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Itinerari

Il giro dei cinque laghi

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Un’escursione incantevole in Valtellina, sulle montagne di Aprica. Tra laghetti alpini, camosci, incisioni rupestri e impervie cime.

 
Praticabilità: giugno – ottobre
Difficoltà: facile, poi difficile
Segnavia: n. 317 – 319
Quota di partenza: 1.381 metri
Quota massima: 2.431 metri
Lunghezza: 10 chilometri circa
Tempo di percorrenza: ore 5,30
 
Note: facile fino al lago Lavazza, il tracciato diventa più difficoltoso in seguito, a causa dell’assenza di segnaletica e di tracce. L’escursione si snoda all’interno del Parco delle Orobie Valtellinesi e del territorio dell’Azienda faunistica Val Belviso-Barbellino. Itinerario tra i più affascinanti dell’intera Val Belviso per le bellezze naturali, consente la visione di incisioni rupestri nella zona dei laghi di Torena. Destra e sinistra sono intese, salvo diversa indicazione, nel senso di marcia. Dalla Palazzina Falck ai laghi di Torena.
 
Alla Palazzina Falck una comoda strada si stacca sulla destra, salendo gradualmente in mezzo al bosco. In un punto, durante la salita, con una leggera deviazione, si può ammirare da vicino il muro di sbarramento della diga e, quando la stessa è piena d’acqua, rendersi conto dell’enorme capacità dell’invaso.
 
La mulattiera lambisce le baite di Malga Fraitina e continua per un tratto nel bosco alla destra dell’alpeggio. Nei pressi della costruzione più a ovest attenzione alla deviazione, non si deve proseguire lungo la strada ma seguire il sentiero che, ben marcato e segnalato, conduce alla Ial dei Fiori.
 
La salita diventa più ripida lungo la pastura sopra Malga Fraitina, 1.698 metri (ore 0,50). In cima al pendio si svolta a destra, la pendenza cala lievemente, e si raggiunge una radura con un’altra fontana. Più a monte vi è la baita della Ial dei Fiori, 1.916 metri (ore 1,20), a destra della baita un baitello per la conservazione del latte e, poco più in alto, le Case di Caccia dell’Azienda faunistica Val Belviso-Barbellino.
 
Sopra le baite dell’Alpeggio il tracciato gira a sinistra e diventa quasi pianeggiante. Più avanti, al bivio con il sentiero n. 301, s’immette, mantenendo la destra, sulla vecchia mulattiera che conduce, dopo alcune centinaia di metri, ai laghi e a Malga Torena. La vegetazione d’alto fusto è ormai scomparsa e due tornanti indicano che si è nelle immediate adiacenze di questa meravigliosa conca naturale.
 
Di fronte alle baite di Malga Torena, 2.054 metri (ore 1′,40) cespugli di rododendri, ceppi, rocce e la stazione a monte di una vecchia teleferica campeggiano ai bordi del sentiero. Il lago Verde 2.073 metri (nella foto, ore 1,50), si trova alle spalle della baita più grande. Per raggiungerlo è necessario salire e poi ridiscendere un dosso; le sue acque sono di colore verde, ed a questo fatto deve probabilmente il suo nome.
 
Le pareti che vi si specchiano sono quelle imponenti del m. Torena, 2.911 metri. Il lago Nero, 2.036 metri, meta di pescatori, è sulla destra rispetto alla prima baita della Malga. È più grande e decisamente più profondo, appare dalla riva di colore scuro e possiede un caratteristico isolotto.
 
Sulle rocce che affiorano tra il suo emissario e la mulattiera, sono visibili coppelle e affilatoi che gli esperti fanno risalire a 4/6.000 anni fa. Poco oltre, prima di giungere al terzo lago, nei pressi di uno spuntone roccioso si notano a sinistra delle gallerie che davano accesso a delle miniere. Dal "Laghetto" si continua seguendo la mulattiera per lago Lavazza (segnavia n. 319).
 
Da Malga Torena al lago della Cima. Fino al punto in cui si deve salire al lago Lavazza il sentiero non presenta alcun problema. L’emissario di questo lago si incrocia dopo aver camminato per circa 1,5 km. È facilmente riconoscibile perché, in quel punto, il tracciato è molto ampio, inoltre, guardando in avanti, si nota che lo stesso si abbassa di quota compiendo un’ampia curva sul pendio erboso, in direzione delle baite di Malga Lavazza, 1.889 metri.
 
Si risale, sulla sinistra, il declivio coperto quasi interamente da rododendri. In brevissimo tempo si raggiunge il lago Lavazza 2.131 metri (ore 0,30 da Malga Torena). A questo punto è necessario prestare attenzione per non sbagliare. Si può scegliere di risalire il pendio erboso a monte del lago e, .giunti in cima, incamminarsi, a sinistra, lungo la cresta in direzione del Monte Torena, fino a quando si vede il lago, in basso, nel versante della Val Belviso.
 
L’altra possibilità è questa: ponendosi di fronte all’emissario del lago, a destra, vi è il monte Lavazza, 2.410 metri. A sinistra, oltre la zona di accumulo dei sassi, si vede un costone vagamente a forma di triangolo che raggiunge la sommità. È la direzione da seguire. Non vi è sentiero, ma solo qualche traccia lasciata dai camosci ed il dislivello da superare è di circa 230 metri.
 
L’ultima parte presenta qualche difficoltà, soprattutto se le rocce sono bagnate. Giunti in cima, si cammina per un breve tratto su di un pendio scosceso nel versante opposto, prima di accedere ad un piccolo pianoro sul quale è ubicato il lago della Cima, 2.360 metri (ore 1,20 da Malga Torena). Dal lago si sale deviando prima a sinistra e poi a destra verso la dorsale, superando alcuni dossi.
 
La montagna non è affatto selvaggia e aspra come ci si potrebbe aspettare. Il terreno è quasi interamente ricoperto da cespugli erbosi e lo spartiacque tra la Val Belviso e la Val Caronella è, in questo punto, a 2.431 metri (ore 1,40 da Malga Torena), piatto e largo.
 
Percorso un tratto della cima verso il monte Torena, si scende in direzione dei laghi utilizzando uno dei canali che si diramano dal crinale. Ad un certo punto si può tagliare in diagonale verso la stalla della Malga; s’incrocia un sentiero che, aggirando alcune rocce, giunge alle spalle delle baite (ore 2,20 da Malga Torena).
 
Il ritorno a valle avviene per la stessa via percorsa in salita. Un’alternativa all’itinerario indicato è costituita dal sentiero n. 319 che in circa 3 ore, attraverso le Malghe Lavazza, 1.889 metri e Dosso, 1.892 metri, raggiunge Pra’ di Gianni, 1.339 metri in Val Caronella.
 
Dino Negri 
 
Questo ed altri itinerari nella pubblicazione “Guida ai sentieri di Aprica e dintorni” edito e scritto da Dino Negri, Sezione CAI Aprica.
 
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