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Banff – una riflessione sulla convivenza tra uomo e animali

10-06-2005 – La notizia della morte di una giovane a Canmore attaccata da un grizzly mentre faceva jogging ha riportato in primo piano il tema della difficile convivenza tra uomo e fauna in ambienti selvaggi. Lorenzo Cappon ha raccolto per noi le riflessioni dei diretti interessati e il racconto di come si cerca di gestire questo tipo di problemi nel Banff National Park.

 

grizzly"Dave Dalman, uno dei 200 dipendenti di Parks Canada operativi a Banff, mi ha illustrato le misure adottate nella gestione del territorio e della fauna selvatica (non solo con orsi, ma anche lupi, alci e puma). Precauzioni e accorgimenti – mi spiega Dave – che hanno permesso che dal 1980 fino a questa domenica non si registrassero incidenti fatali, nonostante i 50 milioni di turisti che in questi ultimi 25 anni hanno varcato i confini del Parco.

L`approccio al problema é estremamente serio ed affrontato con ausilio di scienziati e tecnologia avanzata. Non ci si limita a dotare gli animali "problematici" di radio collari per seguirne gli spostamenti ed eventualmente intervenire con ricollocazioni a distanza o chiusura dei sentieri ai turisti secondo l´occorrenza ma, con l`acquisto di immagini digitali da satellite e l `utilizzo di GPS, sistemi GIS e sensori di rilevamento, si pianificano gli interventi necessari per concedere libero movimento agli animali, limitando al tempo stesso la possibilità di incroci tra questi e gli uomini.

 
Una volta individuate e tracciate da ricercatori universitari e esperti le naturali rotte di spostamento delle varie specie, laddove vi sia convergenza tra queste e le aree residenziali o le strade, le ferrovie e i sentieri, si realizzano nuove opere infrastrutturali, anche molto dispendiose: sottopassi, overpassing (costo: 2.500.000 dollari), ponti.
Il lavoro degli scienziati prosegue poi con l`analisi dell`effettivo uso che gli animali fanno di queste nuove aree loro dedicate e con l`ideazione di migliorie tecniche e di design (pannelli per insonorizzazione, prese di luce, rivegetazione) che lo favoriscano.

Di fronte a quanto accaduto dobbiamo continuare a lavorare in questo senso – conclude Dave, in linea con quella che, leggendo i giornali, sembra essere la visione comune degli abitanti del Parco – consapevoli che vivendo in montagna si é esposti a valanghe, frane e questo genere di cose ma é anche questa "wilderness" che amiamo come locali e che milioni di visitatori vogliono venire a vedere ogni anno."

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