Ambiente

Piccole canaglie volanti: le cince fanno mobbing alla civetta nana

Il Parco delle Orobie Valtellinesi ci accompagna alla scoperta di un fenomeno curioso: le cince che "molestano" le civette nane.

Nelle scorse settimane il Parco delle Orobie Valtellinesi ha condiviso sui canali social ufficiali un post dedicato a uno dei più piccoli rapaci notturni europei, una specie protetta che resiste sulle Alpi come relitto glaciale: la civetta nana (Glaucidium passerinum). Tra le informazioni del carosello, a colpire la nostra attenzione è stato un comportamento messo in atto ai suoi danni da uccelli di dimensioni ancora inferiori, definito “mobbing”. Un termine che siamo comunemente portati ad associare a molestie tra esseri umani. Spinti dalla curiosità, abbiamo contattato l’ente per approfondire il fenomeno con l’autore del post.

A risponderci è stato il dottor Alessandro Mazzoni – biologo esperto in faunistica e ornitologia, attualmente impegnato nel Servizio Civile presso il Parco – che, accompagnato dal Direttore dell’ente, il dottor Massimo Merati, ci ha regalato una vera lezione privata su quelle “piccole canaglie” che sono le cince: una famiglia di piccoli uccelli tra i più vivaci e intelligenti dei nostri boschi.

Nota di servizio. Il bando per il Servizio Civile presso il Parco è aperto fino al 16 aprile con due posizioni ancora disponibili.

Dott. Mazzoni, prima curiosità: il mobbing è una peculiarità delle cince nei confronti delle civette nane o è un fenomeno comune a più specie?

Il mobbing è un comportamento piuttosto diffuso tra gli uccelli, non è esclusivo delle cince. Principalmente lo si vede attuato da Corvidi, come le cornacchie, che può capitare di osservare mentre inseguono poiane ma anche rapaci più grandi, come le aquile. Anche un singolo gheppio è capace di inseguire un’aquila se questa si avvicina troppo al suo nido. Nel caso delle civette nane, rapaci notturni che nella caccia puntano molto sull’effetto sorpresa, il mobbing rappresenta un disturbo significativo, perché una volta che tutto il bosco è stato allertato non riescono più a cacciare. Inoltre, il frastuono può attirare predatori, per i quali le civette, essendo molto piccole, possono diventare prede.

Se la civetta è di per sé un predatore, perché mai non si difende? Perché subisce passivamente questo mobbing che la espone a simili rischi?

Non è tanto questione di difesa quanto di valutazione dei costi energetici. La civetta dovrebbe investire delle energie per catturare un uccellino che, per quanto piccolo, esprime aggressività nei suoi confronti. Potendo scegliere tra una cinciarella adirata e uno scricciolo, che magari prova a sfuggire ma non si mette sulla difensiva, sceglie ovviamente quest’ultimo come preda. Pensate che persino i regoli, che sono tra gli uccelli più piccoli d’Europa, a volte fanno mobbing alle civette. Ad ogni modo, le cince non attaccano le civette, restano a una certa distanza.

Il mobbing è un comportamento innato per uccelli iracondi come le cince, o viene insegnato nel corso della crescita?

Di base è un comportamento istintivo ma c’è anche una componente di insegnamento o allenamento. Una delle tecniche utilizzate per verificare la presenza della civetta nana sfrutta proprio la “formazione” della cincia: se si utilizza un richiamo – che simula il verso della civetta – e le cince reagiscono mettendo in allarme il bosco, significa che la civetta nana è presente. Laddove la civetta nana è assente, le cince non riconoscono il suo richiamo, perché non sono abituate alla sua presenza, e quindi non reagiscono.

Il mobbing delle cince è rivolto in maniera specifica alla civetta nana o si divertono a molestare anche altri rapaci?

Sono piuttosto specializzate, tanto è vero che, tornando alla tecnica cui facevamo cenno, se si utilizza il richiamo di una civetta capogrosso, le cince non reagiscono. Vi aggiungo una curiosità: la civetta nana ha dietro la testa un disegno che ricorda una finta faccia, come se si stesse guardando alle spalle. Si ipotizza che questa immagine sia in grado di disincentivare gli uccelli a fare mobbing su di lei, fatta eccezione per le cince.

Ma se la civetta caccia di notte, come fa la cincia a vederla nel buio?

La civetta nana è crepuscolare, diciamo che è il più diurno tra i rapaci notturni. Di notte le cince preferiscono stare nascoste, anche perché non hanno una grande vista.

Prima facevamo cenno all’avvicinamento al nido come stimolo al mobbing del gheppio. Vale lo stesso discorso per le cince?

No, loro fanno mobbing sempre (ride), non dipende dalla vicinanza al nido né dalla stagione, molestano anche in inverno. In generale, il fenomeno del mobbing come reazione di difesa del nido raggiunge il suo apice tra le specie che nidificano in colonie. Ad esempio, sul web si trovano molte immagini di sterne, o rondini di mare, che fissano il fotografo intento a scattare foto a poca distanza dai nidi. Anche in questo caso non attaccano, ma si avvicinano al soggetto per invitarlo ad allontanarsi dal nido.

Curiosità a latere sulle cince: si dice che siano truci, capaci di beccare il cranio anche di conspecifici, per mangiarne il cervello. È vero?

È un comportamento inconsueto. Può essere favorito da condizioni specifiche, ad esempio se l’esemplare è sotto stress trovandosi nella medesima gabbietta con un’altra cincia. C’è anche una foto che è diventata oggetto di meme e mostra una cinciallegra appollaiata sul corpo di un’arvicola uccisa, intenta a mangiarle il cervello, ma ribadisco, non è così comune. Vi confermo però che siano “cattivissime”. Quando vengono catturate a scopo scientifico per essere inanellate, le cinciarelle, che sono molto piccole, hanno la tendenza a beccare le dita con vigore. È comunque un becco con cui sono in grado di rompere semi di girasole.

Chiudiamo con una domanda per il Direttore. Torniamo alla civetta nana: è una specie protetta dalla Direttiva Uccelli e un vero simbolo di biodiversità alpina. Come viene monitorata la sua presenza all’interno del Parco?

Abbiamo appena dato incarico a uno staff di naturalisti per avviare i monitoraggi delle specie di interesse conservazionistico. Per l’avifauna si tratta delle specie indicate dalla Direttiva Uccelli, dunque anche la civetta nana. Il nostro Parco si estende su 44.000 ettari, di cui circa il 50% è rappresentato da aree Natura 2000: risulta pertanto complesso gestire un monitoraggio sistemico su larga scala. Le attività sono state avviate in autunno e sono attualmente in corso. A fine 2026 avremo i risultati del primo anno di rilevamento, a cui farà seguito una replica nel 2027. Accanto ai faunisti, che faranno rilievi in campo, abbiamo chiesto la collaborazione della comunità dei birdwatchers: i dati raccolti da loro negli anni sulle Orobie potranno certamente rivelarsi un prezioso contributo per i nostri esperti.

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