Farina glaciale: la polvere turchese che nutre gli oceani dell’Artico
Cosa sono le spirali turchesi avvistate dai satelliti NASA? Scopriamo il segreto della polvere di roccia che dipinge l'Artico e nutre la vita marina.

Il 16 marzo scorso la NASA ha scelto come “Image of the Day” – lo scatto del giorno che funge da finestra aperta su un angolo del nostro Pianeta da scoprire e approfondire – un’immagine particolarmente suggestiva. Un paesaggio artico, caratterizzato dalla presenza di lingue di ghiaccio in discesa verso un bacino d’acqua di un intenso colore blu smeraldo, in cui si evidenzia la presenza di misteriose spirali turchesi.
Dove si trova questa meraviglia e che cosa sono quelle spirali? L’immagine, scattata il 9 agosto 2022 da OLI (Operational Land Imager), il potente occhio digitale del satellite Landsat 8, mostra una sezione del Cañon Fiord, un fiordo situato sull’isola di Ellesmere, nell’estremo Nord del Canada, circa 115 chilometri a sud-est della stazione di ricerca Eureka. Le acque di questo fiordo confluiscono nel Greely Fiord, che a sua volta si immette nel sistema del Nansen Sound per arrivare, infine, all’Oceano Artico.
Ci troviamo oltre il Circolo Polare Artico, in una regione che, per gran parte dell’anno vede le acque del fiordo intrappolate sotto una spessa coltre di ghiaccio che può superare i due metri di spessore. Con l’arrivo dell’estate, la fusione glaciale promuove la frammentazione dei ghiacci e la ricomparsa del blu delle acque salmastre, in un contrasto armonioso con il bianco delle lingue glaciali. Ed è in quel blu intenso che si assiste alla formazione di vortici e spirali, che da satellite sembrano vere e proprie pennellate su tela.
Gli autori di queste opere, in stile Van Gogh dell’Artico, sono i ghiacciai stessi. Quelle spirali dai toni bianchi e turchesi sono generati dalla “farina glaciale”.
Come nasce la farina glaciale
Per comprendere cosa sia la farina glaciale, bisogna provare a immaginare cosa accade al di sotto della massa glaciale mentre un ghiacciaio scivola verso il mare, come nel caso delle lingue candide che raggiungono i fiordi canadesi. Il ghiacciaio non si limita a galleggiare ma erode il letto roccioso sottostante, dando origine a detriti che vengono trasportati in acqua. Questa polvere di roccia è nota come “farina glaciale”.
La definizione fornita dal National Snow and Ice Data Center è la seguente: “Una polvere finissima di particelle delle dimensioni di limo e argilla che un ghiacciaio genera mentre il suo ghiaccio carico di rocce raschia sul sottosuolo; di solito viene espulsa dai flussi di acqua di fusione, facendo apparire l’acqua grigia e polverosa; i laghi e gli oceani che si riempiono di farina glaciale possono assumere un aspetto striato.”
Quando le temperature si alzano, durante la breve estate artica, l’acqua di fusione superficiale penetra nelle profondità della massa glaciale, raggiungendo l’interfaccia tra ghiaccio e suolo, e qui raccoglie questa finissima polvere minerale e la trasporta nei fiordi. Una volta in mare, la polvere di roccia rimane in sospensione: la luce solare colpisce i minuscoli granelli e viene riflessa, così che all’occhio potente dei satelliti le scie di polveri appaiono come spirali turchesi.
Insieme all’arrivo delle spirali di “farina”, nelle acque dei fiordi si assiste in estate alla frammentazione della coltre di ghiaccio marino, che per mesi funge da coperchio protettivo nei confronti dei venti. Fratturandosi, il ghiaccio rilascia frammenti che vengono portati dalle correnti alla deriva, creando a loro volta dei pennacchi che appaiono come vortici visibili dallo spazio.
La farina glaciale, importante fonte di nutrienti per il mare
Oltre all’aspetto estetico, la farina glaciale svolge un ruolo ecologico importante. Come spiegato dai glaciologi della NASA, Alex Gardner e Chad Greene, queste polveri sono una fonte essenziale di nutrienti per l’ambiente marino, in particolare di ferro solubile.
Il ferro è un elemento importante per la crescita del fitoplancton: quegli organismi microscopici (batteri, protisti o piante unicellulari come diatomee e alghe verdi) che costituiscono la base assoluta di tutte le reti alimentari marine. Senza questo apporto minerale promosso dai ghiacciai, la vita nell’Oceano Artico sarebbe molto più povera. In un certo senso, i ghiacciai “concimano” il mare.
C’è però un’ombra su questo spettacolo cromatico. Se è vero che la fusione estiva è un processo naturale, è anche vero che i ghiacciai dell’arcipelago artico canadese hanno iniziato a ridursi rapidamente a partire dalla metà degli anni 2000.
Il cambiamento climatico sta colpendo l’Artico con una velocità doppia (e in alcune aree quadrupla) rispetto al resto del Pianeta. Questo significa che, se da un lato potremmo vedere in un prossimo futuro più “farina” glaciale nei fiordi dell’isola di Ellesmere in conseguenza di una fusione accelerata, dall’altro questo spettacolo sarà segno di una scomparsa progressiva e irrimediabile di riserve di ghiaccio millenarie e di una conseguente alterazione di un equilibrio altrettanto antico, tra mondo inorganico e organico.




