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Il Sergente nella neve

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La campagna di Russia è stata una delle più brutte vicende che la storia d’Italia ricordi. Un autentico massacro di uomini, segnato dalla fame, dal freddo e dal sangue, colato a fiumi nella neve e nella gelida steppa. Mario Rigoni Stern fu uno dei pochi che riuscì a sopravvivervi: a lui si deve il racconto e la memoria di quei fatti. La storia di quei lunghi giorni è rimasta impressa nelle generazioni grazie al suo romanzo autobiografico, "Il Sergente nella neve", ancora oggi uno dei più libri italiani sulla Seconda Guerra Mondiale.

Russia, 1943. L’esercito italiano si trova sulle rive del Don e cerca a stento di portare avanti la propria missione. Ma il freddo polare, la fame, l’equipaggiamento inadeguato al rigido clima rendono la sopravvivenza durissima anche senza gli scontri armati. Così viene dato l’ordine della ritirata.

Mentre le truppe tentano di ripiegare attraversando l’arida steppa però l’Armata Rossa sferra il suo attacco. Sono le prime ore dell’alba e quattro aerei russi sganciano le bombe. E’ il 26 gennaio: scoppia la battaglia di Nikolaevka.

I numeri sono decisamente sbilanciati, gli italiani al fronte sono pochissimi rispetto ai nemici. Schierati a freonteggiare l’attacco c’è la Tridentina, unica delle divisioni italiane ancora in grado di combattere. In prima linea ci sono i battaglioni Vestone, Verona, Valchiese e Tirano.

Lo scontro dura tutto il giorno, ma in serata arrivano le truppe di Edolo e della Valcamonica che portano un aiuto decisivo alle sorti della battaglia. Gli italiani infatti ce la fanno, si aprono un varco tra le file russe e intascano la vittoria.

Ma è un’autentica vittoria di Pirro. Troppo alto è il prezzo pagato in questa guerra: migliaia di feriti, migliaia di caduti. Quell’esperienza rimane impressa negli animi dei soldati come fosse scolpita nella pietra: non è solo sofferenza fisica, ma anche senso di colpa dei sopravvissuti, disperazione, paura insostenibile.

Tutto questo ci racconta Mario Rigoni Stern che su quel campo di battaglia ci è stato di persona. I suoi ricordi arrivano al lettore come testimonianza del fatto storico e soprattutto del fatto privato. Dalla sua voce secca e ferma scopriamo una vita che non è vita, una barbarie che lascia un segno indelebile in ogni essere umano che ci si sia solo avvicinato.  

Ancora più toccante pensare che queste parole Rigoni Stern le ha scritte durante la prigionia, nel 1944, quando si trovava internato in un lager nazzista. E fa specie sentirle così asciutte, così semplici, concrete, assolutamente prive di alcuna enfasi retorica.

Dopo la liberazione l’autore torna finalmente a casa nella sua amata Asiago, sempre nei suoi ricordi, sempre nei suoi pensieri tra nostalgia e desiderio. Qui riprende il suo manoscritto e lo consegna a Elio Vittorini, all’epoca direttore della collana i Gettoni di Einaudi.

Sotto la guida del grande scrittore siciliano, Rigoni Stern sistema il suo libro che vede finalmente le stampe nel 1953. E’ "Il Sergente nella neve", oggi considerato un classico della letteratura italiana, sicuramente uno dei più bei romanzi scritti sulla Seconda Guerra Mondiale.

 

 

Valentina d’Angella

 

 

Titolo: Il Sergente nella neve
Autore: Mario Rigoni Stern
Casa editrice: Einaudi
Pp. 146
Prezzo: 14,46 euro                                                             

 

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