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Itinerari

In bici sul Passo dello Stelvio

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Affrontare il passo più alto d’Europa in sella alla propria bici è una sfida difficile, ma senza pari per gli amanti della mountainbike. Parliamo dello Stelvio, con i suoi 48 tornanti e i 2758 metri d’altezza,. Un passo incastonato tra Lombardia, Alto Adige e Svizzera, e dominato dalla cima più alta delle Alpi Orientali, l’Ortles (3901 metri).

 

Costruito dai militari austriaci tra il 1820 e il 1825 per collegare Bormio, in Valtellina, a Trafoi, in Val Venosta, il passo dello Stelvio fu testimone di molte battaglie consumate ai piedi e sulle pendici dei silenti ghiacciai che lo circondano. Un luogo, quindi, che al fascino paesaggistico unisce quello storico, che lo vide protagonista di entrambe le guerre mondiali.

L’itinerario che oggi vi proponiamo è una dura prova di resistenza: 26 chilometri di ripida salita, con 48 tornanti che da Prato allo Stelvio, in provincia di Bolzano, portano alla cima del passo. Non è un itinarario da affrontare con leggerezza, ma la riuscita dell’impresa ripaga con orgogliosa gioia la fatica affrontata.

La strada non è caratterizzata da salite particolarmente in pendenza, dal momento che si raggiunge il 14 per cento nel il punto più impervio. La vera difficoltà sta nella pendenza media, che è molto alta (9 per cento) ed è costante per tutto il percorso che si snoda su un dislivello totale di 1800 metri circa. Uno sforzo possibile solo per i più allenati.

Si parte da Prato allo Stelvio (915 metri), un paesino di montagna che si trova all’inizio della Valle del Trafoi, in Trentino. La strada inizia dolce, senza particolari difficoltà. L’incontro con i primi due tornanti è al chilometro 8,5. Da qui, arriviamo all’inizio del delizioso paesino di Trafoi, immerso in un magnifico paesaggio montano.

Dopo questa verde e rilassante pedalata, la strada inzia a rivelarsi più impegnativa. I tornanti si susseguono senza tregua. Solo dal trentesimo tornante è possibile vedere sopra la propria testa l’ultimo tratto, che porta all’ambito traguardo, a 2758 metri d’altitudine.  

Una volta arrivati in cima del passo,la sosta è più che meritata e mentre si riprende fiato, si può aprofittare per una visitare negozietti, bancarelle e rifugi. Tra le testimonianze storiche presenti al passo, ci sono il Museo Carlo Donegani, il costruttore della strada, e il monumento di Fausto Coppi. Partendo dallo Stelvio, inoltre, si può raggiungere a nord il rifugio sulla cima Garibaldi, mentre verso sud si arriva ai ghiacciai del Gruppo Ortles-Cevedale.

Per scendere a valle, se non si vuole tornare da dove si è arrivati, si può riprendere la strada della Valtellina, arrivando a Bormio, oppure si può intrapprendere la discesa sul versante svizzero, passando per l’antico valico della dogana del Passo Umbrail. Durante le Grande Guerra si è temuto questo confine con la Svizzera neutrale fosse infranto, chiudendo la nazione nella morsa tra l’Italia e l’Austria.

Se si sceglie la discesa in Svizzera, dallo Stelvio si inzia a scendere dal versante opposto rispetto a quello che sale dalla Valtellina. In breve tempo si arriva al bivio con la Svizzera, al chilometro 29. Da qui si procede per circa 300 metri in leggera salita, fino ad arrivare alle due dogane e al Passo Umbrail, chiamato anche "Giogo di Santa Maria".

Il panorama dà sulla Val Monastero, chiusa a nord dalle imponenti creste dell’Austria e della Svizzera. Seguendo la strada, si arriva a Santa Maria in Monastero (1375 chilometri), nelCantone dei Grigioni. Arrivati nel Paesino, si seguono le indicazioni per Merano, prendendo la via a destra. La strada prosegue pianeggiante. Prima di arrivare alla dogana si passa per Mustair (1273 metri).

In territorio italiano, si prosegue per Glorenza (907 metri) e, infine, per Prato allo Stelvio. Glorenza è un piccolo gioiello dell’Alta Val Venosta che vale la pena di visitare. Si tratta di una cittadina di origni medioevali, fondata attorno al XII secolo.

 

 

Candida Cereda

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