Correre per trovarsi: il cinema e il potere del passo veloce
Tre pellicole che celebrano il ritmo del respiro e la libertà della corsa come sfida ai propri limiti.
C’è un momento preciso, ogni anno, in cui il calendario sembra lanciare un consiglio silenzioso. Il momento in cui si supera la Pasqua, la primavera esplode nei suoi colori e l’estate inizia a fare capolino all’orizzonte con la promessa di giornate piene di luce fino a tardi. In quel preciso istante, per molti, scatta una necessità quasi fisiologica: quella di rimettersi in movimento all’aria aperta, con impegno e costanza. Non è solo una questione di forma fisica; è il richiamo dell’aria frizzante sulla pelle, la voglia di sentire i polmoni riempirsi di un’energia nuova e di riconnettersi con il mondo esterno. È la stagione in cui si scopre – o riscopre – il potere psico-fisico del correre.
La corsa, indipendentemente dalla stagione, possiede un potere che sconfina nel magico. È una bacchetta capace di operare trasformazioni profonde. Può essere il rifugio di chi ha bisogno di schiarirsi le idee, per chi deve fare spazio dentro di sé. La corsa è in grado di attutire i rumori dela vita moderna, portando l’orecchio a concentrarsi sull’unico rumore importante, quello del proprio respiro. Può essere una sfida con se stessi o, semplicemente, un modo adrenalinico di affrontare sentieri e vette che i più sono abituati a percorrere a passo lento, cambiando totalmente la prospettiva sul paesaggio.
Il cinema ha saputo catturare questa urgenza, trasformando la fatica del correre in immagini. Per questa settimana abbiamo selezionato tre pellicole che raccontano la corsa in modo viscerale. Si parte con “Il Corridore”, il ritratto intimo di una leggenda vivente dell’ultratrail. Marco Olmo, ex operaio piemontese classe 1948, ha iniziato a dominare le ultramaratone più dure del mondo (come l’Ultra-Trail du Mont-Blanc) a quasi sessant’anni. È il simbolo della tenacia silenziosa: un uomo capace di dimostrare che l’età è solo un numero e che la mente può portare il corpo oltre ogni confine logico.
Si prosegue con “Where Dreams Go to Die”, un viaggio crudo e commovente che parla di fallimento e resilienza. Il film segue Gary Robbins, forte ultrarunner canadese, nel suo tormentato tentativo di domare la Barkley Marathons, considerata la gara più sadica e difficile del pianeta (dove spesso non arriva nessuno al traguardo). Il cerchio si chiude con “Path to Everest”, l’epopea di Kilian Jornet che sposta il limite ancora più in là, unendo corsa e alpinismo estremo nel racconto della sua incredibile doppia ascesa senza ossigeno sul Tetto del mondo. Tre runner, tre storie diverse e tre aree del mondo distanti tra loro, ma con un solo, identico obiettivo: tagliare il traguardo con se stessi.
Il Corridore
di Produzioni Fuorifuoco (2010, 52min, disponibile su Prime Video)
Marco Olmo è una leggenda vivente della corsa estrema. Ha iniziato tardi, quando gli altri smettevano. Nelle vite precedenti, come dice lui, è stato contadino, camionista, poi operaio. Correre è diventata la sua ragione di vita, il modo per riscattarsi da un destino amaro. A 58 anni è diventato Campione del Mondo di Ultratrail vincendo l’Ultra Trail du Mont Blanc.
Where Dreams Go to Die
di Ethan Newberry (2017, 1h 16min, disponibile su Youtube)
Path to Everest
di Josep SerraMarc Juan (2019, 1 h 24 min, disponibile su Prime Video)
Da bambino Kilian Jornet, il più grande corridore di montagna di tutti i tempi, scrisse una lista di tutte le gare che avrebbe voluto vincere e di tutte le montagne che sognava di scalare. Il documentario racconta come Kilian Jornet sia riuscito nell’impresa di completare la storica doppia ascesa dell’Everest in una sola settimana, in solitaria e senza l’ausilio di ossigeno, nel maggio 2017.





