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Dall’Apollo alle finestre di Parigi: la coperta termica come scudo contro il caldo record

L’ondata di caldo che ha colpito l'Europa, ha costretto Parigi a improvvisare: simbolo dell’emergenza urbana è diventata la coperta isotermica, un presidio salvavita che non dovrebbe mai mancare nello zaino di escursionisti e alpinisti, nemmeno in estate.

L’ondata di calore che da oltre una settimana attanaglia parte d’Europa – Italia compresa – ha mostrato i suoi effetti più drammatici in Francia e Inghilterra. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il caldo estremo ha già causato oltre 1.300 morti nel continente. In Francia l’Istituto nazionale di sanità pubblica parla di circa 1.000 decessi in più rispetto alla media del periodo, una stima iniziale destinata a salire.

Nei giorni scorsi il Paese transalpino si è scoperto impreparato ad affrontare quello che è uno scenario, secondo le proiezioni dei climatologi, destinato a incrementare in frequenza. E mentre sul Governo si sono intensificate accuse di incompetenza e inazione, ospedali, scuole, liberi cittadini, si sono trovati a fronteggiare l’emergenza caldo con soluzioni rapide.

C’è chi si è messo in coda per accaparrarsi gli ultimi ventilatori in vendita, chi ha scelto di tuffarsi nei canali, come nel caso di Canal Saint-Martin di Parigi, che si è trasformato in una piscina pubblica, ma anche in laghi e fiumi (una scelta drastica, spesso condotta a dispetto di divieti di balneazione, accompagnata da oltre 40 casi di annegamento).

C’è chi ha sfruttato i social per supportare i francesi con il potere della risata, come l’attore Olivier Giraud, diventato virale cucinando crepes e bistecche alla finestra, e chi ha realizzato reel per condividere consigli rapidi ed economici.

In particolare, le soluzioni suggerite per contrastare il surriscaldamento domestico sono risultate essere due. Il primo è il “bianco di Meudon”, una fine polvere di gesso ed estratto di carbonato di calcio originaria delle antiche cave del Hauts-de-Seine. Mescolata all’acqua e applicata sui vetri, crea una velatura temporanea in grado di riflettere i raggi solari, aiutando a contenere l’innalzamento della temperatura nelle stanze di casa, senza limitare eccessivamente l’entrata della luce.

Il secondo è un altro strumento, comparso all’improvviso sugli edifici parigini, persino sulle finestre dell’Assemblea Nazionale: la coperta isotermica, più comunemente nota come coperta termica.

La coperta termica contro il caldo estremo

La coperta isotermica – quel sottile strato di alluminio, color oro da un lato e argento dall’altro, che non dovrebbe mai mancare nello zaino di un appassionato di montagna – è diventata negli ultimi giorni in Francia uno strumento di sopravvivenza urbana, nonché di denuncia verso una politica che si mostra in ritardo sui tempi.

“Stiamo stendendo coperte di sopravvivenza alle finestre dei nostri ospedali, anche all’Assemblea Nazionale, nelle case di riposo. In tutto questo tempo, non abbiamo avuto nemmeno un piano per chiudere le serrande”, ha dichiarato François Ruffinmembro del Parlamento per Debout! e candidato alle elezioni presidenziali francesi.

Persino i vigili del fuoco di Issy-les-Moulineaux l’hanno appesa nelle caserme per difendersi dagli oltre 30°C interni. Finestre riflettenti che testimoniano una situazione drammatica su cui oggi, lunedì 29 giugno, il Primo Ministro Sébastien Lecornu presiederà una cellula di crisi interministeriale, come commentato da France24, “per fare il punto della situazione e trarre insegnamenti dall’ondata di calore che sta per concludersi”.

Dallo spazio all’alta quota: come funziona la coperta termica

Vederla appesa alle finestre di un ospedale o un palazzo parigino fa uno strano effetto, perché la coperta termica evoca immediatamente l’alta montagna e il soccorso alpino, così come anche l’ambito militare e le emergenze sanitarie. Eppure, questo strumento economico e leggero nasce per gli scenari più estremi in assoluto: quelli dello Spazio.

Come raccontato nei giorni scorsi sui social dall’Agenzia Spaziale italiana, le coperte termiche furono sviluppate dalla NASA negli anni Sessanta per il programma Apollo. Nasce in sostanza come tecnologia utile a proteggere astronauti, satelliti e sonde (come la Cassini) dagli sbalzi termici del cosmo, dove si passa repentinamente da +250 °C a -200 °C. Il segreto risiede in sottili fogli plastici rivestiti di materiale metallico capaci di riflettere fino al 97% del calore irradiato.

Il funzionamento si basa sulla fisica della riflessione della luce e si declina in due modalità opposte a seconda del lato utilizzato:

In ambiente montano, la coperta ha anche un’importante funzione di segnalazione: la superficie riflettente è infatti facilmente visibile dall’alto dai soccorritori in elicottero.

Il “caso Francia” funge da promemoria essenziale per i fruitori delle alte quote: la coperta termica non deve mai mancare nello zaino, nemmeno in estate. Sia per proteggersi dal caldo, sia perché il meteo in quota può cambiare improvvisamente e il rischio di ipotermia è sempre dietro l’angolo, banalmente in caso di infortunio.

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