Itinerari

Sei sentieri sulle Alpi per immergersi nei colori autunnali

Chi frequenta le magnifiche foreste di abete della Val di Fassa, della Val di Fiemme e di decine di altri luoghi, sa bene che non tutti i boschi delle Alpi cambiano colore in autunno. In altre zone, però, la tavolozza è perfetta. Per emozionarsi davanti al giallo, al rosso e all’oro bisogna restare piuttosto in basso, nei vasti boschi di faggio delle Prealpi. Oppure salire verso i 2000 metri di quota, dove l’abete rosso non arriva, e solo i larici crescono, tra pascoli d’alta quota e pietraie, ai piedi dei ghiacciai e delle cime. Il grande scrittore francese Albert Camus, molti anni fa, ha scritto che “l’autunno è una seconda primavera, nella quale ogni foglia è un fiore”. E’ vero anche sull’arco alpino, dal Piemonte fino al Friuli. 

Dalle Terme di Valdieri alla Casa di caccia del Valasco (Piemonte)

(460 m di dislivello, 2.45 ore a/r, T) 

Le Alpi Marittime, tutelate dal più vasto Parco regionale del Piemonte, ospitano grandi vette come il Corno Stella e l’Argentera, e una fauna che include lo stambecco, il camoscio, il lupo e il gipeto. La casa di caccia del Valasco, costruita per le battute di re Vittorio Emanuele II, sorge su un pianoro circondato da boschi di faggi e larici, e ospita oggi un rifugio. Dalle Terme di Valdieri (1368 m) si raggiunge l’inizio della ex-strada reale del Valasco. La si segue a piedi (segnavia della GTA) entrando nel Vallone del Valasco e poi salendo con tornanti che possono essere evitati per delle scorciatoie segnate. Continuando tra larici e pini cembri si arriva al Piano del Valasco e alla Casa di caccia (1763 m, 1.30 ore), dove una lapide del 1882 ricorda le visite reali. In discesa occorrono 1.15 ore.

Da Uselères ai larici secolari e allo Chalet de l’Epée (Valle d’Aosta) 

(da 400 a 580 m di dislivello; da 2.15 a 3.30 ore a/r, E)

Uno dei più bei boschi di larici della Vallée, in alta Valgrisenche, è traversato dal sentiero che sale al rifugio Chalet de l’Épée, chiuso in autunno, posto-tappa sull’Alta Via n. 2 della Valle d’Aosta. Da Valgrisenche capoluogo si sale in auto a Bonne, si continua a mezza costa in vista del lago artificiale di Beauregard e si scende a un posteggio (1790 m) prima delle case di Uselères. Si continua a piedi sulla strada sterrata, si piega a sinistra a un bivio, si tocca il Dortoir Arolla, e si imbocca a destra (1910 m) un sentiero del Corpo Forestale Regionale, che sale nel bosco di larici secolari fino alle baite di Mont Forclaz (2190 m, 1.15 ore), dove si può terminare la gita. Il sentiero riparte con un tratto ripido, raggiunge un crinale con massi, entra in una conca e sale al panoramico rifugio Chalet de l’Epée (2370 m, 0.45 ore). La discesa richiede 0.30 fino a Mont Forclaz e 1 ora da qui al posteggio. 

Dal Lago di San Giacomo alla Valle Alpisella (Lombardia)

(330 m di dislivello, 2.15 ore a/r, E)

I laghi artificiali di Fraele, nel Parco nazionale dello Stelvio, si raggiungono per una strada che in estate viene chiusa alle auto. In autunno si può raggiungere il Lago di San Giacomo e proseguire a piedi in un bel bosco di larici fino alle sorgenti dell’Adda. Un itinerario più lungo conduce fin qui da Livigno. Da Bormio o Valdidentro si sale alle Torri di Fraele, e si continua sulla strada sterrata che costeggia i laghi delle Scale, Cancano e San Giacomo fino al rifugio San Giacomo e a uno slargo (1970 m) all’imbocco della Valle Alpisella. A piedi si segue la strada militare (segnavia 138) costruita dagli Alpini del battaglione Intra, la si lascia a un prato e si sale toccando le sorgenti basse dell’Adda. Ritrovata la strada, si sale ancora fino al Passo dell’Alpisella (2299 m, 1.15 ore), dove ci si affaccia sul versante di Livigno. In discesa una deviazione segnata porta alle sorgenti alte dell’Adda. In tutto occorre 1 ora.

