
Dal 20 al 25 luglio Arco ospiterà una mobilitazione promossa da Climbers for Palestine, collettivo internazionale che utilizza l’arrampicata come strumento di sensibilizzazione sui diritti del popolo palestinese. L’iniziativa si svolgerà in concomitanza con i Campionati mondiali giovanili di arrampicata, in programma al Rock Master Climbing Stadium dal 18 al 25 luglio, con gare di boulder, lead e speed.
Ad annunciare la presenza del collettivo è Marzio Nardi, referente italiano di Climbers for Palestine. Alla mobilitazione, secondo quanto comunicato dagli organizzatori, parteciperanno anche BDS Italia, Arci, Sarca dal Basso e altre realtà associative e attiviste.
L’obiettivo dichiarato è coinvolgere la comunità dell’arrampicata in una riflessione sulle condizioni nelle quali gli scalatori palestinesi possono accedere alle falesie della Cisgiordania e sull’utilizzo dello sport all’interno dei territori occupati.
“Discuteremo, faremo incontri, arrampicheremo e marceremo per la nostra libertà e quella del popolo palestinese”, spiega Nardi, presentando una mobilitazione che viene definita pacifica e che dovrebbe comprendere appuntamenti pubblici, attività sportive e momenti informativi.
Il voto del 23 luglio
Al centro dell’iniziativa ci sarà soprattutto l’Assemblea generale straordinaria di World Climbing convocata online per giovedì 23 luglio, dalle 14 alle 16. Durante la riunione le federazioni nazionali saranno chiamate a votare tre mozioni riguardanti la possibile sospensione della federazione bielorussa, di quella russa e della Association for Sport Climbing and Mountaineering in Israel, conosciuta con la sigla ILCA.
È necessario, però, precisare la portata della consultazione. Contrariamente a quanto potrebbe suggerire la parola “sospensione”, l’assemblea non prenderà direttamente una decisione definitiva. La formulazione ufficiale sarà infatti: “voto per raccomandare al Comitato esecutivo la sospensione” della federazione interessata. Spetterà quindi successivamente al board di World Climbing valutare l’eventuale provvedimento.
Il voto riguarderà inoltre la partecipazione delle federazioni alle attività istituzionali dell’organizzazione internazionale, non l’esclusione degli atleti dalle competizioni. L’ordine del giorno chiarisce espressamente che l’idoneità, la sospensione o il divieto di partecipazione dei singoli sportivi non rientrano nelle competenze dell’assemblea straordinaria.
Qualora una federazione venisse sospesa, sarà il Comitato esecutivo a stabilire eventuali protocolli per tutelare gli atleti coinvolti. Non è dunque già deciso che gli israeliani possano gareggiare come neutrali, anche se questa è una delle soluzioni auspicate da Climbers for Palestine sul modello adottato negli ultimi anni per alcuni atleti russi e bielorussi.
La convocazione dell’assemblea straordinaria era stata approvata durante la riunione generale di World Climbing dello scorso aprile: 48 voti, pari al 78,69 per cento dei partecipanti alla consultazione, avevano sostenuto la proposta di discutere la posizione delle federazioni legate ad alcuni dei principali conflitti internazionali.
Le contestazioni rivolte all’ILCA
La richiesta di sospensione avanzata da Climbers for Palestine si basa su un dossier elaborato dal collettivo e aggiornato nel maggio 2026. Il documento attribuisce all’ILCA attività incompatibili, secondo gli autori, con lo statuto e il codice di condotta di World Climbing.
Tra le contestazioni figurano la promozione di aree di arrampicata situate nei territori palestinesi occupati come se facessero parte di Israele, la collaborazione con amministrazioni degli insediamenti israeliani e l’esclusione o la forte limitazione dell’accesso per gli scalatori palestinesi.
Il rapporto prende in esame sette aree: sei in Cisgiordania e una nelle Alture del Golan. Fra queste compaiono Ein Prat, Ein Yabrud-Beit El, Beit Aryeh e la cosiddetta Falesia dei Patriarchi. Gli autori accusano inoltre la federazione israeliana di avere ripreso, senza un adeguato riconoscimento, contenuti e informazioni contenuti nella guida Climbing Palestine, pubblicata nel 2019, modificando in alcuni casi nomi e riferimenti geografici delle falesie. Si tratta di contestazioni formulate dal collettivo, che dovranno essere valutate dagli organismi competenti e sulle quali il dossier rappresenta la posizione di Climbers for Palestine.
Il documento denuncia anche rapporti economici e istituzionali fra il mondo dell’arrampicata israeliana, alcune aziende attive negli insediamenti e organizzazioni collegate alla preparazione militare. Anche questi elementi sono presentati dagli autori come parte dell’argomentazione a sostegno della sospensione e non costituiscono, di per sé, una decisione o un accertamento disciplinare di World Climbing.
Il contesto giuridico internazionale nel quale si inserisce la protesta è però definito. Nel parere consultivo del 19 luglio 2024, la Corte internazionale di giustizia ha giudicato illegale la presenza israeliana protratta nei territori palestinesi occupati e ha ribadito che gli insediamenti e il sistema a essi collegato violano il diritto internazionale.
Sport, diritti e rappresentanza nazionale
Per Climbers for Palestine, il voto del 23 luglio dovrà stabilire se una federazione sportiva possa continuare a rappresentare ufficialmente un Paese quando le vengono contestate attività svolte all’interno di territori occupati e pratiche discriminatorie nell’accesso allo sport.
World Climbing, dal canto suo, ha delimitato con attenzione la discussione: l’assemblea dovrà esprimersi esclusivamente sullo status istituzionale delle federazioni, lasciando fuori dal voto diretto gli atleti. Nella pagina ufficiale dedicata all’assemblea, al momento, è pubblicato soltanto l’ordine del giorno e non compare una memoria contenente le argomentazioni delle federazioni interessate.
La mobilitazione di Arco cercherà quindi di portare questo confronto fuori dagli organismi federali e dentro la comunità dell’arrampicata, proprio mentre sulle pareti del Climbing Stadium si confronteranno i migliori giovani del mondo. Due piani distinti, quello agonistico e quello politico, destinati a incrociarsi nei giorni in cui il movimento internazionale sarà chiamato a pronunciarsi su una delle questioni più controverse della sua storia recente.
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