Arrampicata

Alex Honnold in vetta a un gigantesco monolite inviolato della Groenlandia

Nel corso delle riprese effettuate in Groenlandia per una serie National Geographic di prossima uscita su Disney Plus, dal titolo “On the edge with Alex Honnold (WT)”, il re del free solo, in compagnia di Hazel Findlay, ha realizzato la prima salita nota dell’Ingmikortilaq, uno tra i monoliti più alti della Terra. “Una parete orrenda che sfida la morte”, la descrizione sintetica fornita da Alex a NatGeo. Composto di granito e gneiss risalenti a 3 milioni di anni fa, l’impronunciabile Ingmikortilaq (“Ing-mik-or-tuh-lack”), si innalza per circa 1140 metri dalle acque ghiacciate del Nordvestfjord, nello Scoresby Sound, il sistema di fiordi più grande al mondo, nella Groenlandia orientale. La parete rocciosa affrontata potrebbe essere considerata una big wall ma Honnold ha preferito definire l’impresa come ascesa di una montagna.

La vetta è stata raggiunta a mezzogiorno di martedì 16 agosto, dopo una settimana di avventura estrema. Se Alex Honnold è arrivato a definirla una arrampicata stressante, possiamo solo provare a immaginare il livello. Estrema non solo per le condizioni climatiche della zona, ma anche per le pessime condizioni della roccia, risultata estremamente friabile a causa dell’azione degli agenti atmosferici e dei cicli di gelo e disgelo.

Una salita interminabile

Raggiungere il fiordo in gommone, utilizzando delle mappe nautiche che della zona non offrivano grandi dettagli, ha rappresentato un’avventura nell’avventura. “Siamo letteralmente usciti dal bordo della mappa per raggiungere la parete”, la dichiarazione di Honnold in merito.

I due super climber, installato un campo base a breve distanza dal monolite, hanno iniziato la salita in stile ocean-up, partendo direttamente dal gommone che li ha accompagnati alla base del monolite, optando per un itinerario che segue la cresta nord-est, apparentemente la via “più semplice” per arrivare alla cima. Sono stati impegnati per 5 giorni nell’avanzare sulla prima metà della parete utilizzando delle corde fisse. Arrivati a metà hanno lanciato il summit push durato due giorni, salendo con acqua e cibo in spalla, e bivaccando una notte su una sporgenza. A mezzogiorno di martedì 16 agosto hanno raggiunto il traguardo, crogiolandosi finalmente al sole in vetta.

Più volte nel corso della salita si sono trovati ad affrontare la rottura di appigli o a dover superare tratti scivolosi come marmo, rischiando cadute che avrebbero potuto causare gravi danni nonostante le corde fisse.

“Arrampicare per quasi 1200 metri su roccia orribilmente fragile è sembrato interminabile”, il commento a posteriori di Honnold.

Arrampicata e scienza

L’avventura sull’Ingmikortilaq ha rappresentato una ciliegina sulla torta al termine di un lungo viaggio, durato 6 settimane, nella remota Groenlandia orientale, condotto da Alex Honnold e Hazel Findlay non da soli e non al solo scopo di arrampicare in un ambiente ostile e affascinante.

Come sintetizzato egregiamente da Honnold, con un pizzico di ironia nel post di recap dell’esperienza, pubblicato sui social al ritorno a casa, “è stato un viaggio attraverso la remota Groenlandia orientale allo scopo di salire due pareti inviolate e fare un po’ di scienza lungo la strada“. 

La spedizione cui hanno preso parte, che sarà raccontata nella serie NatGeo la cui data di uscita su Disney Plus non è ancora nota, è nata allo scopo di raccogliere dati utili a valutare gli effetti del cambiamento climatico in una zona di difficile accesso, e pertanto poco studiata dell’Artico. A tale scopo si è optato per la scelta di un team a competenze miste, da un lato gli esperti di arrampicata Honnold, Findlay e Mikey Shaefer, dall’altro la glaciologa francese Heidi Sevestre impegnata nell’AMAP (Arctic Monitoring and Assessment Programme). A completare il gruppo la guida locale Adam Kjeldsen.

Una spedizione altamente tecnologica tra i ghiacci

La calotta glaciale della Groenlandia si sta sciogliendo a ritmi allarmanti e risulta importante comprendere il dove e come tale fenomeno stia avvenendo. Arrivare in zone remote, importanti per avere chiaro il quadro della situazione, non è un lavoro semplice.

Obiettivo del team di climber è stato dunque di offrire supporto alla scienza per raccogliere dati importanti da ghiacciai e fiordi difficilmente accessibili, con particolare attenzione alla zona della Renland Ice Cap, situata su un altopiano d’alta quota sulla penisola di Renland, nello Scoresby Sound. Una calotta di ghiaccio che gli scienziati hanno ipotizzato essere meno sensibile ai cambiamenti climatici grazie alla sua altitudine. Ipotesi che i dati raccolti consentiranno di confermare o smentire. La prima impressione della dottoressa Sevestre è che effettivamente la zona mostri una certa resistenza al cambiamento climatico.

Per accedere alla Renland Ice Cap, anche la dottoressa Sevestre si è dovuta cimentare in una impresa da climber esperti. Il team ha infatti dovuto affrontare la Pool Wall, un monolite alto circa 500 metri. Da evidenziare che si sia trattato anche in questo caso di una prima ascesa, con difficoltà stimata da parte di Alex Honnold attorno al 7b+. I tre maestri della roccia hanno ovviamente aperto le danze, installando corde fisse e ancoraggi per agevolare la salita di Heidi e Adam.

Durante la salita si è proceduto anche a raccogliere dei campioni di roccia che consentiranno ai climatologi di stimare quanto velocemente si sia ritirata la calotta glaciale al termine della Piccola Era Glaciale, 11.500 anni fa, e sfruttare tali stime per migliorare le proiezioni relative all’innalzamento futuro del livello del mare in conseguenza dello scioglimento dei ghiacci della Groenlandia.

Superata la Pool Wall, il team ha intrapreso la traversata della Renland Ice Cap, trasportando su una slitta un radar in grado di raccogliere misurazioni in real time della profondità e densità della neve e del ghiaccio. Il radar rappresenta una delle numerose strumentazioni utilizzate in un mese e mezzo di spedizione. Come raccontato a NatGeo dalla dottoressa Sevestre, “abbiamo utilizzato un totale di 15 diverse tecniche di ricerca durante questa spedizione per eseguire un ‘controllo sanitario’ in un’area della Groenlandia che è rimasta inesplorata”. Tecniche quali l’installazione di sensori di temperatura sulle scogliere, l’utilizzo di un laser 3D per effettuare scansioni dei ghiacciai, e il lancio di uno speciale galleggiante progettato dalla NASA all’interno di un fiordo, che per i prossimi due anni sarà impegnato a raccogliere dati di temperatura e salinità.

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