
Se dovessimo riassumere i film di montagna del 2025 in una frase, diremmo “meno supereroi, più esseri umani”. I protagonisti restano fuori scala, certo, ma cambia la narrazione. Alle gesta epiche si preferisce l’intimità, il racconto dell’umano, del personale, di quello che non si vede nelle foto in vetta.
Tra quelli usciti nel 2025, o disponibili per la visione on line da meno di un anno, ne abbiamo selezionati dieci. Tutti ci hanno emozionato e fatto venire voglia di muoverci, partire, salire. O anche solo di sederci e guardare senza distrazioni.
Champions of the Golden Valley
Questo è uno di quei film che ti fregano. Parti pensando “vabbè, doc sportivo” e finisci che ti interessa ogni faccia che appare sullo schermo. Siamo a Bamyan, Afghanistan, montagne vere e neve vera. Un atleta afghano, Alishah Farhang, mette in piedi una squadra di ragazzini e una gara di sci usando quello che c’è. Attrezzatura improvvisata, sci spesso arrangiati, entusiasmo invece parecchio professionale. Poi la storia si intreccia con la politica e capisci perché il film va oltre lo sport. Racconta la montagna come posto dove non vinci per forza, ma resisti. E lo fai scivolando.
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K2 – La Grande Controversia
Qui la montagna diventa storia, ferita, identità nazionale. Messner riapre il capitolo più spinoso dell’alpinismo italiano. La spedizione al K2 del 1954, il mito e ciò che mito non è, una frattura che ancora oggi divide gli appassionati. È un film che ti fa venire voglia di rimettere mano ai libri e alle discussioni infinite, quelle che in Italia finiscono sempre con “eh però Bonatti…”
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K2 Chasing Shadows
Dopo Messner torniamo al K2 “di oggi”. Benjamin Védrines prova un’idea che sembra uscita da un delirio lucido. Salire il K2 in un giorno, senza ossigeno, e scendere in parapendio. Dentro ci sono ambizione, ossessione, tentativi che si incastrano e si rompono. Ma soprattutto c’è l’uomo prima dell’atleta. Il finale è in un certo senso disturbante e lascia domande aperte.
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Eternal Solo
Big wall d’alta quota e quella parola che fa sempre effetto. Solitaria. In Eternal Solo Stefano Ragazzo sale in rope-solo la leggendaria Eternal Flame sulla Nameless Tower, una delle pareti simbolo delle Trango Towers. Non è una toccata e fuga. Sono nove giorni a gestire tutto da solo, progressione, manovre, logistica, acqua, stanchezza, testa. Il film evita la retorica dell’eroe e resta sul punto vero. La solitaria come duello silenzioso, in cui la parete non è l’unico avversario. E quando ricordi che quella via, 650 metri fino al 7c+, è stata aperta da gente come Güllich e Kurt Albert, capisci il peso di quello che stai guardando.
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Better Up There
Questo è freeride, sì, ma non il classico film “guardate come spacco”. Better Up There è un ritratto di Léo Slemett, uno che in montagna è arrivato in alto davvero, Freeride World Tour, linee perfette. Poi però arriva la parte fuori dalla performance, quella più difficile da raccontare e più difficile da gestire. Il film gioca su questa doppia faccia. La montagna che ti regala tutto e quella che a volte presenta il conto. Ne esce un racconto intimo e profondo, doloroso e coraggioso allo stesso tempo.
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Papsura, Peak of Evil
Titolo intrigante e film che mantiene la promessa. Siamo su una linea ripida e magnetica, di quelle che ti fanno dire “che bella” e un secondo dopo “ma che problema avete?”. È cinema d’avventura che funziona perché non punta solo al risultato. Punta alla tensione. Quella cosa per cui tu, spettatore, stai lì con il fiato corto come se stessi sciando anche tu.
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Keep it Burning
Big wall e Karakorum, con un ingrediente che cambia tutto. La famiglia. Qui la spedizione non è solo una prova atletica. È un campo emotivo, con un padre che non vuole essere messo in pausa e figli che devono capire dove finisce il rispetto e dove comincia la paura. È uno di quei film in cui la parete è enorme, certo, ma spesso la parte più verticale è quella dentro le persone.
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Pachamama
Cambio di ritmo, e per fortuna. Patagonia, strada, orizzonti larghi e quella sensazione tipica dei viaggi improvvisati. Non sai bene cosa stai cercando, ma capisci quando lo trovi. Dopo tutti questi K2, Jorasses e Torri del Karakorum, Pachamama è ossigeno. Ti ricorda che montagna e avventura non sono solo pareti. Sono anche il modo in cui ti muovi nel mondo.
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The Long Wall
Questo è il film “da compagnia”, quello che ti riporta all’arrampicata come gioco serio, come amicizia, come progetto collettivo. Un’idea assurda, una via lunghissima e improbabile, e la voglia di vedere fin dove si può spingere qualcosa quando lo prendi sul serio. È il titolo che mette equilibrio nella lista. Meno epica “da monumento”, più voglia di uscire e scalare.
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The Finisher
Ok, non è montagna nel senso più classico. Qui siamo nel regno della fatica vera, Barkley Marathons, la corsa-leggenda dove il confine tra sport e allucinazione è sottilissimo. Il 2025 ci ha regalato il racconto di Jasmin Paris che entra nella storia. E anche se non corri, anche se odi correre, questo film ti prende perché parla di una cosa universale. Quanto puoi resistere quando non hai più niente.
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