. Se nell’immediato – dice la ricerca – rischiano la pelle 23mila persone, in realtà sono milioni le vittime potenziali nel caso di incidente o fuoriuscita di radiazioni da tanto materale stoccato in qalche maniera.
 
E poi c’è l’Africa. Con la città di Zabwe, nello Zambia, vicino al monte Kualishishi, a 150 chilometri dalla capitale Lusaka. Qui il problema è il piombo. Che si infiltra ovunque, anche nel sangue dei bambini. Zabwe è una delle sei città ubicate nel Copperbelt, un tempo fiorente area industriale, ricca di giacimenti minerari. Fino al 1964 si è continuato a estrarre senza alcuna misura di sicurezza. Oggi industrie e miniere non sono più attive, ma è rimasto l’inquinamento.
 
Se pensavate che la Repubblica Dominicana fosse un paradiso terrestre cambiate idea. Ad Haina, un’azienda che riciclava batterie per automobili ha inquinato di piombo tutta la zona.
 
Sempre in Sud America, in Perù. La Oroya (nella foto sopra) è una cittadina mineraria delle Ande che dagli anni Venti mette in pericolo la vita dei suoi abitanti, costantemente esposti a emissioni tossiche. I livelli di piombo nel sangue sono altissimi. Soprattutto nei bambini, il cui sviluppo mentale, sostengono i ricercatori, è compromesso.
 
Chiudono la classifica dell’emergenza ambientale Cina e India. In Cina a detenere lo scettro della città più malsana è Linfen, nella provincia Shanxi. si tratta di centro minerario importantissimo legato al carbone. L’industria di Linfen produce i due terzi del fabbisogno cinese di energia. L’emergenza è dovuta all’inquinamento dell’aria, a causa della presenza di monossido di carbonio, arsenico, piombo e soprattutto delle terribili Pm-10, le polveri sottili che si insinuano ovunque.
 
Infine Ranipet, vicino al Monte Mulaina, in India dove tre milioni e mezzo di persone sono a rischio per i milioni di tonnellate di scorie provocate dall’attività ventennale di una conceria che lavorava i suoi prodotti con cromo e derivati.  
 
 
 
 
Fonte: www.blacksmithinstitute .org
 
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