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Friuli Venezia Giulia in sella: la ciclovia pedemontana

Il Friuli Venezia Giulia è un vero paradiso del cicloturismo: per chi ama pedalare a ritmo lento, la ciclovia Pedemontana (FVG3) è uno degli itinerari più autentici e caratteristici della regione.

C’è un Friuli Venezia Giulia che sembra disegnato apposta per il cicloturismo: strade secondarie poco trafficate, saliscendi mai estremi, borghi storici, sterrati facili e una rete di ciclovie che collega mare, montagne e città d’arte. La regione è solcata da una rete di percorsi ciclistici sempre più ampia e ben collegata, nonché pensata in ottica intermodale, con collegamenti ferroviari e marittimi che permettono di organizzare viaggi cicloturistici anche di più giorni senza l’uso dell’automobile. Il percorso più celebre è la FVG1 Alpe Adria, itinerario internazionale che collega Salisburgo a Grado attraversando Alpi, vallate e lagune, recuperando in parte il tracciato di vecchie ferrovie dismesse. C’è poi la FVG2, la ciclovia costiera che unisce Venezia a Trieste seguendo il mare Adriatico, mentre la FVG6 risale il corso del Tagliamento attraversando ambienti fluviali e paesi storici dell’entroterra. Più montana e raccolta è invece la FVG8 della Carnia, ideale per chi cerca strade tranquille e paesaggi alpini.

La ciclovia Pedemontana (FVG3) è uno degli itinerari più completi per chi vuole pedalare a ritmo lento attraversando l’anima più caratteristica e autentica della regione. Questa ciclovia traccia un arco ideale ai piedi delle Alpi friulane, da Sacile a Gorizia/Nova Gorica, per circa 180 chilometri. Non sono richieste né tecnica particolare né preparazione estrema: il fondo alterna piste ciclabili, strade bianche compatte e asfalto secondario, con pendenze generalmente piuttosto dolci. Un percorso perfetto per gravel, trekking bike ed e-bike, nonché per organizzare un viaggio che unisca ciclismo, cultura, storia e gusto.

La traversata parte da Sacile, elegante cittadina attraversata dall’acqua, e punta subito verso Polcenigo e le sorgenti del Gorgazzo, una delle meraviglie naturali delle Prealpi friulane. Qui il paesaggio cambia continuamente: corsi d’acqua, boschi e piccoli paesi accompagnano la pedalata fino a Maniago, storica capitale italiana della coltelleria.

La seconda tappa conduce verso Gemona del Friuli e introduce uno degli aspetti più interessanti della FVG3: la ciclovia si intreccia infatti con altri grandi itinerari regionali, come la FVG1 Alpe Adria e la FVG6 del Tagliamento, e questo permette di personalizzare il viaggio e costruire percorsi più lunghi e vari in base alle proprie esigenze e, perché no, al clima e alla stagione. In più, molte tratte sono facilmente raggiungibili in treno, rendendo il bikepacking particolarmente semplice anche per chi arriva da fuori regione.

Pedalando verso est, il paesaggio diventa più collinare e ricco dal punto di vista culturale. Spilimbergo merita una sosta lunga, sia per il centro storico sia per la celebre Scuola Mosaicisti del Friuli, che espone le antiche tecniche utilizzate dai romani e dai bizantini accanto a quelle moderne e contemporanee. Proseguendo si incontra Cividale del Friuli, che aggiunge al viaggio il fascino della storia longobarda, con un museo archeologico dall’allestimento molto interessante e attrazioni come il tempietto longobardo e l’ipogeo celtico, struttura utilizzata in tempi antichi come luogo di sepoltura e come carcere. Qui la bici diventa quasi un pretesto per rallentare: vicoli medievali, ponti sul Natisone, musei e trattorie invitano continuamente a scendere di sella per un caffè, una foto e una visita.

L’ultima tappa della FVG3 conduce fino a Gorizia e Nova Gorica, Capitale Europea della Cultura 2025. È forse il tratto che racconta meglio lo spirito di questo territorio di confine, dove Italia e Slovenia convivono ormai senza barriere ma con identità ancora ben riconoscibili. Oggi si attraversa la frontiera pedalando senza quasi accorgersene, ma fino al 2004, anno di entrata della Slovenia nell’Unione Europea, qui passava una vera linea divisoria fatta di reti, controlli e lasciapassare. Questa storia si legge ancora oggi tra le strade della città, come nella piazza Transalpina, decorata da un mosaico che simboleggia l’esplosione del ceppo di confine e la restituzione di un’identità unitaria alla città.

Uno dei grandi punti di forza del Friuli Venezia Giulia resta la capacità di unire sport, paesaggio ed enogastronomia. Ogni tappa offre occasioni per fermarsi: dal prosciutto di San Daniele ai vini del Collio, fino alle cantine storiche nei dintorni di Gorizia. Dopo giorni in sella, una degustazione tra i vigneti diventa quasi parte integrante dell’esperienza ciclistica.

Si può dire che pedalare sulla FVG3 non sia soltanto un’esperienza di cicloturismo bensì anche un viaggio continuo dentro un territorio ancora poco inflazionato, attraverso culture, lingue, tradizioni gastronomiche e paesaggi diversi che si avvicendano nel giro di pochi chilometri.

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