Curiosità

La peste e la furba signora

Tutti hanno letto i Promessi sposi. Tutti sanno che nel 1600, una terribile epidemia di peste flagellò il territorio e le montagne italiane. Ma i figli delle montagne, abituati ad arrangiarsi con poco, sono sempre cresciuti molto forti e molto furbi. Tanto da saperne una più del diavolo, e anche del medico…

 
 

La leggenda narra che in un minuscolo paese chiamato Loveno, disperso tra gli impervi versanti montani della Valle dell’Allione, una persona seppe proteggersi dalla malattia. Usando un trucco che ha molto del misterioso.

 
La peste colpì il piccolo paesino all’improvviso, gettando nel panico gli abitanti, che vivendo in povertà a oltre mille metri di quota, non potevano avere le cure necessarie ad affrontare la tragedia.
 
Ma una donna, forse un po’ strana, forse un po’ magica, riuscì a farsi un baffo persino di questo nemico che sembrava invincibile.
 
Stava sempre rinchiusa nella sua baita, poco lontano dalla contrada, ai confini del bosco. Tutti pensavano fosse già morta, e non osavano avvicinarsi alla sua dimora per paura del contagio.
 
Ma non era così. Indecifrabili movimenti si celavano dietro quella porta di legno. Ogni tanto, a qualcuno pareva di notare qualcosa di strano. Ma subito veniva tacciato di allucinazioni e poco a poco, la baita della donna misteriosa venne dimenticata.
 
Cosa accadeva in realtà, dietro quella porta? L’occhio della donna era rimasto sempre vigile. Ogni tanto, metteva fuori un pezzo di pane, facendolo passare attraverso il buco della serratura. Il motivo era tanto semplice quanto sorprendente: se ingialliva, l’aria era ancora infetta.
 
La donna, ferma nella sua convinzione, non mise mai il naso fuori dalla porta durante il periodo della peste. Finalmente, un giorno il pezzo di pane non diventò più giallo e la donna si azzardò ad uscire all’aperto. Non le accadde nulla. La peste era sparita per sempre.
 
Tutti gli abitanti del paese però, ne erano rimasti vittime. La donna si rimboccò le maniche, e tutti vennero sepolti alla Fopa del Bait del Lader. Lei non lasciò mai il suo paese d’origine. Vi rimase, dandogli nuova vita. Una vita speciale, che sino ad oggi, non si è mai spenta.
 
Le anime dei caduti per la malattia, grati per la memoria loro riconosciuta, protessero infatti l’arroccato paesino in tutti gli anni che trascorsero da allora. La popolazione saliva alla Fopa per pregarle, soprattutto nei giorni di calamità. E venne sempre ascoltata.
 
Tratto da "Sulle tracce del passato. Tradizioni e folklore di Loveno Grumello e contrade", di Giovanna Calvetti, 1993. Comune di Paisco Loveno.
 

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