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Terremoto in Pakistan, l’Onu bacchetta i Paesi ricchi

26 ottobre 2005 – E’ di 54mila morti accertati e 77mila feriti il bilancio provvisorio del sisma che l’8 ottobre scorso ha colpito la zona nord del Pakistan. Lo ha detto questa mattina il ministro dell’Interno Aftab Sherpao, secondo cui le cifre sono destinate drammaticamente a salire nel breve periodo.

 

terremoto"Il bilancio – ha precisato il ministro – potrebbe aggravarsi con il passare del tempo perchè le ricerche per trovare corpi sotto le macerie proseguono. E perchè il freddo aumenta di giorno in giorno rischiando di mietere ulteriori vittime".

 

E’ una corsa contro il tempo quella dei soccorritori nelle zone montuose del nord. Una corsa contro il "generale inverno" persa in partenza visto che nella zona le temperature si sono abbassate drasticamente ancor prima che gli elicotteri arrivassero. Intanto il governo pachistano ha invitato le popolazioni di montagna a lasciare le alte quote e a trasferirsi a valle, presso i centri di raccolta degli aiuti.

 

Aiuti che, secondo l’Onu, sarebbero del tutto insufficienti a fronteggiare la catastrofe. Quest’oggi le Nazioni Unite hanno bacchettato i Paesi occidentali per gli stanziamenti insufficienti a favore dei terremotati.

 

Da Ginevra, i vertici Onu lanciano l’allarme e rinnovano l’appello alla donazione di contributi per aiutare le popolazioni sfollate.«Ci servono più risorse per salvare da 2 a 3 milioni di vite umane e ci servono altre risorse già dai prossimi giorni» ha detto Jan England, capo dell’ufficio per il coordinamento degli affari umanitari dell’Onu.

 

L’obiettivo è raggiungere la somma di almeno 312 milioni di dollari ma al momento la cifra è ancora lontana. Solo il 30 per cento di quanto richiesto sarebbe effettivamente arrivato dalle nazioni ricche che pure si erano subito prodigate, all’indomani del sisma, in dichiarazioni di solidarietà impegnandosi a fornire aiuti materiali ed economici. Invece, a quanto pare, sono solo le associazioni umanitarie e di volontariato a portare sulle spalle il peso dell’assistenza ai senzatetto.

 

In particolare, secondo l’agenzia di aiuti internazionali Oxfam, sarebbero Stati Uniti, Giappone, Germania e Italia a fare meno di quanto dovrebbero. Questi Paesi avrebbero messo a disposizione solo un quinto rispetto a quanto calcolato dagli organismi internazionali. Ma c’è di peggio: Belgio, Francia, Austria, Finlandia, Grecia, Portogallo e Spagna non hanno donato praticamente nulla.

 
 
Una latitanza che sembra riproporre l’antico dilemma di tragedie di serie A e di serie B. Di certo la risposta all’emergenza nel Sudest asiatico, causata dallo tsunami del 26 dicembre scorso, fu ben più solerte. A 10 giorni dalla mareggiata-killer erano già state reperite l’80 per cento le risorse richieste dall’Onu. Sarà che i Paesi occidentali hanno sentito come "più vicina" la tragedia avvenuta in luoghi considerati familiari, grazie alla presenza di resort e villaggi ad uso e consumo dei turisti occidentali. Ma sta di fatto che il dramma di popolazioni che vivono sulle montagne e in zone che evocano invece scenari di conflitto sembra invece essere passato in secondo piano.

 

«Le nazioni ricche devono mettere mano al portafoglio – dicono senza mezzi termini dall’Onu -. La gente comune non riesce a capire perché governi così ricchi stiano facendo così poco». La questione investe infatti i governi, visto che le donazioni dei privati ai conti correnti aperti per la gestione dell’emergenza continuano ad essere effettuate. Ma la tragedia è di proporzioni immani e la volontà dei singoli non è sufficiente. Per questo l’Onu è tornata ad invitare i capi di governo ad assumersi le proprie responsabilità.

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