Il clima cambia anche l’acqua: metalli pesanti nelle sorgenti alpine
La fine del mito dell’acqua pura: la degradazione della criosfera è in grado di promuovere una contaminazione naturale da metalli pesanti delle sorgenti d'alta quota.
Nell’immaginario comune le sorgenti di montagna sono associate al concetto di purezza. L’acqua che sembra nascere tra le rocce, come per magia, è da tempo immemore simbolo di una natura incontaminata, lontana dall’inquinamento delle aree urbane e industrializzate. Tuttavia, la scienza ci dice che questa purezza è oggi a rischio, in quanto l’equilibrio che ne ha garantito la conservazione per millenni si sta spezzando.
Una ricerca coordinata dal centro di ricerca Eco Research di Bolzano rivela infatti che il riscaldamento globale sta innescando una vera e propria contaminazione naturale delle sorgenti da parte di metalli pesanti, come nichel, manganese e alluminio, a concentrazioni che in molti casi superano i limiti di potabilità.
Il ghiaccio custode di purezza
Come spiega Stefano Brighenti, ricercatore di Eco Research e primo autore dello studio, in un approfondimento a cura di Eurac Research, la contaminazione da metalli dipende dalla perdita di un elemento di sicurezza, rappresentato dal ghiaccio, in grado di agire “come una barriera in cui le reazioni chimiche sono inibite”. Nel momento in cui questa barriera inizia a diminuire in volume, “le acque derivanti dalle piogge e dalla fusione della neve penetrano più in profondità nel terreno”.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Hydrological Processes, ha analizzato 80 sorgenti distribuite tra 6 massicci delle Alpi Centro-orientali, scoprendo che il rischio di contaminazione non riguarda soltanto sorgenti originate dai ghiacciai ma anche da formazioni spesso trascurate: le morene – i tipici accumuli di sassi e terra che si presentano come tracce dell’arretramento glaciale – e i pendii detritici, i cosiddetti ghiaioni.
Dalle “spugne” d’alta quota al rilascio di metalli
Queste formazioni funzionano come enormi spugne in grado di immagazzinare l’acqua. Tuttavia, la ricerca ha portato alla luce un meccanismo critico: quando il cuore glaciale di queste strutture fonde, l’acqua attraversa zone ricche di materiale roccioso sminuzzato dall’azione millenaria dei ghiacci e del permafrost.
In queste condizioni, come spiega Brighenti, “l’interazione tra acqua, ossigeno e superfici minerali si intensifica”, innescando delle reazioni che portano all’aumento dell’acidità dell’acqua e alla promozione del rilascio dei metalli pesanti intrappolati nelle rocce. Il rischio è particolarmente elevato laddove la geologia locale è caratterizzata da rocce ricche di solfuri, come paragneiss o micascisti.
Delle sorgenti indagate hanno mostrato concentrazioni in metalli pesanti oltre i limiti di legge per l’acqua potabile tutte le sorgenti glaciali, il 70% delle sorgenti da ghiacciai rocciosi e morene giovani e il 60% delle sorgenti da pendii detritici. Dati che, come afferma Chiara Crippa, ricercatrice di Eurac Research e co-autrice dello studio, dimostrano che “dove la criosfera si degrada, è molto probabile che le sorgenti d’acqua siano contaminate”.
Un rischio che scivola a valle
Il fenomeno, come evidenziano i ricercatori nelle conclusioni della ricerca, è destinato a peggiorare nel prossimo futuro, in conseguenza del cambiamento climatico. Un “peggioramento temporaneo”, in quanto legato essenzialmente alla disponibilità di ghiaccio e acque di fusione, che può durare decenni come secoli, a seconda della geologia e delle condizioni della criosfera. L’invito degli esperti è di giocare d’anticipo, andando a studiare, prevedere, tentare di gestire e mitigare gli effetti sugli ecosistemi e sulla società umana, adottando una prospettiva a lungo termine.
Il problema, tra l’altro, non resta confinato tra le vette. Le acque contaminate viaggiano infatti lungo i fiumi verso valle. Ne è riprova lo studio realizzato da Brighenti e il suo team di ricerca sul fiume Adige, nelle cui acque i livelli di nichel sono risultati aumentare di circa quattro volte tra il 2011 e il 2023. “Dobbiamo prepararci a un futuro caratterizzato da acque di montagna sempre più scarse – allerta l’esperto – e, in vaste zone, sempre più inquinate. Con effetti sempre più evidenti sul piano ecologico, sociale ed economico, anche nelle zone di fondovalle”.




