
Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM) sta attraversando in queste settimane una pagina buia della sua storia. La recente uccisione di quasi 20 esemplari di lupo non rappresenta soltanto un crimine ambientale, ma una ferita profonda che colpisce il territorio, acuita da uno scontro virtuale amplificato dai social. Il dramma si è trasformato in un terreno di battaglia ideologico, in cui non sono mancate accuse pesanti di mala gestione nei confronti dell’ente e minacce di boicottaggio turistico verso il territorio abruzzese, che paradossalmente è esso stesso parte lesa. Il rischio, in questo confuso scenario mediatico, è di colpire non i colpevoli ma le comunità.
È in questo contesto che il Consiglio comunale di Ortona dei Marsi (AQ) – comune che funge da porta di accesso al PNALM nella Valle del Giovenco – ha stabilito con una delibera approvata all’unanimità, di dichiarare la piccola frazione di Aschi, situata a 1.139 metri di quota, “Paese dei Lupi”. Un gesto simbolico che mira a valorizzare il forte legame storico del territorio con il lupo, più ampiamente con la fauna selvatica, e punta a rilanciare l’interesse ambientale e turistico dell’area.
Un’iniziativa che nasce dal basso per richiamare l’attenzione nazionale sul territorio, allontanando lo sguardo da schermi e tastiere per tornare a osservare la realtà di chi, con i lupi, vive nel quotidiano. Abbiamo chiesto al sindaco Giuseppe Buccella di dettagliarci questa scelta del Consiglio Comunale, sospesa tra memorie d’infanzia e la necessità di soluzioni concrete per un futuro migliore.
Sindaco, la scelta di riconoscere Aschi come “Paese dei Lupi” va considerata come risposta all’attuale emergenza bracconaggio o si basa su un legame che viene da lontano?
Ortona dei Marsi è un paese molto piccolo, che funge da porta del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e conta circa 400 residenti. Un numero che oscilla in maniera significativa, scendendo a circa 200 durante la settimana nella stagione invernale, per salire nel fine settimana e raggiungere in estate anche quota 1000, se non di più. È un territorio molto aspro, che si sviluppa su circa 60 chilometri quadrati distribuiti su diverse frazioni, tutte ancora abitate, nonostante in alcune il numero di residenti si possa contare sulle dita di una mano. Un segnale che, nel suo piccolo, risulta importante, a testimoniare la tenacia della nostra popolazione. E questa caratteristica ci avvicina alla figura del lupo, un animale con il quale abbiamo un forte legame: il popolo ortonese resiste, in questa valle in cui lo spopolamento è un fatto conclamato, e come il lupo desidera tornare a popolare la sua terra. Qui c’è voglia di rinascita. La decisione di deliberare proprio in questi giorni si lega però fortemente alla situazione che stiamo vivendo nelle ultime settimane. Una strage, non possiamo definirla altrimenti, che ha visto l’uccisione di circa 18 lupi. Dalle analisi risulta che, quasi certamente, si sia trattato di un avvelenamento mediante bocconi contaminati da pesticidi, una follia.
In questo mosaico di frazioni, perché la scelta di eleggere proprio Aschi a simbolo di questa convivenza?
Aschi l’abbiamo scelta perché è stato sempre una frazione tra le più frequentate dal lupo, da sempre. Il paese si trova immerso tra le montagne e la sera, se ci si affaccia alla finestra, si riesce a sentire l’ululato del lupo. Alle volte nel pomeriggio è possibile anche avvistarlo.
Possiamo chiederle qual è stata la reazione della comunità di fronte alla strage di lupi perpetrata nelle scorse settimane?
Siamo tutti profondamente indignati. E siamo coscienti del fatto che il nostro territorio potrebbe trovarsi in difficoltà ulteriore in conseguenza di quanto accaduto. Per questo motivo, essendo particolarmente e storicamente legati al lupo, abbiamo deciso di denominare “Paese dei Lupi” la frazione di Aschi, mediante una delibera comunale approvata all’unanimità. Si tratta di un gesto simbolico, che racconta il nostro rispetto e anche le nostre memorie legate al lupo e che intende richiamare l’attenzione su quanto sta accadendo: azioni gravi e ignobili che evidenziano quanto sia necessario trovare delle soluzioni concrete al problema.
