Cronaca

Perché in Francia cervi e caprioli sembrano ubriachi sulle strade

In Francia la gendarmeria ha lanciato un bizzarro allarme per la presenza di caprioli e cervi ubriachi lungo le carreggiate. Nessuna colpa degli umani: dietro le sbronze selvatiche c'è la fermentazione naturale della frutta.

Agli inizi di maggio, la gendarmeria francese della Saône-et-Loire si è trovata a lanciare un appello insolito quanto urgente alla prudenza stradale. Il motivo? La presenza in circolazione di cervidi palesemente ubriachi. Una notizia bizzarra che, complice il video pubblicato dagli stessi agenti e a numerosi ulteriori filmati simili divenuti virali sui social, ha fatto rapidamente il giro del mondo balzando sui quotidiani francesi e internazionali.

Nelle immagini circolanti si vedono cervi e caprioli barcollanti e visibilmente disorientati ai margini delle carreggiate. Ma cosa si nasconde dietro queste scene surreali? C’è forse lo zampino dell’inciviltà umana, magari a causa di qualche bottiglia di superalcolico abbandonata nei boschi? Oppure si tratta di uno sversamento industriale illegale? Ebbene no… la realtà è molto più semplice: è tutta “colpa” di una scorpacciata di frutta.

Cervidi ubriachi: la frutta fa bene (ma non sempre)

La frutta fa bene e andrebbe mangiata tutti i giorni: questo è uno dei consigli classici ed elementari di qualsiasi nutrizionista. Eppure, guardando le immagini provenienti dalle campagne francesi, il dubbio che forse non sia sempre così sorge spontaneo. Cerchiamo di capire cosa è successo prima di demonizzare prugne, mele o frutti di bosco.

In questo periodo dell’anno, in cui la natura si risveglia dopo l’inverno, cervi e caprioli si alimentano puntando a giovani germogli e vegetali teneri, ma tendono anche ad apprezzare i frutti caduti dagli alberi l’autunno precedente e rimasti sul terreno, sostanzialmente a decomporsi. Questi frutti, estremamente ricchi di zuccheri accumulati, sotto l’effetto del calore primaverile e dell’umidità subiscono un processo di fermentazione alcolica spontanea, indotto dai lieviti. Il risultato è la produzione di etanolo, in grado di trasformare boschi e campi in una sorta di distilleria a cielo aperto.

Il fenomeno, pur strappando una risata iniziale, rappresenta un pericolo concreto: gli animali inebriati perdono la naturale diffidenza, si immobilizzano sulla carreggiata, effettuano traversate improvvise, fughe disordinate o traiettorie del tutto incoerenti. Per questo le autorità hanno esortato a rallentare e ad accrescere l’attenzione, specialmente di notte e sulle arterie secondarie.

Gli stessi gendarmi hanno ironizzato scrivendo sui social: Se Bambi sta esagerando con gli aperitivi del bosco, forse non è il momento di guidare come se la strada fosse interamente tua, no?“.

Se da un lato il video è stato ripreso e condiviso su scala internazionale, suscitando ilarità, dall’altra la gendarmeria si è trovata a ricevere numerosi messaggi da parte di utenti che sono andati oltre la risata e le prime apparenze. La problematica sollevata dal pubblico è stata la seguente: come si può essere certi che sia l’alcol a scatenare simili reazioni?

Gli agenti hanno tenuto a precisare che sia effettivamente “impossibile stabilire una diagnosi veterinaria definitiva da un video”, sottolineando che l’ingestione di frutti fermentati sia da considerarsi altamente plausibile, pur non escludendo altre cause meno comuni, come lesioni, malattie, traumi o disturbi neurologici.

“Il messaggio di prevenzione rimane quindi lo stesso – sottolinea la gendarmeria – di fronte a un animale selvatico che manifesta un comportamento insolito, mantenete le distanze, evitate qualsiasi avvicinamento e, sulla strada, prestate la massima attenzione.” 

