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Itinerari

Salita di maggio al monte Pasò

immagine generica

Il Monte Pasò, la bella piramide che domina la sella d’Aprica, affiancata dalle damigelle Palabione a est, e Filone a ovest, è ancora impraticabile dal versante nord, quello più diretto. Lo è almeno per chi non intende avventurarsi in passaggi che richiedono l’uso di ramponi e preferisce arrivare ai 2575 della vetta in tranquilla solitudine.

Allora, lo si aggira dalla Val Belviso e si raggiunge la cima con facilità seguendo i frequentissimi segnavia del Cai Aprica n. 330.

Approfittando di una splendida e frizzante giornata, successiva al temporale del giorno prima e ad una pittorica spruzzata di neve sopra i 1800 metri (già alla Magnolta si fotografano le genzianelle tra chiazzette di neve), si imbocca la ran Via delle Orobie, segnavia n. 301, in prossimità della baita dei cacciatori alla Magnolta.

Dopo una mezz’oretta si arriva al bivio verso sinistra, che per il 330 conduce in un’oretta – 3/4 d’ora al Bivacco Aprica, situato sotto il bel Monte Cupècc (2535 metri). Da qui, accompagnati dai fischi delle marmotte e dalle occasionali sbirciate di camosci curiosi dalle rocce sovrastanti, si sale ripidamente seguendo le onnipresenti bandierine biancorosse dipinte sui massi.

Ottimo il panorama sulla Val Belviso e il suo lago artificiale (bello gonfio a dispetto della primavera inizialmente asciutta), sulla mole a gobbe di cammello del Monte Torena e, in fondo a destra, su parte della Valtellina, con l’intera cornice delle sue Alpi.

Dopo una mezz’ora o qualcosa in più eccoci arrivare alla Bocchetta dell’Aquila, dalla quale si gode un bel panorama sui laghi del Palabione, Aprica, la dorsale Monte Belvedere-Monte Padrio e, all’orizzonte nord, le Alpi Retiche con l’onnipresente massiccio del Bernina. Qui il sentiero incontra quello che arriva dal Lago Palabione e dal Rifugio Valtellina (segnavia n. 327), anche se, come detto, i nevai ancora presenti e la vertiginosa pendenza sconsigliano per ora di avventurarsi in tale direzione.
 
Piuttosto, per la cima del Pasò, c’è da superare un piccolo nevaio immerso in un canalino, ed è questa forse l’unica difficoltà della giornata. Non certo le chiazze di neve fresca ancora presenti qua e là, ma proprio un erto residuo invernale di una decina di metri, che copre il sentiero e costringe ad arrampicarsi dal lato roccioso sinistro, non del tutto agevole. Superato l’ostacolo, il sentiero continua di nuovo facile e, infine, si trasforma in una scaletta di roccia, con piccoli gradini posti assai meno che in verticale. Manca poco e si è su.
 
Magnifico il panorama a 360 gradi, sebbene le nuvole si stiano avvicinando, soprattutto da sud-ovest.

Nominiamo solo alcune cime che prima non si potevano vedere. Se i lontani Ortles-Cevedale, San Matteo e Adamello-Baitone sono anch’essi in parte velati da nuvole, migliore è la vista sulle vette più prossime e familiari. Spiccano Torsolèto, Cülvègla, Torsolazzo e altre aguzze cime delle Valli di Sant’Antonio, oltre al Demignone dall’altra parte.
 
Ma in mezzo, impressionante soprattutto da qui, spunta la foggia imponente del Telènek, primadonna del gruppo con i suoi 2754 metri. Fatte ovviamente le debite proporzioni, la sagoma somiglia addirittura al grande Lothse himalayano. Nascondendo totalmente la sorella Sèllero che gli sta dietro, si erge in linea quasi retta dietro altre due cime più basse (una è il Monte Lòrio), appagando lo sguardo. E lo spirito, di chi, pur giunto a quasi 2600 metri, si vede già sotto i piedi, a lato di un’ultima lingua di neve, minuscole foglioline di "Buon Enrico", ben concimate dalle pecore, spuntare a ciuffetti.

Antonio Stefanini

Cartina consigliata: “Guida e carta dei sentieri di Aprica e dintorni” edito e scritto da Dino Negri, Sezione CAI Aprica.
Foto di Antonio Stefanini


Palabione, Pasò, Filone


Primule

Genzianelle innevate

Bocchetta dell’Aquila

Bivacco Aprica

Aquila o passero?

Aprica dal Pasò

Telenek dal Pasò

 

 

 

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