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Cascate di ghiaccio: Ezio Marlier racconta il suo Ice tour

16 dicembre 2005 – Un viaggio sull’acqua, ma in alta quota. Per raccontare il mondo dell’ice climbing e riportare l’alpinismo ad essere un tramite naturale tra le persone. Ecco cos’è l’Alpine Ice Tour di Ezio Marlier direttamente dalle parole del protagonista, alpinista, guida alpina e ice climber.

 

marlierEzio Marlier, nato in Valle d’Aosta 39 anni fa, ha iniziato il 1 dicembre i suoi 100 giorni di scalate su ghiaccio sulle Alpi italiane, slovene, austriache e svizzere. Finora, ha scalato una trentina di cascate di ghiaccio in meno di 15 giorni. Nei prossimi giorni, passerà con l’Ice Tour dalla Valle dell’Orco, con Riccardo Olivieri, dalla Val D’Avers (Svizzera) con Fabio Elli, e dalla Val d’Ossola con Enrico Rosso.

 

Marlier, ci parli dell’Alpine Ice Tour.E’ un viaggio attraverso le Alpi. Durante il quale incontrerò molti eccezionali scalatori, che mi faranno conoscere le cascate più belle delle loro zone.

 

Chi saranno i suoi compagni di scalata?
Alcuni sono amici. Altri, personaggi storici come Romeo Isaia, che ha aperto la prima cascata italiana in Val Varaita (1977). Molti sono alpinisti straordinari che non hanno l’occasione di far conoscere il loro valore. Tanti, sono incontri casuali sul posto. Fotografo e coinvolgo chiunque si trovi sulla mia stessa cascata.

 

E’ per questo che ha scelto di far scrivere a loro il diario del tour?
Sì. Spero che i loro racconti siano spunto per un confronto allargato sull’ice climbing. Mi piace l’idea di dar spazio ai loro racconti: non è detto che chi è famoso sia sempre il più bravo. A mio parere il vero significato dell’alpinismo è proprio nell’essere occasione di scambio culturale.

 

Com’è nato questo progetto?
L’idea è venuta diversi anni fa, con l’amico Luca Maspes. Ora sono finalmente riuscito a metterla in piedi, grazie al contributo di molte persone e soprattutto al sostegno della Regione Valle d’Aosta, sempre attenta al mondo dell’alpinismo.

 

Quante cascate ha in programma di scalare in questi 100 giorni?Non lo so. Non rincorro il numero di cascate, né la difficoltà massima. Sono cose troppo lontane dalla gente comune. Vorrei solo raccontare il mondo dell’arrampicata su ghiaccio. E’ una disciplina che fa parte di me da più di vent’anni e che non sempre ha il riscontro che merita. Non è pericolosa a priori. Se fatta bene con i dovuti accorgimenti, può dare molte soddisfazioni.

 

Qual è la scalata più bella che ha fatto finora?
Non è possibile dare un giudizio del genere. Tutte le cascate sono belle… perchè sono fatte d’acqua, ognuna con un proprio design, che cambia ogni giorno. Il ghiaccio è sempre diverso, in ogni istante in cui lo osservi.

 

Qual è stata la maggiore difficoltà incontrata?
La cosa più complicata è riuscire a smaltire la fatica del viaggio: sono sempre di corsa, scalo di giorno e macino chilometri la sera. E nel frattempo l’organizzazione si sta facendo sempre più complessa. Il tour è partito per gioco ed ha avuto un successo inaspettato. E’ un po’ difficile per me, che sono uno scalatore, star dietro a tutto questo.

 

Torniamo allora a parlare di scalate. Le tappe future…
Spero che si creino presto le condizioni nelle Alpi orientali. Nella bergamasca mi aspettano Claudio Inselvini e Maurizio Piccoli, sulle Dolomiti Gianluca Bellin con il quale ho condiviso l’esperienza di UP Project l’estate scorsa. Mi piacerebbe anche visitare l’Appennino piacentino e l’ambiente severo dell’Abruzzo. Ma non esiste un programma dettagliato. Andrò dove mi porta il cuore. E il ghiaccio…

 

 Sara Sottocornola  

Nell’immagine, Ezio Marlier apre Zedda Piras, in Val Varaita.

 

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