Foreste Casentinesi: l’ex presidente Valbonesi lancia l’allarme sul nuovo regolamento
Al centro della polemica un articolo della bozza di regolamento, che propone di consentire grandi derivazioni idriche nelle zone C a servizio dei comuni esterni.
Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna ha avviato nel mese di maggio una serie di incontri territoriali per presentare e condividere la nuova proposta di regolamento dell’area protetta. Uno strumento che, come previsto dall’articolo 11 della Legge Quadro sulle aree protette (n. 394/1991), ha il compito di disciplinare le attività consentite nel Parco, stabilendo nel dettaglio modalità e limiti per i vari interventi.
In concomitanza con lo svolgimento di questi incontri, attorno alla bozza si è accesa una polemica, incentrata in particolare sul capitolo 9 del testo, dedicato al “Regime delle acque”. Le perplessità emerse sono state descritte in una lettera aperta a firma di Enzo Valbonesi, primo presidente dello stesso Parco Nazionale (istituito nel 1993), inviata alla redazione de L’Altra Montagna.
L’allarme dell’ex presidente Enzo Valbonesi
Il capitolo 9 del nuovo regolamento consta di 3 articoli, di cui il primo (n. 48) dedicato alle opere di captazione idrica. È in relazione a tale articolo che l’ex Presidente Valbonesi ha ritenuto opportuno condividere con il pubblico alcune riflessioni.
Nel dettaglio, Valbonesi pone l’attenzione su un passaggio del testo che paventerebbe la possibilità di realizzare, limitatamente alla zona C del Parco, “opere di grande derivazione senza accumulo e/o di regolazione della risorsa idrica, per il soddisfacimento del fabbisogno idrico potabile, poste a servizio anche di comuni esterni al perimetro del Parco, purché si tratti di opere di integrazione, completamento e potenziamento di schemi di derivazione già esistenti, anche nell’ottica di fronteggiare gli effetti negativi dei cambiamenti climatici”. Un passaggio definito come “un campanello di allarme anche per tutti gli altri Parchi nazionali”.
Valbonesi ricorda che il Piano del Parco, approvato nel 2002, vieta la realizzazione di nuove dighe o grandi derivazioni a tutela dei fiumi, limitando in tal modo una eventuale estensione dell’acquedotto romagnolo, già alimentato dall’invaso di Ridracoli, realizzato tra gli anni settanta e ottanta, prima dunque dell’istituzione del Parco. “L’Ente parco aveva posto un limite invalicabile: sì ad eventuali piccole captazioni idriche per i Comuni del parco, no a nuove dighe e/o a nuove grandi derivazioni dai suoi corsi d’acqua. Ma, come si sa, le leggi nascondono sempre una qualche possibilità di aggiramento“.
L’articolo 48, come attualmente elaborato nella bozza di regolamento, introdurrebbe di fatto una deroga al divieto previsto dal Piano, “una sorta di via libera a nuove grandi captazioni fluviali dai corsi d’acqua che fino ad ora non sono ancora attinti da Romagna Acque”.
Valbonesi contesta inoltre la mancanza di dati chiari sui reali fabbisogni idrici e sugli eventuali prelievi, così come sugli impatti potenziali sull’ambiente di nuove opere, ricordando che “tutto il territorio del Parco è compreso in Rete Natura 2000 e nei suoi corsi d’acqua sopravvivono cinque specie di anfibi e una di pesci protette in quanto considerate di importanza comunitaria ai sensi della Direttiva Habitat”.
Il rischio maggiore, secondo l’ex Presidente, è che si crei un precedente nazionale per lo sfruttamento idrico all’interno delle aree protette montane, dimostrando come un regolamento possa scardinare i vincoli di tutela dei corsi d’acqua storicamente imposti dal Piano del Parco.
La parola al territorio
Il regolamento “sotto accusa” è, come anticipato, una bozza, disponibile per la libera consultazione pubblica sul sito del Parco (sezione news – regolamento del parco) e accompagnata da un modulo per l’invio di osservazioni inerenti la proposta, da trasmettere via PEC al Parco entro il 17 luglio 2026.
Su questa bozza, avanzata dall’Ente Parco, dovranno esprimersi formalmente i Comuni, in linea con quanto stabilito dalla Legge quadro 394/91. Successivamente, il documento verrà inviato al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, a cui spetterà l’approvazione definitiva del testo d’intesa con le Regioni Emilia-Romagna e Toscana.






