Lanterne nel Crepuscolo: la danza delle lucciole negli scatti di Valerio Minato
Osservare dal vivo i piccoli folletti bioluminescenti che illuminano le notti d'estate non è facile, ancor meno immortalarli in uno scatto. Ma la mano artistica del fotografo torinese Valerio Minato sa regalare meraviglie.
Se c’è qualcuno in grado di resistere all’effetto ammaliante di una danza di luci nel buio di prati e boschi, quel qualcuno rappresenta una vera rarità. Le lucciole, presenze iconiche e purtroppo sempre più effimere delle notti estive, sono una magia della natura capace di risvegliare istantaneamente la nostra parte infantile: viene naturale incamminarsi tra i luccichii, seguirle con lo sguardo e allungare la mano in attesa che qualcuna si posi.
Oggi, con l’avvento dello smartphone, si è aggiunta una nuova tentazione: quella di immortalarle in un video o in uno scatto. Ed è in tali casi che si scoprono i limiti di quella che ormai siamo abituati a considerare estensione dei nostri occhi e del nostro braccio. Si finisce un po’ come di fronte alla Luna piena: ai nostri occhi appare immensa, ma sullo schermo del telefono diventa un pallino. Nel caso della lucciola, il risultato è quasi sempre una triste scia gialla su uno sfondo buio. Un limite tecnico che viene superato da chi sa usare – e bene – una fotocamera professionale. È il caso del fotografo torinese Valerio Minato, capace di regalare immagini artistiche che invitano a sognare, sia che si tratti di inseguire la luna, sia che si tratti di perdersi nel microcosmo luminoso delle lucciole.
Le “Lanterne nel Crepuscolo” di Valerio Minato
Catturare la magia della danza notturna delle lucciole è tutt’altro che semplice. Lo sa bene Valerio Minato, che racconta così la genesi degli emozionanti scatti, condivisi sui social nei giorni scorsi:
“Giugno, mese di lucciole. Dopo diverse sessioni fotografiche negli anni passati, dedicate per lo più a catturare le scie luminose nel sottobosco, quest’anno ho deciso di complicarmi la vita. Ho cercato di cogliere un momento tanto magico quanto effimero: l’inizio della notte, quando queste piccole meraviglie accendono i motori prima di dare il via alle danze di corteggiamento. Sono pochissimi minuti in cui è necessario sfruttare al massimo il barlume di luce ambientale disponibile, ma soprattutto serve scovare questi piccoli folletti posati su foglie, fili d’erba e rametti”.
Lucciole, i coleotteri che illuminavano le notti dei dinosauri
Ma chi sono, scientificamente, questi “folletti”? Dietro il nome comune di “lucciola” si nascondono oltre 2.500 specie di insetti afferenti alla famiglia dei Lampiridi (Lampyridae), distribuite in tutto il mondo. Insetti speciali, in grado di emettere bioluminescenza. In Italia sono presenti oltre una decina di specie, tra cui diversi endemismi, come la sarda Lampyris sardiniae. La specie più comune nel nostro Paese ed Europa è la Lampyris noctiluca.
Le lucciole sono insetti olometaboli (a metamorfosi completa: uovo, larva, pupa, adulto) caratterizzati da un forte dimorfismo sessuale. I maschi sono alati e volano alla ricerca del partner; le femmine di molti generi invece non volano, sono attere e hanno un aspetto larviforme. La loro celebre luce fredda giallo-verdastra, generata nei segmenti addominali dall’incontro chimico tra la molecola luciferina, l’ossigeno e l’enzima luciferasi, serve principalmente come richiamo sessuale: è continua nelle femmine posate al suolo e intermittente nei maschi in volo.
Sebbene non tutti gli adulti siano bioluminescenti, lo sono tutte le larve conosciute. A partire da questa caratteristica, gli scienziati hanno ipotizzato che l’emissione di luce potesse fungere in origine da segnale per avvertire i predatori della loro tossicità. Una strategia evolutiva che, secondo ricerche recenti, avrebbe radici estremamente antiche. Uno studio del 2026, intitolato “A true Luciolinae fossil from the mid-Cretaceous Burmese amber provides new insights into the early evolution of fireflies”, ha riportato la scoperta nell’ambra birmana del Cretaceo Medio di una nuova specie fossile, la Cretoluciola birmana, un’antica lucciola dotata di grandi occhi e di un organo luminoso bipartito nei maschi. Le lucciole bioluminescenti illuminavano dunque le notti del nostro pianeta già ai tempi dei dinosauri.
Le “riserve di buio” e la minaccia dell’uomo
Nonostante la loro millenaria resistenza, oggi le lucciole sono in forte declino in tutto il mondo, sebbene in modalità non omogenea. Tra le aree che risultano più preoccupanti, secondo i dati della Lista Rossa dell’IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura), vi è il Nord America, dove una specie valutata su tre è a rischio estinzione. Per mappare le minacce globali, colmare i vuoti di ricerca e promuovere iniziative di salvaguardia in seno all’IUCN è nato il SSC Firefly Specialist Group.
Una revisione scientifica pubblicata nel 2020 su Bioscience ha individuato le tre principali minacce per le lucciole su scala globale: la perdita di habitat, l’uso massiccio di pesticidi in agricoltura e, soprattutto, l’inquinamento luminoso causato dall’antropizzazione. Proprio a Torino, la città di Valerio Minato, uno studio condotto negli anni 2000 ha dimostrato come la distribuzione della Luciola italica sia strettamente condizionata dalla presenza di aree capaci di funzionare come vere e proprie “riserve di buio” (come le sponde del Po).
È proprio in queste riserve cittadine che si inserisce il lavoro di Valerio. In un’epoca in cui il mondo si sta abituando a generare meraviglie artificiali con un semplice click grazie all’Intelligenza Artificiale, i suoi scatti reali, faticosi e pazienti dimostrano invece quanto la vera meraviglia sia ancora fuori da finestre e schermi. A volte basta solo spegnere le luci.



