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Dal Monviso al ghiaccio paralimpico: la seconda vita di Giuliana Turra

La storia di Giuliana Turra, ostetrica cuneese che dopo un grave incidente in montagna ha trovato nel wheelchair curling una nuova rinascita sportiva.

Questa è una storia che mi ha colpito fin da subito. Sarà perché, in parte, parla della montagna su cui mi affaccio ogni giorno, o sarà perché è una storia che meriterebbe molto più spazio tra le pagine della cronaca.

Nel racconto di molti appassionati c’è sempre una montagna che segna uno spartiacque: un prima e un dopo. Per Giuliana Turra quella montagna è il Monviso. Non perché sia stata la cima più alta raggiunta, ma perché da una caduta lungo i suoi pendii è iniziata una storia completamente diversa, che negli anni (10 per l’esattezza) l’ha accompagnata verso le paralimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026.

Ci sono storie che ti arrivano addosso quasi per caso. Questa mi ha colpito subito. Un po’ perché parla della montagna che vedo ogni giorno affacciandomi alla finestra, il Monviso. E un po’ perché l’ho scoperta in un posto dove non me l’aspettavo: guardando il Festival di Sanremo. Sul palco dell’Ariston Giuliana Turra è comparsa per pochi minuti, raccontando il suo percorso verso le Paralimpiadi invernali di Milano-Cortina. Solo dopo quella breve apparizione le pagine della cronaca hanno iniziato a riempirsi di dettagli sulla sua storia.

Lo so, anche noi arriviamo dopo. Ma in fondo sono contento di averla scoperta così, grazie a un programma così mainstream. Perché è una storia che merita davvero di essere raccontata.

La storia di Giuliana

Era il 2016 quando Giuliana, ostetrica cuneese e appassionata di montagna, si trovava sul Re di Pietra per una gita. Un incidente, la caduta e l’impatto contro un masso cambiarono tutto: una grave lesione alla colonna vertebrale la rese paraplegica. Da quel momento iniziò un lungo percorso di riabilitazione, che la portò al Centro Traumatologico Ortopedico di Torino.

Per Turra, dopo l’incidente, si aprì una fase complessa fatta di ospedali, fisioterapia e nuovi equilibri da costruire. Ma la montagna, in qualche modo, non scomparve dalla sua vita.

Nel mondo dello sport paralimpico accade spesso che la pratica sportiva inizi proprio dopo un trauma. Lo sport diventa un modo per ricostruire un rapporto con il proprio corpo e ritrovare un orizzonte. Qualche anno fa vi avevamo raccontato la storia di Andrea Lanfri, seppur diversa nell’origine, ha avuto lo stesso esito: prima la rinascita con lo sport paralimpico, poi (per lui) il ritorno all’alpinismo.

Per Giuliana Turra questo orizzonte è arrivato su una pista di ghiaccio, con il wheelchair curling, il curling praticato da atleti in carrozzina. Lo ha scoperto durante la riabilitazione e da semplice curiosità è diventato presto una passione sempre più seria.

E non è uno sport facile, per nulla. Il curling in carrozzina richiede grande precisione e capacità strategica. A differenza della versione olimpica non è previsto lo sweeping – la tipica azione di spazzare il ghiaccio davanti alla stone – e tutto si gioca sulla qualità del lancio e sulla lettura della partita. Turra ha iniziato a gareggiare con la squadra della Disval Aosta, una delle realtà più importanti dello sport paralimpico italiano, arrivando anche alla conquista del titolo di campionessa d’Italia nel 2026. Da lì il passo verso la nazionale è stato naturale.

L’olimpiade

Alle Paralimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 Giuliana Turra è entrata a far parte della nazionale italiana di wheelchair curling insieme a Egidio Marchese, Fabrizio Bich, Matteo Ronzani e Angela Menardi.

Nel frattempo Turra continua il suo lavoro di ostetrica a Cuneo, una professione che ha scelto molto prima dello sport e che continua a portare avanti parallelamente all’attività agonistica.

Guardata da lontano, la sua potrebbe sembrare semplicemente una storia di rinascita sportiva. Ma in fondo resta anche una storia di montagna. Perché la montagna non è solo la salita verso una vetta: è anche il modo in cui si affrontano gli imprevisti, il terreno che cambia sotto i piedi, la capacità di trovare nuove vie quando quella prevista non è più percorribile.

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