
Nella notte tra martedì 14 e mercoledì 15 luglio, due alpinisti di nazionalità ceca hanno perso la vita sul Monte Bianco, travolti da una scarica di pietre mentre erano impegnati in salita lungo la via normale francese. Secondo quanto riportato dal Peloton de Gendarmerie de Haute Montagne (PGHM) de Chamonix, l’incidente si è verificato intorno alle 2:30 del mattino, a oltre 3.300 metri di quota lungo il couloir du Goûter.
La cordata era composta da tre persone: ad avere la peggio sono stati una guida e un suo cliente. Il terzo membro della spedizione è rimasto illeso ed è stato trasportato per accertamenti all’ospedale di Sallanches dai soccorritori.
Un’estate rovente su Alpi sempre più fragili
Secondo le ricostruzioni dell’accaduto, la scarica di sassi avrebbe investito la cordata causandone la caduta rovinosa. Il couloir du Goûter, tristemente soprannominato “couloir della morte”, è da tempo noto come uno dei passaggi più pericolosi della via classica di salita al Bianco sul versante francese, proprio a causa della frequenza di questi crolli, soprattutto nella stagione estiva.
Come evidenziato dalla stampa locale, le ondate di calore precoci hanno ridotto il tratto in condizioni critiche, del tutto simili a quelle che normalmente si registrano a fine estate, con elevato rischio di distacchi di roccia. Se la situazione dovesse ulteriormente peggiorare, il comune di Saint-Gervais ha annunciato che disporrà la chiusura dei rifugi d’alta quota.
Ricardo Mora, vice-presidente della Compagnia delle guide di Saint-Gervais-les-Bains, ha confermato che le attività di accompagnamento continuano normalmente, pur evocando lo spettro del 2022, anno in cui il caldo estremo impose uno stop totale a metà luglio: “La temperatura, a un certo punto, potrebbe imporci di prendere la stessa decisione”. Tuttavia, secondo quanto riportato dal quotidiano Le Dauphine Libéré, alcune Guide Alpine avrebbero già deciso di sospendere le salite al Bianco.
Una decisione condivisa dai professionisti sul versante italiano. Puntando sulla prevenzione, come dichiarato da Ezio Marlier, Presidente delle Guide Alpine della Valle d’Aosta nei giorni scorsi al TG Rai regionale, alle Guide Alpine è stato consigliato di sospendere le salite sia lungo la via normale al Monte Bianco dal ghiacciaio del Miage, sia lungo la cresta di Tiefenmatten sulla Dent D’Herens, nelle Alpi Pennine.
Al pari di quanto si sta verificando sul versante elvetico del Cervino, la sospensione delle salite con guida, come chiarito dal Presidente, non è da interpretarsi come un divieto assoluto di accesso alle vette (decisioni non di pertinenza del Collegio delle Guide Alpine). Il Monte Bianco resta accessibile a chi voglia affrontare la salita, con consapevolezza e attenzione.
L’invito della Prefettura dell’Alta Savoia: “Saper rinunciare”
La tragedia giunge a pochi giorni dalla diffusione di un comunicato ufficiale dalla Prefettura dell’Alta Savoia. Nel documento, datato 10 luglio 2026, le autorità francesi richiamano residenti e turisti a una “vigilanza rafforzata”.
“Le alte temperature e le ondate di calore accelerano la fusione delle nevi residue, dei ghiacciai e del permafrost che, in alta montagna, gioca un ruolo di “cemento” naturale tra le rocce – si legge nel documento – . Questa fusione rapida destabilizza le pareti rocciose e favorisce il distacco di blocchi di roccia“.
La nota della Prefettura evidenzia inoltre la natura imprevedibile del fenomeno, che “può sopravvenire senza alcun segno premonitore, anche su itinerari abitualmente frequentati e considerati sicuri”, interessando non solo le pareti verticali ma anche “i sentieri escursionistici situati al di sotto di zone instabili”.
Per questo motivo viene raccomandato di pianificare partenze di prima mattina, verificare costantemente il meteo, non muoversi mai senza casco nelle aree esposte e, soprattutto, “saper rinunciare” qualora le condizioni della via si presentino degradate.
Se fonde il “collante” delle Alpi
L’incidente sul Monte Bianco si inserisce in una stagione in cui i riflettori sono nettamente puntati sull’arco alpino. Le ondate di calore in successione continua in questa estate, stanno rendendo evidente, anche ai più scettici, il sempre più rapido mutamento della criosfera alpina.
Scienziati ed esperti di montagna lo ripetono da tempo: il permafrost — il terreno perennemente ghiacciato che cementa le pareti rocciose d’alta quota — sta fondendo a ritmi senza precedenti a causa del riscaldamento globale. Senza questo “collante” naturale, interi versanti montuosi perdono la loro coesione strutturale.
I crolli di roccia e le frane sono pertanto fenomeni destinati ad aumentare in frequenza e intensità. In un territorio che cambia così rapidamente, l’alpinismo classico non può più prescindere da una nuova e più profonda consapevolezza: la frequentazione dell’alta montagna richiede oggi una capacità di lettura delle condizioni ambientali ancora più vigile e, all’occorrenza, la rinuncia prudenziale di fronte a rischi non più calcolabili.