Quando parla di soluzioni concrete intende dire che, quanto finora messo in campo, non basta per assicurare sul territorio una coesistenza tra attività umane e fauna selvatica?
La Valle del Giovenco è casa del lupo, della fauna selvatica, ma prima di tutto casa della gente. Noi ci impegniamo quotidianamente nel condividere il nostro territorio con la fauna selvatica ma non posso dirvi che sia facile. Bisogna salvaguardare sia la fauna che le attività, e le difficoltà stanno aumentando a causa di una incrementata presenza di animali selvatici, in particolare cinghiali e cervi. In un simile contesto, ogni tentativo di coltivare alberi di mele, produrre miele, allevare, rischia di essere vanificato. Un elemento peggiorativo in quello che è uno scenario di conclamato spopolamento. Qui c’è bisogno ormai di ripopolare, non di frenare lo spopolamento. Il Parco fa il massimo, anche attraverso gli indennizzi e la vicinanza ad allevatori e coltivatori. Siamo perfettamente convinti di dover proteggere la fauna selvatica ma al contempo dobbiamo difendere questa terra, per garantire che possa continuare a vivere. Va tutelato anche e soprattutto l’animale uomo.
Di cosa c’è bisogno, a suo avviso, per affrontare queste problematiche?
C’è necessità di un confronto reale, che porti all’emergere di soluzioni concrete. Perché altrimenti, come stiamo notando soprattutto sui social, i toni si alzano e si arriva allo scontro. Uno scontro che non porta vantaggio né agli animali né all’uomo. Se vogliamo rinascere come territorio serve un equilibrio tra natura e uomo, tra tutela e sviluppo. Quindi viva il lupo, viva tutti gli animali ma prima di tutto viva la Valle del Giovenco, che merita di tornare ad essere vissuta e amata dagli uomini.
Dalle sue parole risulta evidente che il lupo, per voi, non sia il problema numero uno.
Lupo e orso sono “problemi” secondari. Il problema serio e reale sono cervi e cinghiali. Il numero è aumentato, soprattutto per quanto riguarda i cervi che hanno letteralmente invaso il nostro territorio. Anche la presenza dei cinghiali è incrementata sensibilmente e il problema maggiore è che arrivano in paese. Quando ero bambino la situazione era differente. Ricordo che si andava a raccogliere le ciliegie nei campi, a fare passeggiate nel verde, senza alcuna particolare raccomandazione. Oggi ai ragazzi mi ritrovo a dire di stare attenti ai cinghiali, in particolare alle mamme con i cuccioli. E anche muovendosi in auto, si rischiano attraversamenti di cinghiali e cervi. Non si può fare molto altro che ridurre la velocità e frenare in caso di avvistamento, e se l’incidente accade, gli indennizzi non arrivano all’indomani. Le persone che cercano testardamente di mantenere vive le tradizioni, di coltivare gli orti vicino al fiume o in montagna, pur recintando i campi si trovano a dover affrontare grandi difficoltà.
Il lupo è storicamente stato vissuto come una presenza naturale sul territorio?
Il lupo è sempre stato presente sul nostro territorio ed è sempre stato vissuto come una presenza non preoccupante. Si sapeva che c’era, ma non ci si aspettava di incontrarlo in paese. Oggi la situazione è un po’ cambiata, perché tendono ad avvicinarsi alle case. In tal senso, la sua presenza inizia a essere percepita come pericolo e le reazioni – come provano i recenti fatti accaduti – possono spaziare, arrivando anche all’avvelenamento.
Sui social c’è chi ha minacciato di boicottare il turismo nel Parco, come reazione al bracconaggio. Cosa ne pensa?
La Valle del Giovenco è una valle che vive di una realtà diversa dai paesi che si trovano nel cuore del Parco. Noi siamo nel Parco ma viviamo soprattutto di un turismo di ritorno, fatto di seconde case da riaprire nei fine settimana e in estate. Se si iniziano a seguire queste idee, finiamo per morire.