Montagna.TV

Tirolo, abbattuto un lupo con radiocollare italiano

Il lupo era Mirco, esemplare radiocollarato nell'ambito di un progetto di ricerca italiano nel Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi.

Negli ultimi mesi il lupo è diventato, nel dibattito pubblico, quasi un sinonimo di Appennino, o meglio, di “problema appenninico”. I riflettori della Penisola si sono infatti concentrati sull’area del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, scossa dalla drammatica strage per avvelenamento avvenuta nel mese di aprile. Un caso che ha sollevato un’ondata di indignazione e che ancora oggi è senza un responsabile. Questo focus così forte sul Centro Italia ha finito però per lasciare le Alpi sfocate sullo sfondo dell’immagine nazionale.

Una notizia di recente diffusa dai canali istituzionali del governo del Tirolo austriaco sposta però bruscamente l’obiettivo, ricordandoci che il tema della convivenza tra lupo e uomo non conosce confini amministrativi. Oltre il confine del Brennero è stato ucciso un esemplare di lupo dotato di un radiocollare installato da un team di ricerca italiano.

Un lupo in Austria con radiocollare italiano

Nel Tirolo austriaco è in vigore dal 2023 una modifica alla legge sulla caccia che permette di ordinare l’abbattimento di grandi predatori considerati “ad alto rischio o dannosi”.

Nel rispetto di tale legge, come riportato in un comunicato ufficiale del Land Tirol, il governo avrebbe emesso lo scorso 2 giugno un’ordinanza di abbattimento urgente, a causa di una potenziale minaccia rappresentata dalla presenza di lupi nel distretto di Schwaz. Nello specifico, nel comune di Schlitters, nella valle dello Zillertal, erano stati documentati ripetuti avvistamenti di un esemplare a ridosso delle abitazioni, supportati da prove fotografiche e video. I cacciatori hanno eseguito il provvedimento, procedendo all’abbattimento del lupo nella giornata di domenica 21 giugno.

Il dettaglio che trasforma questa vicenda in un caso di portata internazionale è emerso subito dopo l’abbattimento, come confermato dalla stessa nota governativa: l’animale indossava un radiocollare appartenente a un progetto di ricerca italiano. Le autorità tirolesi hanno provveduto a informare l’ente di ricerca responsabile nel nostro Paese, precisando che tali dispositivi non consentono il tracciamento in tempo reale, ma servono al monitoraggio differito delle rotte migratorie e dell’utilizzo dell’habitat.

L’identità dell’animale è stata coperta in un primo momento dal riserbo istituzionale. Ciononostante, sulle piattaforme social hanno iniziato a rincorrersi voci secondo cui si sarebbe potuto trattare di “Mirco”, un giovane lupo nato nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi che, negli ultimi mesi, si è mosso tra Veneto, Alto Adige e Austria, approdando nella valle dello Zillertal.

A spazzare via i dubbi sono arrivate le parole definitive del professor Marco Apollonio, zoologo dell’Università di Sassari, che ha confermato alla redazione de Il Dolomiti l’identità della vittima: Purtroppo il lupo abbattuto in Tirolo è proprio Mirco, l’esemplare che avevamo radiocollarato nel corso di un progetto a lungo termine nel Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi. Un abbattimento stupido e inutile, non ho altre parole per descriverlo; e che al di là di tutte le questioni successive dimostra una notevole mancanza di rispetto per il lavoro che svolgiamo”. Uno sfogo in cui l’esperto ha tenuto a sottolineare che l’esemplare non abbia mai rappresentato un problema e che l’abbattimento rappresenti un duro colpo per il progetto di ricerca.

Un abbattimento lecito?

In attesa di conferme o smentite sull’identità dell’esemplare, l’episodio invita a una riflessione. L’abbattimento oltre confine mostra a confronto due visioni distinte di gestione della fauna: da un lato il modello austriaco, che si affida a decreti amministrativi d’urgenza immediatamente operativi per risolvere casi problematici; dall’altro il sistema italiano, caratterizzato attualmente da un percorso burocratico e normativo più articolato, che richiede pareri scientifici preventivi.

Nel nostro Paese non si sono verificati abbattimenti legali per oltre 50 anni, fino all’agosto dello scorso anno, quando un esemplare “problematico” per gli alpeggi è stato ucciso in Val Venosta, a seguito di un’ordinanza emessa dalla Provincia di Bolzano, previo parere positivo dell’ISPRA. Nella vicenda tirolese vi è però un dettaglio che mette in discussione la liceità del gesto: il lupo era dotato di un radiocollare, un dispositivo visibile, che il cacciatore avrebbe pertanto dovuto notare prima di premere il grilletto.

A tal proposito, come riportato da Alto Adige TV, ha espresso il proprio parere il senatore Luigi Spagnolli, già direttore dell’ufficio caccia e pesca della Provincia autonoma di Bolzano, che ha dichiarato: “Non ho abbastanza informazioni per commentare. In ogni caso chi ha sbagliato a sparare ne risponderà davanti alla legge austriaca. In ogni caso, l’abbattimento di quel lupo non minaccia la sopravvivenza della specie, e il collare spero venga restituito: se fossi io alla guida del progetto di ricerca, chiederei i danni all’improvvido sparatore, corrispondenti alla quota parte del costo del progetto di ricerca nell’ambito del quale era stato collarato il lupo relativamente al lupo medesimo”.

La ricerca scientifica focalizzata sulla fauna selvatica si trova pertanto a dover fare i conti con limiti amministrativi che gli animali non conoscono. Un quadro complesso che, al di là delle diverse maglie della legge, sottolinea l’importanza di un costante dialogo e di una sempre maggiore sinergia tra i sistemi di gestione e monitoraggio europei.

Exit mobile version