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Gallo nuovo direttore tecnico di Karakorum Trust

25 agosto 2005 – Padovano di nascita e accento, classe 1952, Maurizio Gallo da anni è uno dei bracci operativi del più noto Agostino da Polenza. Ingegnere civile e guida alpina, membro del Comitato Ev-K2-Cnr fin dal 1989, a Gallo si deve la costruzione (fisica) della Piramide dell’Everest. Oggi lo attende una nuova sfida. In Karakorum.

Gallo, dopo tanti anni in Nepal, ora un nuovo incarico in Pakistan…
Conosco il Pakistan già da diverso tempo. Ho fatto molte spedizioni di geofisica in Karakorum. Dopo quella al K2 dello scorso anno, con incarichi organizzativi, Da Polenza mi ha chiesto di seguire, come responsabile tecnico, il suo nuovo progetto che si chiama Karakorum trust. 

Di cosa si tratta?
E’ un progetto che punta alla tutela e allo sviluppo sostenibile del Central Karakorum national park.

Quali sono le difficoltà maggiori che dovrete affrontare?
Ci troviamo in una regione in cui ci sono forti contrasti fra la cultura occidentale e quella locale. La popolazione locale vive all’esterno del parco e considera questa zona come estranea. Da parte loro c’è una certa difficoltà nell’acquisire una mentalità di salvaguardia ambientale. Ma anche le spedizioni devono aumentare la loro attenzione verso il parco. Dovremo lavorare sui due fronti.

Il governo pakistano cosa ne pensa?Con il ministero del turismo stiamo definendo una serie di regole per l’organizzazione del turismo nel parco. Le loro normative sul fronte trekking sono obsolete. Servono nuove regole, più attuali, sull’accesso al parco e sui comportamenti da tenere. Sarà un lavoro duro perchè dovremo mettere d’accordo portatori, agenzie turistiche e governo.

A parte il K2, quali attrattive offre il parco?La natura allo stato brado. E’ una zona selvaggia, incontaminata.L’ideale per quel turismo che punta a riscoprire la wilderness. La dimensione del selvaggio è quella che caratterizza questo parco. Non ci sono molti altri luoghi simili sul pianeta.  

Il Karakorum unisce spazi per il trekking alle grandi vette…Ci sono spazi per lo sport estremo, sui 6-7000 metri. Ci sono meravigliose pareti di arrampicata, ancora inesplorate. Ci sono spazi per il trekking alpinistico facile e più impegnativo, con passi che arrivano fino a 6000 metri. In più,vogliamo rilanciare il trekking culturale. Per far conoscere i villaggi, per riscoprire i vecchi forti lasciati dagli inglesi. Con Karakorum Trust puntiamo alla tutela e alla valorizzazione di questo patrimonio culturale. Il primo intervento sarà proprio sulla conservazione delle strutture architettoniche di Askole, ai piedi del K2. In modo che non vengano snaturate dal turismo. 

Quando si dice Pakistan, però, i turisti dubitano della sicurezza…E’ una domanda che si fanno tutti. Secondo la mia esperienza la zona del parco è assolutamente sicura. E’distante centinaia di chilometri dalle zone più delicate delle Northern areas. Con le popolazioni del parco i rapporti sono ottimi. Non c’è nessun pericolo.

Quanto ai collegamenti?Il sistema più veloce è l’aereo, da Islamabad a Skardu. Si tratta di un volo di un’ora e mezza che porta al punto di partenza del parco. In jeep, poi, in 6-7 ore si arriva ai paesi di testa del parco. Il problema è che il volo su Skardu risente molto delle condizioni del tempo, molto variabile in quella zona. L’alternativa sono due giorni di autobus lungo la Karakorum highway.

Beh, anche la Karakorum highway è un’avventura…Nonostante gli indubbi disagi, viaggiare su questa strada è imperdibile. Perchè ti fa conoscere davvero il Paese. Per chi voglia fare un viaggio in Pakistan, consiglio l’andata in macchina lungo la highway, il ritorno in aereo.

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