Da San Genesio all’altopiano del Salto (Alto Adige)

(da 110 a 430 m di dislivello, da 1.30 a 4.15 ore a/r, T)

San Genesio Atesino, Jenesien in tedesco, sorveglia dall’alto Bolzano ed è un balcone verso le Dolomiti, dove spiccano il Catinaccio e il Latemar. L’abitato si raggiunge dal capoluogo con una strada a tornanti o una piccola funivia. Più in su, l’altopiano del Salto, che alterna pascoli a magnifici larici, è una piacevole meta per passeggiate a piedi o in mountain-bike. Dalla piazza della chiesa di San Genesio (1089 m) si traversa in salita l’abitato, tenendosi a sinistra a un bivio e raggiungendo la provinciale. Accanto al bivio per Cologna di Sopra (Oberglaning) si imbocca una scalinata, e si continua su un viottolo fino all’Hotel Edelweiss (1351 m, 0.45 ore), dove si può arrivare anche in auto. Si continua a piedi sulla strada asfaltata e poi sterrata (segnavia 1, E5), si raggiunge l’altopiano del Salto, e si continua tra pascoli e larici, in vista della Punta Cervina (Hirzer Spitze). Ci si può fermare al Maso Wirtshof (1463 m, 0.45 ore), o proseguire verso i boschi del Rabenbühel, la Gasthaus Langfenn e la chiesetta di Sankt Jakob (1527 m, 0.45 ore). Il ritorno sull’altopiano richiede i tempi dell’andata, tra l’Hotel Edelweiss al paese si cammina per 0.30 ore.   

Un anello nel Bosco del Cansiglio (Veneto)

(420 m di dislivello, 4 ore, T/E)

Per secoli la Serenissima Repubblica di Venezia si è rifornita di legname nel Bosco del Cansiglio, ai piedi delle Dolomiti dell’Alpago. Oggi la foresta si divide tra il Friuli-Venezia Giulia e il Veneto e comprende sette riserve naturali. L’altopiano, modellato dal carsismo, è circondato da boschi formati in prevalenza da faggio, con abete bianco, abete rosso, betulla e larice. La fauna è molto varia. La località di Pian Osteria (1000 m) si raggiunge da Tambre, Farra d’Alpago e dalla A27. Dal posteggio si segue la strada che si dirige verso est (segnavia A e B e del sentiero Alpago Natura), si affaccia sulla conca di Valmenera e costeggia il recinto dei cervi. Si continua su una strada sterrata, e si va a sinistra a un bivio fino allo stagno della Larnona (908 m). Si costeggia la Riserva Pian di Landro-Baldassare, si entra nel bosco e si arriva (991 m, 1 ora) al confine tra Veneto e Friuli. Una strada sterrata (segnavia B) sale a mezza costa, aggira la boscosa Val Scusa, e raggiunge un crinale panoramico (1193 m) sul confine della Riserva naturale Val Piova. Si prosegue verso la Casa Forestale di Candaglia (1265 m, 1.15 ore), si torna al bivio, e si scende per una stradina fino al confine della Riserva Pian delle Stele (1014 m, 0.15 ore). Verso destra, un viottolo porta al pianoro di Cornesega e al percorso dell’andata, su cui si torna a Pian Osteria (1 ora).   

Nella Foresta di Tarvisio (Friuli-Venezia Giulia)

(460 m di dislivello, 3.15 ore a/r, T/E)

Il Mangart, la Veunza, il Piccolo Mangart di Coritenza e le Ponze sorvegliano la Foresta di Tarvisio, dove un bel sentiero sale al rifugio Luigi Zacchi. Al ritorno consigliamo di toccare la meravigliosa conca dell’Alpe Vecchia. Da Tarvisio si sale a Fusine in Valromana, si piega a destra verso i Laghi di Fusine, e si posteggia (941 m) oltre il Lago superiore. Si continua a piedi sulla strada sterrata, ci si tiene a sinistra a due bivii e si inizia a salire (segnavia 512) sfruttando dei gradini moderni e una mulattiera di guerra austro-ungarica. Il rifugio Zacchi (1380 m, 1.30 ore) è un ottimo belvedere. Si riparte sulla strada sterrata, a un bivio si va a sinistra (segnavia 513) e si entra nella splendida conca dell’Alpe Vecchia. Si lasciano a sinistra i sentieri per la via Kugy alla Strugova e per la Via della Vita, si tocca una targa che ricorda l’alpinista Ernesto Lomasti e si scende a un bivio (1307 m, 0.45 ore), ai piedi del Piccolo Mangart di Coritenza e della Veunza. Si rientra nel bosco (ancora segnavia 513), si scende a ripide svolte e si sbuca su una strada sterrata. Tenendosi a destra a un bivio si torna al percorso dell’andata e al posteggio (1 ora). 

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