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Soccorsi in montagna: le “nuove” tariffe dell’Abruzzo (e lo sconto per i residenti)

Con una delibera della scorsa settimana la Regione Abruzzo ha fissato i costi a carico di chi si farà soccorrere. Sorprende, fino a un certo punto, la scelta di far pagare meno chi abita in Abruzzo

Anche in Abruzzo, un po’ come avviene in tutte le regioni dell’arco alpino, si dovranno pagare i costi per gli interventi di soccorso in montagna. La Giunta regionale ha infatti appena approvato le linee di indirizzo sulle modalità di compartecipazione ai costi degli interventi di soccorso ed elisoccorso in territorio montano o in ambiente impervio e ostile.

In verità c’è già una legge regionale del 2016 che indicava la compartecipazione dei costi di soccorso ma non è mai stata applicata. Ora la Delibera della Giunta Regionale del 19 gennaio 2026 che dà appunto attuazione all’articolo 11 della legge regionale 42/2016 dovrebbe garantire da parte degli organi competenti una effettiva applicazione.
Sarà tanto rumore per nulla? Vedremo.

Quando si paga (e quando invece no)

Sia chiaro non tutti i soccorsi si pagheranno ma, secondo quanto recita il provvedimento, solo quelli dove non c’è stata una ospedalizzazione della persona soccorsa, indipendentemente se c’è stata da parte sua una condotta imprudente.
La delibera infatti chiarisce che gli interventi di emergenza sanitaria disposti dalle centrali operative 118 e conclusi con il ricovero del paziente restano interamente a carico del Servizio sanitario nazionale.

La compartecipazione, invece, potrà essere richiesta nei casi in cui il soccorso non comporti cure sanitarie o sia stato attivato per situazioni evitabili, soprattutto in ambito escursionistico, alpinistico o speleologico.

La quota a carico dell’utente non potrà superare il 50% del costo effettivo del servizio e sarà ridotta del 20% per i residenti in Abruzzo. L’importo potrà aumentare qualora venga accertato un comportamento imprudente, come l’assenza di adeguata preparazione, equipaggiamento o la sottovalutazione delle condizioni ambientali e meteo.

La classificazione degli interventi come “soccorso sanitario” o “non sanitario”, “urgente” o “non urgente”, viene attribuita dalle centrali operative 118 dei Servizi di Urgenza ed Emergenza Medica (SSUEM), che operano in coordinamento con l’équipe di soccorso sanitario e il SASA-CNSAS (Soccorso Alpino e Speleologico Abruzzo).

Per ogni singolo intervento viene compilata una specifica “Scheda intervento” che definisce il quadro ambientale, situazionale e giuridico dal quale emerge l’eventuale obbligo di compartecipazione.

I costi  e lo sconto per i residenti in Abruzzo

Per interventi di soccorso in ambiente impervio/ostile, comprensivo delle operazioni di trasporto/recupero il costo unitario va al minuto o all’ora a seconda che si tratti di intervento elisoccorso o squadre da terra.
La compartecipazione massima per gli interventi con l’elisoccorso è di 1200 euro per i residenti in Abruzzo, 1500 per i fuori regione
. In caso di comportamenti imprudenti, le cifre salgono a 1560 euro e 1950 euro. Per i soccorsi da terra la compartecipazione massima è di 800 euro per i residenti, 1000 euro per i fuori regione. Vi è poi l’ aggravio del 30% per comportamenti imprudenti.

Un iter lungo 10 anni

Il comunicato stampa della Regione spiega come «la decisione dà piena attuazione alla legge regionale n. 42 del 27 dicembre 2016». A sottolinearlo sono i consiglieri regionali della Lega Vincenzo D’Incecco e Carla Mannetti, che esprimono soddisfazione per un provvedimento sollecitato anche nelle scorse settimane.
«La frequentazione della montagna richiede consapevolezza e senso di responsabilità», spiegano. I due politici ricordano di aver inviato una lettera al presidente della Regione Marco Marsilio e all’assessore alla Sanità Nicoletta Verì per chiedere il completamento del percorso normativo avviato quasi dieci anni fa, attraverso la definizione di tariffe e criteri chiari per la compartecipazione alle spese relative agli interventi di soccorso e recupero, inclusi il trasporto e l’elisoccorso, qualora non sia necessario ricorrere a cure sanitarie o ad accertamenti in pronto soccorso.

Tra le richieste avanzate, anche l’introduzione di una riduzione del 20% per i residenti in Abruzzo e un aumento della quota a carico dell’utente nei casi in cui venga accertato un comportamento imprudente. «È una scelta di equilibrio – sottolineano i due – che responsabilizza escursionisti e turisti, garantisce un utilizzo più corretto delle risorse pubbliche e riconosce il valore del lavoro svolto dalle strutture di soccorso».

Secondo D’Incecco e Mannetti, l’Abruzzo si inserisce così in un solco già tracciato: misure analoghe sono infatti già in vigore in molte regioni dell’arco alpino, tra cui Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta, Veneto e Lombardia. «Si tratta di una prassi ormai consolidata a livello nazionale», concludono, «che contribuisce a tutelare una risorsa fondamentale come la montagna, da vivere con rispetto e responsabilità»

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