Stambecchi con il GPS nello Stelvio: così i ricercatori seguono la fauna
Nel Parco Nazionale dello Stelvio e nel vicino Parco Nazionale Svizzero quattro esemplari sono stati dotati di collari GPS nell’ambito del progetto MAP-Rezia. I dati raccolti serviranno a capire come gli animali utilizzano il territorio e come cambiano i loro comportamenti in un ambiente alpino sempre più condizionato dal clima.
Si chiamano Saliente, Trupchun, Stelvio e Livio. Sono i primi quattro stambecchi dotati di collare GPS nell’ambito del progetto MAP-Rezia, iniziativa di cooperazione transfrontaliera dedicata al monitoraggio della biodiversità nelle aree protette della Rezia. Le operazioni si sono svolte nelle scorse settimane tra il Parco Nazionale dello Stelvio e il Parco Nazionale Svizzero, con l’obiettivo di seguire giorno dopo giorno gli spostamenti degli animali e raccogliere dati utili alla gestione condivisa della specie. Nei prossimi mesi il numero degli esemplari monitorati dovrebbe crescere: ai primi quattro collari se ne aggiungeranno almeno altri tre.
L’intervento riguarda dunque pochi animali ma apre una finestra molto più ampia sulla vita dello stambecco alpino. I radiocollari permetteranno ai ricercatori di ricostruire gli spostamenti, le aree frequentate, i tempi di permanenza nei diversi settori dei due parchi e le eventuali variazioni nei comportamenti, anche in relazione ai cambiamenti climatici.
Le catture sono state tutt’altro che semplici. Gli stambecchi devono essere individuati in ambiente libero, seguiti e avvicinati fino alla distanza necessaria per procedere con un dardo anestetico, in condizioni che richiedono competenze veterinarie, conoscenza del territorio e grande attenzione al benessere animale. In Val Saliente, nel settore dello Stelvio, sono serviti quattro giorni di sopralluoghi e tentativi prima di riuscire a completare in sicurezza una delle catture.
Il progetto MAP-Rezia
Il progetto MAP-Rezia è partito nel gennaio 2025 e punta a rafforzare la gestione transfrontaliera della biodiversità nelle aree protette tra Lombardia, Alto Adige e Canton Grigioni. Il capofila è ERSAF-Direzione Parco Stelvio, con partner come Libera Università di Bolzano, Eurac Research, Parco Nazionale Svizzero e AVT Airborne Sensing Italia. Il programma prevede l’acquisizione e l’armonizzazione di dati spaziali, il monitoraggio di vegetazione e grandi erbivori, l’uso di tecnologie come LiDAR, dati iperspettrali, droni e rilevamenti in situ.
Il punto centrale è proprio il confine, o meglio la sua irrilevanza per gli animali. Cervi, stambecchi e altri ungulati non si muovono seguendo linee amministrative: attraversano valli, creste, versanti e aree protette diverse. Per questo la cooperazione tra parchi è considerata decisiva. Il Parco Nazionale Svizzero sottolinea che MAP-Rezia nasce per rafforzare la collaborazione su monitoraggio della biodiversità, gestione delle aree protette e divulgazione oltre confine, applicando tecnologie moderne anche allo studio di cervi e stambecchi.
Lo stambecco alpino, oggi valutato in Italia come specie a “Minor Preoccupazione” nella Lista Rossa IUCN, non è più sull’orlo dell’estinzione come in passato, ma resta una specie che richiede gestione e monitoraggio. Secondo IUCN Italia, la popolazione nazionale supera i 14mila individui ed è cresciuta negli ultimi decenni anche grazie a reintroduzioni e ricolonizzazioni spontanee, ma la distribuzione resta ancora discontinua e la specie necessita di ulteriori interventi gestionali.
Non è la prima volta che il GPS viene utilizzato per seguire gli stambecchi. Nel settore trentino dello Stelvio, per esempio, il progetto di re-stocking avviato dal 2009 prevede la cattura di esemplari nel settore lombardo e il loro rilascio in quello trentino, con animali dotati di collare GPS per seguirne gli spostamenti.
Oggi però la domanda scientifica è sempre più complessa. Non si tratta soltanto di sapere dove vanno gli stambecchi, ma anche di capire come rispondono a un ambiente che cambia. Le ricerche condotte in altri parchi alpini mostrano che lo stambecco, specie adattata al freddo e sensibile al surriscaldamento, può modificare la propria attività in risposta alle alte temperature. Uno studio pubblicato su Scientific Reports evidenzia come le difficoltà di dissipare calore rendano questi ungulati vulnerabili al riscaldamento globale, spingendoli a selezionare aree più fresche o a ridurre l’attività nelle ore più calde.
Anche il Parco Nazionale Gran Paradiso, dove lo stambecco è oggetto di monitoraggi di lungo periodo, sottolinea come le variazioni climatiche influenzino risorse trofiche, sopravvivenza, successo riproduttivo e comportamento della specie. La bassa variabilità genetica dello stambecco, eredità della quasi estinzione storica e delle successive reintroduzioni, è indicata come uno degli elementi che ne riducono il potenziale adattativo davanti ai cambiamenti in corso.
I collari GPS applicati nello Stelvio sono quindi un modo per trasformare i movimenti degli animali in informazioni utili alla conservazione. Sapere quali versanti vengono frequentati, quando vengono attraversate determinate aree, quali quote vengono scelte in estate o in inverno e come cambiano le abitudini in annate più calde può aiutare i parchi a prendere decisioni più precise: dalla tutela degli habitat alla gestione dei flussi turistici, fino alla costruzione di strategie comuni tra Italia e Svizzera.
Saliente, Trupchun, Stelvio e Livio continueranno a muoversi come hanno sempre fatto tra rocce, praterie d’alta quota e valloni sospesi. Da oggi, però, quei movimenti racconteranno qualcosa in più. Non soltanto la vita segreta di quattro animali, ma anche la trasformazione di un ambiente alpino che ha bisogno di essere osservato con continuità, oltre le frontiere e oltre la semplice immagine dello stambecco come simbolo delle montagne.








