Ambiente

La cenere del vulcano fa bene agli oceani

Gli oceani trarranno giovamento dell'eruzione islandese
Gli oceani trarranno giovamento dell'eruzione islandese

LOS ANGELES, Usa — La cenere del vulcano islandese ha bloccato il traffico aereo ma ha fatto bene all’ambiente. E’ quanto sostengono gli scienziati del Monterey Bay Aquarium Research Institute, in California, secondo i quali nel lungo periodo gli oceani trarranno un enorme beneficio dal fenomeno eruttivo delle settimane scorse.

Secondo i calcoli degli scienziati infatti, la polvere emessa dal vulcano Eyjafjallajökul sarebbe ricca di sostanze ferrose, benfiche per gli oceani poveri di ferro. Nei prossimi anni, quando la polvere si sarà depositata del tutto, mescolando le sue sostanze a terra e mare, l’azione sarà fertilizzante per i fondali oceanici.

Ciò consentirà agli ecosistemi marini di rigenerarsi. Le sostanze ferrose contenute dalla polvere vulcanica infatti sono destinate ad aumentare la quantità di fitoplancton (plancton vegetale). Questo, a sua volta, farà aumentare la quantità di cibo nel mare e, soprattutto, favorità il rilascio di ossigeno e l’assorbimento di CO2.

Secondo le previsioni, la maggior parte della cenere si depositerà nell’Atlantico del Nord, una zona di oceano già ricca di fosfati, che non rientra in quel 30 per cento dei mari che sono carenti di ferro. Ma tant’è, la dispersione porterà giovamento anche ad altre zone.

Le polveri a contatto con l’acqua rilasciano fosfato, ferro, silicio e magnesio molto rapidamente. Tanto velocemente da provocare immediata utilità per piante ed ecosistemi, dicono gli scienziati.

Già nel 2001 un altro studio aveva scoperto che l’eruzione del vulcano Mount Agung di Balì aveva fatto aumentare i livelli di ossido di carbonio nell’atmosfera fra il 1963 e 1965 e allo stesso modo fra il 1991 e il 1993 con l’eruzione del Pinatubo, sull’isola di Luzon, nelle Filippine.

Non tutte le conseguenze, come ovvio, saranno positive. Secondo le ricerche, ci sarebbe una relazione fra i cambiamenti climatici e le eruzioni vulcaniche. Se le polveri avranno quantità e energia termica da “bucare” la tropopausa e finire nella stratosfera potrebbero restare lì anche anni e determinare cambiamenti climatici significativi, con ricadute imprevedibili sulla circolazione atmosferica.

L’eruzione del Monte Tambora, in Indonesia, avvenuta nell’aprile 1815, per esempio, provocò un tale abbassamento della temperatura da trasformare il 1816 in un anno senza estate.

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