
L’equipaggio del 4° Reggimento Aviazione dell’Esercito Altair è stato insignito della Medaglia d’Oro al Merito Civile per il compolesso soccorso compiuto tra il 21 e il 22 agosto 2017, quando una scalatrice francese venne recuperata in condizioni disperate sulla Cima Grande di Lavaredo. La consegna è avvenuta lo scorso 5 maggio a L’Aquila, durante le celebrazioni della Festa dell’Esercito. Parliamo di uno dei riconoscimenti più alti concessi dallo Stato Italiano, arrivato sette anni dopo quella notte.
Una missione rimasta impressa nella memoria del soccorso alpino dolomitico come una delle operazioni più delicate mai affrontate in notturna. Le condizioni erano complesse e i margini operativi ridotti al minimo. La donna, una scalatrice francese, era precipitata durante la discesa in corda doppia lungo la normale della Cima Grande di Lavaredo. Secondo le ricostruzioni dell’epoca, era rimasta appesa alla parete, priva di conoscenza, con il bacino fratturato e gravi emorragie interne.
L’operazione di soccorso
L’allarme scattò intorno alle 21.30. In un primo momento venne attivato il Soccorso alpino di Auronzo di Cadore, ma apparve subito chiaro che un recupero via terra avrebbe richiesto tempi incompatibili con le condizioni della ferita. Anche attendere l’alba per l’intervento di un elicottero civile avrebbe potuto risultare fatale. Fu allora che entrò in azione l’elicottero dell’Altair, reparto specializzato dell’Aviazione dell’Esercito dotato all’epoca di sistemi di visione notturna disponibili solo a quell’assetto operativo.
Ai comandi del velivolo c’erano il colonnello Pier Luigi Verdecchia, comandante del reggimento e dell’aeromobile, il primo luogotenente Guido Semola e il graduato aiutante Antonio Lucciola come operatore di bordo. Con loro anche Michele Zandegiacomo del CNSAS di Auronzo di Cadore, che partecipò direttamente al recupero in parete. L’elicottero riuscì a mantenersi stabile a circa 2743 metri, in uno spazio strettissimo e vicino alla roccia, mentre il soccorritore veniva calato al verricello verso la scalatrice ferita.
Secondo quanto ricostruito nelle motivazioni dell’onorificenza, ogni fase dell’intervento venne eseguita “con attenzione chirurgica e rapidità”, in un contesto dove anche il minimo errore avrebbe potuto provocare conseguenze tragiche sia per i soccorritori sia per la donna da salvare. La missione si concluse con il recupero della scalatrice e il suo trasporto urgente in ospedale.
La Medaglia d’Oro al Merito Civile riconosce oggi non soltanto l’esito positivo del salvataggio, ma anche la capacità di operare al limite delle possibilità tecniche, in uno scenario dove esperienza, coordinamento e lucidità hanno fatto la differenza tra la vita e la morte.