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La nuova strategia “ecologica” del ministro italiano

il corsivo del direttore

Gianni Alemanno e l’intuizione "verde"

di Wainer Preda

 

direttorePolitico. Prettamente politico l’intervento di Gianni Alemanno al termine dell’incontro di Londra fra i ministri dell’agricoltura e dell’ambiente dell’Unione europea. Oltre all’adozione di un piano nazionale per lo sviluppo della filiera agro-alimentare in chiave energetica, infatti, il ministro italiano ha sollecitato un’azione globale sul fronte della lotta ai gas-serra che stanno modificando il clima terrestre. Ma un’azione che riguardi, prima di tutto, i Paesi emergenti. La cui prorompente crescita economica e industriale, è fra le prime cause d’inquinamento del pianeta.

 
"C’è chi ritiene – ha spiegato Alemanno – che l’Europa possa agire su se stessa prioritariamente. E chi invece sostiene, e io sono tra questi, che non basti un intervento unilaterale dell’Ue, che del resto rischierebbe di essere controproducente". Il ministro italiano fa appello a un intervento di più ampia portata: "Bisogna prima di tutto agire a livello globale per fare in modo che ci siano interventi contro le emissioni ad effetto serra che riguardano soprattutto i Paesi emergenti", ha detto. E "non vedo infatti come si possano tenere separate le questioni commerciali governate dal Wto rispetto alla capacità dei Paesi emergenti (da cui proviene la maggior parte delle emissioni inquinanti) di darsi precisi regolamenti ambientali".

 

Quella lanciata dal ministro è una grande novità in termini di strategia politica. Fra le righe della sua dichiarazione si legge un nuovo approccio, che potrebbe rivelarsi determinante nel prossimo futuro. Alemanno ha avuto un’intuizione fondamentale. Ha capito che per ridurre l’impatto dei gas-serra sull’ambiente (in primis, su quello asiatico) occorre fornire ai Paesi emergenti regole e soprattutto tecnologie occidentali.

 

E’ evidente che le limitazioni imposte da regolamenti in qualche modo simili a quelli europei e il peso economico di queste tecnologie potrebbero influire – e molto – sul prezzo grezzo dei prodotti orientali. Riequilibrando, di fatto, un mercato mondiale messo in ginocchio dall’invasione asiatica di manufatti a basso costo.

 
Si tratta, di fatto, di un circolo virtuoso che permetterebbe di salvare l’ambiente e, nel contempo, di far crescere la capacità tecnologica e culturale dei Paesi emergenti. Fornendo al tempo stesso opportunità di lavoro e diritti – diciamo così "ecocompatibili"- a milioni di persone.

 

Le ricadute sull’economia europea sarebbero evidenti. Un aumento, seppur lieve, del costo del lavoro e dei prodotti "made in Asia" permetterebbe di dare una "boccata d’ossigeno" alla nostre imprese, strangolate dalla concorrenza insostenibile di prodotti orientali a basso costo. Mentre per le  industrie europee ad alto contenuto tecnologico (ed ecologico) si aprirebbero mercati dalle enormi potenzialità, proprio in Oriente. Intessendo relazioni commerciali stabili, durature e soprattutto alla pari. 

 
La questione ambientale, dunque, marcia di pari passo con quella economica. Alemanno l’ha capito. Che abbia trovato la nuova frontiera?

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