Cinque mucche iscritte all’asilo: Moosch sfida i tagli scolastici con ironia
Per salvare una classe destinata alla chiusura, un villaggio dell'Alsazia si è mobilitato iscrivendo all'asilo 5 manze.
Cinque giovani mucche iscritte a scuola per scongiurare la chiusura di una classe. C’è poco da sorridere di fronte a quanto accaduto nelle scorse settimane a Moosch, villaggio dell’Alsazia che si è trovato a fare i conti con una burocrazia che decreta il destino di una comunità basandosi su freddi algoritmi.
Cinque mucche per salvare la scuola di Moosch
Il piccolo comune francese dell’Alto Reno, che conta 1600 abitanti, si è trovato a fronteggiare il potenziale taglio di una classe, per il mancato raggiungimento del numero minimo di alunni, pari a 100.
Gli iscritti al nuovo anno scolastico risultano infatti essere in totale 96, tra asilo ed elementari. Quattro unità in meno rispetto alla soglia minima stabilita dal Ministero. La ragione risiede nella caduta del numero di iscritti alla classe dei più piccoli, che ha visto un calo rispetto agli anni precedenti, passando da una media di 15 a soli 6 bambini. Come fare per evitare la chiusura di una delle classi?
Se in “Un mondo a parte”, la pellicola di Riccardo Milani ambientata in un borgo abruzzese, la paventata chiusura della scuola veniva evitata giocando sulle iscrizioni di studenti immigrati, Moosch ha scelto una via decisamente più scenografica: iscrivere cinque giovenche all’asilo.
Le “alunne” a quattro zampe si chiamano Arlette, Abondance, Amandine, Abeille e Amsel e sono state concesse in prestito alla comunità in protesta da un allevatore locale, che siede anche in consiglio comunale. “Benvenute alle nuove allieve”, il saluto di accoglienza del sindaco José Schruoffeneger, ex professore di storia, durante il raduno promosso davanti all’istituto lo scorso 31 marzo.
Meno bambini, meno istruzione?
La vicenda, che ha fatto il giro dei quotidiani francesi da France Bleu a TF1 per poi rimbalzare oltre confine su testate internazionali, nasconde un dramma comune a molte aree interne europee, Italia compresa. Nel 2026, il bilancio statale francese prevede il taglio di 4.000 posti di lavoro nel campo dell’istruzione.
Il Ministero dell’Istruzione ha giustificato questi tagli occupazionali citando una diminuzione dell’1,7% delle iscrizioni scolastiche per l’anno scolastico 2025, con quasi 107.000 studenti in meno rispetto al 2024. Di contro, i sindacati sostengono con forza che tale diminuzione demografica dovrebbe essere l’occasione per promuovere classi meno numerose e non dovrebbe essere usata come pretesto per i tagli al personale.
In questo contesto di ampio dissenso, lo scorso 31 marzo la Francia ha reagito con uno sciopero generale degli insegnanti. È qui che si è inserita la manifestazione di Moosch: abitanti, docenti e amministratori si sono riuniti alle 9 di mattina davanti ai cancelli della scuola del paese, portando con sé cartelli di protesta e le cinque manze. I dati relativi alle nuove studentesse sono stati regolarmente inseriti nei moduli previsti per l’iscrizione, depositati simbolicamente nella cassetta della posta della preside.
“In genere, le giovenche preferiscono i pascoli alle aule, quindi chiederemo agli insegnanti di tenere le lezioni all’aperto; a quanto pare è molto di moda in questo momento”, ha commentato ironico il sindaco Schruoffeneger ai microfoni di France Bleu. “Ridiamo, ma in realtà siamo molto arrabbiati”.
Un villaggio che non vuole arretrare
Il timore principale della comunità è quello di assistere a una fusione forzata tra asilo e prima elementare, ma vi è uno scenario ancor peggiore: una singola chiusura potrebbe innescare un effetto domino sull’intero plesso.
“Un villaggio senza scuola è un villaggio che muore – commenta il sindaco -. Non chiudono la scuola, chiudono una classe, ma quando si comincia a chiudere una classe, è un brutto segno“. Conseguenza inevitabile sarebbe l’affollamento delle classi residue, con il rischio di penalizzare in particolare gli studenti più fragili.
Schruoffeneger ha espresso con convinzione le sue perplessità, puntando il dito contro una gestione centrale troppo distante dalla realtà. Secondo il primo cittadino al Ministero siedono “grandi esperti e persone che hanno fatto molti studi”, ma che purtroppo “non hanno mai messo piede in un villaggio”.
In un borgo la scuola rappresenta un riferimento essenziale. È il punto di incontro quotidiano per i bambini e per le loro famiglie. A Moosch, la resistenza ha il volto di cinque mucche, ma la voce di un intero villaggio che si rifiuta di diventare solo un numero su un foglio di calcolo. Perché, come recitava uno degli striscioni durante la protesta: “Una classe che chiude è un villaggio che arretra. E noi abbiamo scelto di avanzare”.




