
Con l’arrivo dell’estate e delle alte temperature, in molti puntano alla montagna alla ricerca di un clima più mite e di piacevoli escursioni. In quota ancora più che al mare, però, bisogna prestare attenzione al sole e alla protezione della pelle. Per capire come affrontare l’esposizione in quota senza rischiare gravi danni per la salute, abbiamo intervistato il dottor Giorgio Colombari, dermatologo membro della Commissione Medica Centrale del CAI. Unendo la competenza medica a una profonda esperienza sul campo, l’esperto ci ha fornito preziosi consigli sulla prevenzione, sull’abbigliamento da usare e sull’importanza di un monitoraggio costante.
Oltre all’aumento dell’intensità dei raggi UV dovuto alla quota, quali sono gli altri fattori ambientali che rendono la montagna così pericolosa per la pelle?
In montagna, rispetto al mare o ad altre località, oltre all’altitudine e alla conseguente potenza dei raggi ultravioletti, bisogna considerare anche il fenomeno del riflesso, perché in montagna ci sono superfici riflettenti che aumentano l’intensità del sole. È un aspetto cruciale quando si arrampica su roccia, ma anche nei ghiacciai e dove c’è la neve, soprattutto se è fresca.
Spesso in quota il vento e il fresco ingannano, ma il rischio si nasconde anche dietro il cielo coperto. Qual è la sua esperienza con l’esposizione solare nelle giornate nuvolose?
Anche nelle giornate nuvolose, c’è comunque la possibilità di ustionarsi. Nelle mie esperienze oramai pluridecennali in montagna, ho visto molti escursionisti che, dopo una giornata all’aperto anche senza sole diretto, alla sera erano distrutti. Il primo consiglio che posso dare è quello di non sottovalutare mai il sole e di usare la crema solare. Capisco che non sia comodo fermarsi per applicare la crema e, soprattutto se si arrampica, non è piacevole avere le mani unte. È una battaglia che ho sempre dovuto combattere, ma la fotoprotezione è fondamentale.
Si consiglia sempre di evitare le ore centrali, ma per chi arrampica o è nel mezzo di un’escursione non è sempre possibile. Come ci si organizza in quei casi?
Certo, si dovrebbe evitare l’esposizione nella fascia centrale della giornata, cioè tra mezzogiorno e le quattro del pomeriggio. Se sei nel mezzo di un ghiacciaio o stai scalando non è molto facile da fare; in quel caso ci si deve difendere con l’abbigliamento, indossando magliette chiare e un cappello a tesa larga.
Oltre alle creme cosa si deve portare in montagna per proteggersi in modo adeguato?
Bisogna sicuramente avere degli occhiali da sole specifici, adatti anche a determinate condizioni di luce e capaci di schermare completamente i raggi ultravioletti A e B (UVA e UVB). I modelli puramente estetici, che non offrono filtri reali, non servono a nulla.
Molti alpinisti passano intere giornate al sole tutto l’anno. Come si può monitorare lo stato della loro pelle?
Questo è il periodo delle mappature dei nei per controllare che sia tutto a posto. Il melanoma può insorgere sia su cute sana che su lesioni preesistenti. Il consiglio è quello di sottoporsi a una visita e di proteggere sempre i nei con una crema solare adeguata, rinnovando spesso l’applicazione.
Il rischio più grave è quello dei melanomi. Che differenza c’è tra i danni causati dall’esposizione cronica negli anni e l’insorgenza del melanoma?
I rischi cutanei sono legati ovviamente ai tumori della pelle. Ci sono le neoplasie dovute alla fotoesposizione o al photoaging, cioè connesse alla luce solare cronica e agli anni che passano. Sto parlando di forme epiteliomatose che interessano guide alpine, contadini, frequentatori di montagna abbastanza assidui, marinai e così via. Gli epiteliomi sono ormai chiamati carcinomi dalla comunità scientifica, un nome che spaventa, ma questo non significa che portino sempre a conseguenze irreversibili. Possono essere di vari tipi, i più frequenti sono quello squamocellulare e quello basocellulare. Il primo si presenta come una lesione crostosa che sanguina facilmente, si allarga progressivamente e va asportata. Potrebbe anche presentare delle metastasi, per cui necessita di un follow-up. Il basocellulare può invece creare problemi di crescita e di recidiva locale se non viene rimosso correttamente. Mentre l’epitelioma è più una patologia legata all’età e all’accumulo di sole, il melanoma può insorgere anche a 25, 30 o 35 anni. Per questo si deve fare un’analisi dei nostri nei per vedere la simmetria, i bordi, il colore, le dimensioni e l’evoluzione delle macchie. Ovviamente non si può fare un’autodiagnosi, quindi bisogna rivolgersi a un dermatologo.
Se nonostante le precauzioni torniamo comunque a casa con una brutta scottatura, come dobbiamo curare la pelle nei giorni successivi?
La terapia di attacco per un’ustione solare prevede l’applicazione di cortisonici topici di ultima generazione, altrimenti si possono utilizzare formulazioni lenitive e rinfrescanti. Bisogna cercare di evitare le fonti di calore, preferire tessuti naturali come il cotone a contatto con la pelle, fare docce fresche ed evitare situazioni che possono liberare l’istamina, ovvero la sostanza responsabile di bruciore e dolore. Per non peggiorare il prurito, a tavola è meglio limitare cibi come vino rosso, formaggi stagionati, cioccolato e frutta secca.
Secondo lei, si fa abbastanza informazione sulla sicurezza della pelle o è un tema ancora considerato secondario rispetto agli altri pericoli della montagna?
Sicuramente nell’ambito del trekking c’è più consapevolezza. Bisogna ricordare che, rispetto a 30-40 anni fa, oggi le temperature medie in quota sono molto più elevate. Negli anni ‘90 andavi a 3.000 metri e il sole era un benessere, l’estate era una goduria, adesso bisogna fare i conti anche con la variazione dell’irradiazione. Ovviamente un’attenzione ancora superiore andrebbe prestata ai bambini. Non esporli mai alla luce diretta del sole perché ci mettono pochissimo a disidratarsi o a subire colpi di calore che possono provocare anche convulsioni: per i più piccoli una gita a queste temperature può diventare pericolosa, quindi serve la massima prudenza.