“Finché dentro di voi c’è vita, lottate”: Rustam Nabiev in cima all’Everest usando solo le braccia
L’alpinista russo Rustam Nabiev ha raggiunto la vetta dell'Everest il 20 maggio. Un’impresa che arriva dopo anni di allenamenti e una lunga storia di rinascita personale.
Alle 8:16 del mattino del 20 maggio, ora del Nepal, Rustam Nabiev ha raggiunto la vetta dell’Everest. Lo ha fatto usando soltanto le braccia, al termine di una spedizione che è stata seguita live da migliaia di persone sui social. Tra le 274 persone che si affaticavano sui versanti dell’Everest c’era anche l’alpinista russo, che si spingeva avanti a forza di braccia su per la strada ghiacciata che porta in cima al mondo.
“Per la prima volta nella storia dell’alpinismo e nella storia dell’umanità, io, Rustam Nabiev, ho raggiunto la vetta dell’Everest usando soltanto le mie braccia”, ha scritto dopo la salita.
“Dedico questa salita a tutti coloro che mi stanno guardando in questo momento. Con questo gesto voglio dire solo una cosa: finché dentro di voi c’è vita, lottate. Lottate fino alla fine. Ne vale la pena”.
La spedizione era iniziata con la salita di acclimatamento al Mera Peak, e poi con l’arrivo al campo base dell’Everest. Proprio lì, il 13 maggio, Nabiev aveva compiuto 34 anni. Un compleanno festeggiato a 5364 metri di quota, poche ore prima di iniziare le rotazioni di acclimatamento sulla più alta montagna della Terra.
“Era importante fare questo passo proprio oggi” aveva scritto prima di lasciare il campo base. “Lasciare tutto il vecchio nei miei 33 anni: dubbi, paure, pensieri pesanti e tutto ciò che mi tratteneva. Forse è per questo che ora dentro sento una strana calma. Come se un capitolo fosse davvero finito e ne stesse iniziando un altro”.
Nel corso della salita Nabiev ha raccontato diversi momenti della spedizione. Uno dei più difficili è stato il superamento della seraccata del Khumbu, il grande labirinto di ghiaccio che separa il campo base dal Cwm Occidentale e dai campi alti dell’Everest. Un tratto instabile, attraversato normalmente con scale appoggiate sopra enormi crepacci e continue risalite tra seracchi e pareti ghiacciate. Si possono facilmente immaginare le difficolta di Nabiev, muovendosi con le sole braccia. “Ho attraversato il Khumbu Icefall in 15 ore usando soltanto le mani” aveva raccontato. “È stato uno dei tratti più duri di tutto il percorso. Scale sopra i crepacci, pareti di ghiaccio, salite e discese infinite”.
Poi ancora: “Molti dicevano che attraversare il Khumbu sulle mani fosse impossibile. Ma una persona non conosce davvero i propri limiti finché non si trova in una situazione nella quale non può più tornare indietro”.
Nei giorni successivi la progressione è continuata verso il campo 2, a circa 6400 metri, e poi verso il campo 3, oltre i 7000 metri.
Nato in Russia, Rustam Nabiev è diventato noto negli ultimi anni per le sue imprese sportive e alpinistiche affrontate senza l’uso delle gambe. Ex militare, nel 2015 rimase gravemente ferito durante il crollo di una caserma a Omsk, un incidente nel quale morirono decine di persone. Nabiev sopravvisse, ma perse entrambe le gambe. Da allora ha trasformato la propria storia personale in un percorso di sport, viaggi e spedizioni estreme, diventando una figura molto seguita sui social network. Negli anni ha affrontato diverse ascensioni in montagna utilizzando soltanto la forza delle braccia, fino ad arrivare alla spedizione sull’Everest.
“Questo nuovo anno della mia vita lo accolgo non a una tavola imbandita, ma tra ghiaccio, rocce e montagne immense”, aveva scritto nel giorno del suo compleanno. “E, stranamente, è proprio qui che dentro sento moltissimo silenzio e gratitudine”. Poco prima dell’attacco finale alla vetta aveva lasciato anche una frase che oggi, dopo il successo della spedizione, sembra racchiudere il senso dell’intera salita: “Le vette più grandi l’uomo le conquista prima dentro sé stesso”.