La scienza dietro la sbronza da frutta

Per comprendere a fondo la complessità di quello che, a un primo sguardo, appare come un aneddoto divertente, occorre analizzare la biologia del fenomeno, che è tutt’altro che una rarità. Non possiamo additare cervi e caprioli come alcolisti, il fenomeno dell’ingestione di frutta fermentata – con le medesime conseguenze osservate in Francia – è piuttosto comune in natura, e non è sempre casuale.

A fare luce sulla questione è uno studio scientifico di ampio respiro pubblicato a gennaio 2025 sulla rivista Trends in Ecology & Evolution, intitolato “The evolutionary ecology of ethanol” (l’ecologia evolutiva dell’etanolo). Gli ecologi autori della ricerca scardinano un vecchio tabù, dimostrando come l’etanolo sia una componente naturale, fissa e diffusa in quasi tutti gli ecosistemi terrestri fin dall’era del Cretaceo, periodo in cui le piante da fiore hanno iniziato a produrre frutti polposi e nettari zuccherini ideali per la fermentazione.

“Ci stiamo allontanando da questa visione antropocentrica secondo cui l’etanolo è un elemento utilizzato unicamente dagli esseri umani – spiegava in occasione della pubblicazione dello studio l’ecologa comportamentale Kimberley Hockings (Università di Exeter) – L’alcol è decisamente più abbondante nel mondo naturale di quanto pensassimo in precedenza, e la maggior parte degli animali che si nutrono di frutti zuccherini vi è esposta a vari livelli”.

In natura, i frutti fermentati raggiungono solitamente una gradazione alcolica leggera, compresa tra l’1% e il 2% di volume, ma in contesti tropicali e umidi possono toccare picchi del 10,2%, equivalente a una robusta birra doppio malto (es. stile Trappista o Belgian Strong Ale) o a un vino leggero.

Nel corso dell’evoluzione, molti animali hanno sviluppato corredi genetici ed enzimi per degradare l’alcol. Tuttavia, la capacità di metabolizzarlo varia enormemente: i mammiferi che non riescono a smaltirlo rapidamente e subiscono gli effetti dell’ebbrezza in modo amplificato, manifestando potenzialmente deficit motori come quelli mostrati dai cervidi in Francia.

Dal punto di vista dell’ecologia evolutiva, l’ubriachezza è in realtà uno svantaggio biologico: riduce i riflessi e rende vulnerabili ai predatori. Come spiegato dal coautore dello studio, Matthew Carrigan (College of Central Florida): “È l’opposto degli umani che cercano l’ebbrezza ma non vogliono le calorie; dal punto di vista degli animali selvatici, loro cercano le calorie ma eviterebbero volentieri l’ebbrezza”. L’etanolo serve loro come eccezionale fonte di energia e l’odore della fermentazione li guida verso il cibo. L’alcol naturale può persino avere benefici medicinali o sociali.

La passione degli scimpanzé per l’alcol

A confermare la tesi dell’aspetto sociale dell’alcol, è un altro studio pubblicato su Current Biology, dal titolo emblematico “Wild chimpanzees share fermented fruits” (Gli scimpanzé selvatici condividono frutta fermentata). I ricercatori hanno documentato per la prima volta come gli scimpanzé selvatici (nel Parco Nazionale di Cantanhez, in Guinea-Bissau) non solo cerchino attivamente e consumino i frutti dell’albero del pane africano (Treculia africana) naturalmente fermentati e carichi di etanolo, ma addirittura li condividano tra loro.

La scoperta di un’antichissima mutazione genetica dell’enzima alcol deidrogenasi nell’antenato comune delle grandi scimmie africane suggerisce che l’inclusione di cibi fermentati nella dieta umana ha origini ancestrali e la loro condivisione potrebbe aver persino gettato le basi per i legami sociali nelle prime società di ominidi.

Il caso dei cervidi “alcolizzati” francesi ricorda quindi che l’alcol non è un’invenzione umana, ma una presenza naturale che accompagna l’evoluzione delle specie vegetali e animali da milioni di anni. Un dato affascinante che però richiede un prezzo sulla sicurezza stradale: quando la frutta fermenta e la fauna “alza il gomito”, agli automobilisti non resta che rallentare.

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