Ghiacciai e social, tra fake news e sfiducia: la SAT scende in campo
In un'epoca dominata dal sensazionalismo, la Commissione Glaciologica della SAT difende la verità scientifica portando i dati reali del Ghiacciaio dell'Adamello.


L’avvento dei social network ha consegnato al grande pubblico un potere inedito, del quale fino a una manciata di decenni fa non si disponeva: la velocità di condivisione istantanea. Si sta progressivamente perdendo l’abitudine di razionalizzare l’uso del rullino fotografico per il timore di esaurire gli scatti; non esiste quasi più l’attesa della stampa e dello sviluppo, e generalmente in stampa non va la totalità delle immagini raccolte ma un’arguta selezione del “best of”. I ricordi si accumulano come gigabyte su Drive, catalogando la vita in cartelle e sottocartelle, e nel mentre si procede a pubblicare, in presa diretta o quasi, tutto ciò che i nostri occhi incrociano.
Questa velocità di comunicazione non è un fenomeno da condannare tout court. È proprio sulla base di questo nuovo mezzo, infatti, che è stata potenziata la buona comunicazione, la divulgazione scientifica e la condivisione critica dei dolori e delle gioie del pianeta. Questo vale soprattutto per lo stato di salute di quelle straordinarie sentinelle d’alta quota che ci raccontano, in maniera sempre più forte e drammatica, gli effetti del riscaldamento globale: i ghiacciai.
In questo contesto, tuttavia, è arrivato un secondo “potere” in grado di presentarsi come un’insidiosa arma a doppio taglio: l’Intelligenza Artificiale. Alle foto scattabili e condivisibili in modo immediato, ora si aggiunge il problema delle immagini mai esistite e il crollo della fiducia da parte dell’utente di fronte a uno scatto “bello”. Si tratta di una sensazione di incertezza e scetticismo che dilaga non solo tra il pubblico dei social, ma anche tra chi lavora dietro le quinte della divulgazione. Per i professionisti della comunicazione diventa quindi essenziale informarsi direttamente alla fonte, accertarsi della veridicità delle immagini e dei dati a esse associati, provvedendo a correggere tempestivamente gli errori. Dopotutto siamo umani, ed è bene ricordare che nessuno di noi ne è immune.
La profonda e prolungata ondata di calore che ha attanagliato l’Europa nelle scorse settimane ha offerto una testimonianza della fragilità della “nuova comunicazione”. Pensiamo al Cervino, fotografato con vistose cascate d’acqua in discesa dalla vetta dopo un temporale in alta quota: uno scatto eccezionale, realizzato nel momento giusto, additato da molti come un prodotto dell’AI. Altro esempio arriva dalla Marmolada, protagonista di una notizia rimbalzata tra varie testate nazionali che riportava un arretramento del ghiacciaio di ben 200 metri in sole due settimane. Una notizia smentita e segnalata come fake news dal portale L’Altra Montagna, con il supporto del geografo Mauro Varotto.
In uno scenario così polarizzato e caotico, soprattutto per chi non è esperto del settore, sorge spontanea una domanda: come fidarsi? Per contrastare questa tendenza alla sfiducia di quanto condiviso su social e web, la Commissione Glaciologica della SAT (Società Alpinisti Tridentini) ha deciso di scendere in campo a sostegno di una comunicazione chiara, rigorosa e veritiera.
Adamello: “In 20 giorni è la neve che si è ritirata”
Per fare chiarezza su alcune “lucciole per lanterne” riportate da alcuni giornali, la Commissione Glaciologica della SAT ha diffuso, attraverso un post di facile comprensione, alcuni dati che raccontano il mese di giugno sul Ghiacciaio dell’Adamello, nello specifico sul fronte del Mandrone.
I dati sono stati ricavati dall’analisi di immagini raccolte dal satellite Sentinel-2 L1C del progetto europeo Copernicus. Il confronto ravvicinato tra due immagini – una scattata l’8 giugno 2026 con una copertura nevosa evidente, e la seconda il 28 giugno 2026 con il ghiaccio ormai scoperto – mostra gli effetti di venti giorni di caldo record.
Gli esperti della SAT evidenziano che la quota inferiore del limite della neve è risalita lungo il ghiacciaio per una lunghezza di circa 2.100 metri. “Quindi in 20 giorni, la quota della neve si è alzata di un dislivello di 250 metri, ed è arretrata di poco più di 2 Km. Neve, non ghiaccio”. La Commissione ci tiene a sottolineare questa distinzione terminologica, oggetto di probabile errore interpretativo da parte di chi ha diffuso la notizia relativa all’arretramento in Marmolada: si tratta della fusione della neve invernale, non del ritiro del fronte glaciale vero e proprio.
Un dato comunque significativo, se si considera che l’estate è iniziata da poche settimane. Per quanto riguarda l’arretramento effettivo del ghiacciaio, i glaciologi ricordano che si tratta di dati attualmente non rilevabili: “Ve lo diciamo a fine estate, forse a metà. Adesso è presto”.
La SAT contro lo scetticismo esteso ai satelliti
Di fronte allo scetticismo di una fetta di utenti che ha manifestato dubbi sulla veridicità delle immagini condivise, la SAT ha provveduto a pubblicare un secondo post. Questa volta è stato proposto un timelapse della copertura nevosa del Ghiacciaio del Mandrone a fine giugno, analizzando la serie storica che va dal 2017 al 2026 attraverso i passaggi del satellite Copernicus.
Le immagini, acquisite sempre nello stesso periodo dell’anno, “tra il 20 e il 28 giugno, in funzione del primo passaggio utile senza copertura nuvolosa” per garantire l’omogeneità del confronto, mostrano una tendenza evidente. Se il 2022 si è manifestato come un anno nero, in cui si è registrata la minore copertura nevosa in assoluto a fine giugno, il 2026 – complice un inverno poco nevoso e la forte ondata di calore di metà giugno – si colloca drammaticamente subito dopo, seguito a ruota dal 2023.
I glaciologi precisano che questo non significa che ogni anno sarà matematicamente peggiore del precedente, poiché il clima conserva una sua naturale variabilità. Tuttavia, guardando all’ultimo decennio, la situazione attuale non può essere considerata normale, in termini statistici.
E per chiunque nutra ancora il sospetto che “le immagini siano “ritoccate”, “taroccate” o commissionate da qualche fantomatica lobby”, la SAT ricorda che tali scatti sono pubblici, gratuiti e liberamente scaricabili dal portale ufficiale del progetto Copernicus.
“La scienza ha un piccolo difetto – concludono con un pizzico di ironia gli esperti della SAT – : i dati sono verificabili. Ed è proprio questo il suo più grande pregio”.



