Montagna.TV

La Cordata Ideale: al Museo della Montagna il mito di Gervasutti e Boccalatte

Una mostra per riscoprire il legame umano e alpinistico tra due leggende dell'alpinismo, nel cuore della Torino tra le due guerre.

Le sale del Museo Nazionale della Montagna di Torino ospitano in questi giorni una mostra eccezionale: “La cordata ideale. Giusto Gervasutti e Gabriele Boccalatte nella Torino tra le due guerre”. Curata da Enrico Camanni, con il coordinamento di Veronica Lisino e Marco Ribetti, l’esposizione è realizzata con la collaborazione del Club Alpino Accademico Italiano – Gruppo Occidentale, della Scuola Nazionale di Alpinismo “Giusto Gervasutti” – CAI Torino e dell’Associazione La Fournaise.

Un’iniziativa che non si configura come semplice celebrazione di due giganti dell’alpinismo del Novecento ma come indagine profonda sul senso del legame umano in parete. Obiettivo della mostra è offrire allo spettatore una possibilità di rilettura delle imprese realizzate in quello che oggi appare come un passato leggendario. La possibilità di guardare alle imprese storiche come al risultato prezioso di cordate fisiche e mentali, intrecci di vite unite da visioni comuni che, ieri come oggi, trasformano l’alpinismo da semplice scalata a profonda esperienza relazionale.

La cordata composta da Gervasutti e Boccalatte non è dunque solo l’unione fisica di due uomini impegnati tra le vette. Diventa, nelle sale del Museo, la metafora di un legame fondato su fiducia, complementarità e condivisione del rischio.”

Gervasutti e Boccalatte, una cordata oltre il tempo

L’esposizione è il risultato di un meticoloso lavoro di ricerca basato su un patrimonio documentario recentemente acquisito dal Museo. Il cuore della mostra attinge dal Fondo Andrea Filippi, con l’aggiunta di prezioso materiale giunto al Museo attraverso le donazioni della famiglia Gervasutti e Gagliardone, il tutto arricchito dagli album fotografici concessi in prestito dalla famiglia Boccalatte.

Questi materiali, molti dei quali inediti, restituiscono con intensità la dimensione intima dell’epoca e celebrano anche il ruolo di Ninì Pietrasanta, figura femminile di primo piano della straordinaria stagione alpinistica degli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso.

Attraverso fotografie, filmati e attrezzature d’epoca, la mostra ricostruisce dunque due ritratti che si congiungono tra loro, in cordata. Il percorso espositivo si snoda tra le vette del Monte Bianco e le storiche “palestre” di roccia torinesi, dove Gervasutti e Boccalatte affinarono il loro talento.

Attraverso un itinerario multimediale, i preziosi documenti d’archivio dialogano con sguardi contemporanei, rendendo le moderne ripetizioni delle vie aperte da Gervasutti e Boccalatte il metro per misurare l’attualità di un’eredità ancora viva.

Grazie alla sinergia con il Club Alpino Accademico Italiano e la Scuola “Giusto Gervasutti”, l’esposizione va così oltre il ricordo dell’alpinismo d’altri tempi configurandosi, come anticipato dal Museo, “come uno spazio di riflessione in cui la montagna diventa non solo teatro di imprese, ma laboratorio di relazioni, memoria e possibilità”.

La mostra rimarrà aperta al pubblico fino all’11 ottobre 2026. Le sale sono visitabili tutti i giorni dalle 10.00 alle 18.00, con l’eccezione del giorno di Pasqua in cui l’esposizione resterà chiusa.

Giusto Gervasutti, “Il Fortissimo” alla ricerca del sublime

Soprannominato “Il Fortissimo” – soprannome che guadagnò a seguito della sua partecipazione al Trofeo Mezzalama del 1933 – Giusto Gervasutti (1909-1946) è riconosciuto come uno dei più forti alpinisti torinesi della prima metà del secolo scorso. Era in realtà friulano di nascita, originario di Cervignano del Friuli, ma si trasferì a Torino per studi, che non concluse mai per dedicarsi maggiormente alla sua passione più grande: l’alpinismo.

In Piemonte portò con sé l’approccio dolomitico alle pareti di roccia, arrivando a realizzare sulle Alpi occidentali imprese fino ad allora impensabili. Gian Piero Motti lo descrisse come un’anima inquieta, “divorata dal fuoco dell’azione eroica” e caratterizzata da una insaziabile “sete di infinito”.

Tra gli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso, l’attività di Gervasutti trovò massima espressione tra le vette del Massiccio del Monte Bianco, le aspre pareti del Delfinato e le guglie delle Alpi Centrali. Un’epoca in cui, nell’alpinismo occidentale, emergevano nomi intramontabili, tra cui quello di Gabriele Boccalatte, con cui Giusto avrebbe formato una delle cordate più forti e iconiche della storia.

Il loro sodalizio produsse capolavori come la prima salita allo spigolo ovest del Pic Adolphe (1935), insieme a Ninì Pietrasanta e Renato Chabod, e allo spigolo sud-ovest del Pic Gugliermina (1938). Il culmine della sua carriera giunse nel 1942 con l’apertura della via Gervasutti sulla parete Est delle Grandes Jorasses, salita con Giuseppe Gagliardone. Un’impresa ardita che lo fece entrare nella leggenda.

Eppure, nonostante i successi, Gervasutti restò un uomo mai pienamente appagato. Morì tragicamente il 16 settembre 1946 sul Mont Blanc du Tacul, vittima di un incidente in corda doppia.

Gabriele Boccalatte, il “Pianista Scalatore”

Se Gervasutti era la potenza, Boccalatte (1907-1938) rappresentava l’eleganza. Diplomato al Conservatorio di Torino, Gabriele fondeva la sensibilità musicale con l’arrampicata, muovendosi con leggerezza tra gli appigli. Fu tra i primi a privilegiare l’estetica della via rispetto al primato, eppure di primati ebbe modo di collezionarne ugualmente. Basti pensare alla prima salita invernale del Cervino, realizzata in cordata con Luigi Bon e Gastone Pisoni nel 1926, ad appena 19 anni.

La sua storia si intrecciò indissolubilmente con quella di Ninì Pietrasanta, scalatrice di talento e sua compagna di vita, con la quale realizzò imprese leggendarie sul Massiccio del Monte Bianco, come la prima direttissima sulla parete Est dell’Aiguille de la Brenva, la prima salita della parete Ovest e la Cresta Sud della Punta Bich dell’Aiguille Noire de Peutérey, solo per citarne alcune.

La sua carriera non si fermò alle Alpi occidentali. Impose la sua firma anche tra le Dolomiti, dove realizzò imprese eccellenti, in cordata con un’altra leggenda dell’alpinismo di inizio Novecento: Ettore Castiglioni. Morì tragicamente nel 1938 sull’Aiguille de Triolet, colpito da una scarica di sassi.

Exit mobile version