Presunto morso da lupo: le associazioni ambientaliste fanno muro contro il sensazionalismo
Dopo l’episodio di un "morso da lupo" a Rovereto, ENPA, Io non ho paura del lupo, LAV, LIPU e WWF fanno fronte comune: stop alla diffusione di notizie non verificate che distorcono il rapporto tra uomo e grandi carnivori.
Il ritorno dei grandi carnivori nelle aree montane d’Italia è un fenomeno altamente positivo da un punto di vista ecologico, che si accompagna a un’inevitabile conseguenza: lo sviluppo di un progressivo conflitto con l’uomo. Se dovessimo definirci con un aggettivo, generalmente utilizzato in ambito faunistico, potremmo scegliere “territoriali”.
La riespansione di quei grandi carnivori – come il lupo, lo sciacallo, l’orso – che nei secoli passati l’uomo ha contribuito a ridurre numericamente, fino all’orlo dell’estinzione o a casi di estinzione locale conclamata, desta preoccupazione. In particolare, l’avvicinamento di queste fiere agli ambienti urbani, favorisce il diffondersi di una crescente corrente di allarmismo. Il mondo dei social, che favorisce il rapido diffondersi, a colpi di condivisioni e copia -incolla frammentari e revisionati con effetto “telefono senza fili”, di notizie che poco giocano a vantaggio di una faticosa ricerca di equilibrio tra uomo e natura.
È il caso di un recente fatto di cronaca, avvenuto in un parco di Rovereto, dove una ferita al volto è stata etichettata come il risultato del “morso di un lupo”. Un classico corto circuito informativo di un’epoca in cui la velocità della notizia conta più della sua accuratezza, di fronte al quale hanno sollevato in maniera congiunta le proprie voci le associazioni ENPA, Io non ho paura del lupo APS, LAV, LIPU e WWF.
Associazioni ambientaliste in prima linea contro il “morso del lupo”
Le associazioni ambientaliste hanno scelto di fare fronte comune, non per una difesa ideologica dell’animale, ma per una difesa strenua della verità. In un comunicato congiunto, le sigle denunciano come la narrazione del “morso” sia stata rilanciata senza alcun riscontro oggettivo, ignorando persino le precisazioni istituzionali della Provincia di Trento, che ha smentito l’esistenza di prove utili ad attribuire le ferite a un predatore.
“In merito alla notizia diffusa da un quotidiano locale relativa al ferimento di una persona da parte di un animale presso il Bosco della Città di Rovereto, il Dipartimento Protezione civile, foreste e fauna della Provincia precisa che – allo stato attuale – non vi sono elementi oggettivi che consentano di attribuire l’episodio a un attacco da parte di un lupo – si legge nel comunicato ufficiale della PAT – . Eventuali ulteriori accertamenti che potranno essere richiesti dall’autorità giudiziaria saranno svolti secondo le consuete procedure, al fine di chiarire con precisione la dinamica dell’accaduto. Il Corpo forestale del Trentino, infatti, non è stato allertato dalla persona coinvolta.”
Utilizzare termini come “morso” o “aggressione” in assenza di perizie veterinarie, analisi genetiche o rilievi forensi viene apertamente dichiarato dalle associazioni come un atto di profonda irresponsabilità. Simili circostanze, come evidenziato nel comunicato, “richiederebbero un approccio rigoroso, fondato su verifiche puntuali, analisi tecniche e riscontri oggettivi”.
Bypassare simili necessità significa venire meno all’etica professionale, trasformando testimonianze emotive in sentenze definitive. “Questo tipo di narrazione contribuisce ad alimentare paura e tensione sociale, compromettendo un dibattito che dovrebbe invece basarsi su dati, competenze e responsabilità. Ci si chiede quindi se ci si trovi di fronte all’ennesima costruzione mediatica utile a generare attenzione creando ingiustificato allarmismo tra i cittadini, oppure se alcune testate siano ancora in grado di affrontare il tema della convivenza con lupo e orso con il rigore e la serietà che esso richiede.”
Fake news a danno della convivenza con i grandi carnivori
Il morso del lupo a Rovereto è la punta di un iceberg. Il fenomeno descritto dalle associazioni è infatti il sintomo di una tendenza più ampia che sta colpendo il mondo scientifico: la diffusione capillare di notizie non validate, facilitate dalla viralità dei social media. Un mondo in cui la ricerca di approvazione e il numero di “like” contano più della realtà biologica.
Questo approccio danneggia profondamente la percezione della natura. Il panico generato dal diffondersi di notizie allarmanti e non validate, determina una perdita della capacità di comprensione di un territorio. I grandi carnivori diventano così bersagli di un odio alimentato da costruzioni mediatiche.
“La convivenza con i grandi carnivori è una sfida complessa, proprio per questo motivo, ogni informazione diffusa al pubblico dovrebbe essere verificata, contestualizzata e supportata da evidenze scientifiche, evitando semplificazioni e notizie riportate in maniera superficiale senza i dovuti approfondimenti”, evidenziano le associazioni, lanciando un appello alla responsabilità. Destinatari sono “tutti gli attori coinvolti affinché si ristabilisca il dovuto rigore nella comunicazione pubblica su questi temi, a conferma che, piuttosto che i grandi carnivori, oggi il vero fenomeno fuori controllo è la comunicazione sul tema.”
In assenza di azioni volte a favorire il ristabilirsi di una comunicazione vera e corretta, le associazioni di dicono pronte a “valutare ogni opportuna azione, anche nelle sedi competenti e presso l’Ordine dei Giornalisti, a tutela di un’informazione corretta verso la comunità.”



