Meridiani Montagne

Palaronda Trek, 4 giorni tra le Dolomiti

Testo di Andrea Greci, tratto dal numero di Meridiani Montagne “Pale di San Martino e Primiero”

Palaronda Trek. Ovvero quattro giorni, zaino in spalla, nel cuore del Gruppo delle Pale di San Martino. È questo uno degli itinerari escursionistici più belli e appaganti delle Pale. La prima tappa, che da San Martino di Castrozza porta ai 2581 metri del rifugio Rosetta, consente di affacciarsi su uno degli ambienti più singolari di questo angolo di Dolomiti: il grande Altopiano delle Pale, un mondo “altro”, un’ondulata distesa desertica d’alta quota, da cui emergono calotte di roccia che imprigionano le nuvole.

Il ghiacciaio che non c’è più

Il sorprendente ambiente dell’Altopiano e le vertiginose pareti dolomitiche della Val Pradidali fanno della tappa successiva, che dal Rosetta porta al rifugio Pradidali (2278 m), uno straordinario compendio della varietà di ambienti e paesaggi che caratterizza le Pale di San Martino, e che probabilmente non ha eguali in altri gruppi dolomitici. Il percorso porta subito al cuore dell’Altopiano. Si cammina tra piccole pozze d’acqua, doline e fessurazioni. Raggiunto il Passo Pradidali Basso (2621 m), si può proseguire lungo il sentiero che porta direttamente al rifugio, oppure, con itinerario poco più lungo, raggiungere il Passo della Fradusta (2670 m). Qui si può constatare di persona quanto le Alpi stiano cambiando. Trent’anni fa, lo sguardo sarebbe rimasto inchiodato alla candida massa del Ghiacciaio della Fradusta, uno dei più estesi delle Dolomiti. Oggi, non rimane che una crosta di ghiaccio annerita di detriti, tenacemente aggrappata alla montagna, nella zona più ombrosa.

Il Passo Pradidali è un luogo di confine: da una parte si apre il deserto pietroso dell’Altopiano, dall’altra la testata della Val Pradidali, incoronata da vette slanciate e imponenti, sulle cui pareti sono state scritte importanti pagine di alpinismo dolomitico: la Pala di San Martino, Cima Immink, Cima e Torre Pradidali, Cima Canali. Ormai quasi al rifugio, si può indugiare sulle sponde del piccolo Lago Pradidali, per ammirare le belle fioriture del papavero retico, i cui delicati fiori, tra luglio e agosto, macchiano di un giallo intenso la conca dove è adagiato.

Ambienti solari e aria sottile

Il terzo giorno attende la tappa più riposante dell’intero percorso, non solo per il moderato dislivello in salita (340 m), ma anche perché si svolge tra i solari ambienti della Val Pradidali e della Val Canali. La facile salita al rifugio Treviso-Canali (1634 m), poi, è pura contemplazione: si cammina al cospetto di Cima dei Lastei, Cima Manstorna, Sass d’Ortiga, montagne dai nomi meno noti, ma di grande bellezza, accompagnati dal mormorio delle acque del torrente Canali.

L’ultima giornata di trekking riporta nell’aria sottile dell’alta quota, in un susseguirsi quasi didattico di ambienti alpini. Raggiunti il Passo Canali e la Forcella del Miel, si torna ad affacciarsi sull’Altopiano, che si attraversa interamente, in un susseguirsi quasi ipnotico di dossi detritici, placche rocciose, piccole conche. Quasi sempre visibili in lontananza, le vette di Cimon della Pala, Vezzana e Bureloni sembrano quasi irriconoscibili da questa prospettiva. Tornati al rifugio Rosetta, non resta che scendere a San Martino.

Il Palaronda per i ferratisti

Come noto, il Gruppo delle Pale offre una grande varietà di itinerari attrezzati: gli impegnativi percorsi dell’Agner e del Cimon della Pala, la ferrata Fiamme Gialle alla Croda Granda, i sentieri attrezzati Buzzati e Depaoli. Percorsi come il sentiero dei Mar, la ferrata dell’Orsa, i facili tratti attrezzati della Banca delle Fede (le pecore) o del Viaz del Bus, permettono di penetrare angoli poco frequentati e ambienti davvero singolari. Alcuni di questi sentieri attrezzati possono essere concatenati nel lungo itinerario del Palaronda Ferrata, che richiede sei giorni.

Dal rifugio Rosetta, il lungo e panoramico spostamento verso il Passo di Ball e il rifugio Pradidali permette di prendere confidenza con i cavi d’acciaio, nel susseguirsi di visioni dolomitiche sempre differenti che caratterizzano la Val di Roda. Dal Pradidali, il giorno seguente, si possono scegliere due diversi percorsi per raggiungere la forcella del Porton e da qui il rifugio del Velo. Si può, infatti, tornare al Passo di Ball, da dove si prosegue poi per la Forcella di Stephen, districandosi tra tormentati pinnacoli rocciosi lungo il sentiero Gusella. Oppure, se si cerca un’esperienza adrenalinica e atleticamente più impegnativa, si possono affrontare le vertiginose scalette e gli esposti passaggi su pioli della ferrata del Porton. Qualunque sia l’itinerario scelto, per raggiungere il rifugio Velo della Madonna, bisogna poi percorrere la facile ferrata del Velo, con le sue placche e i divertenti passaggi. Cima della Madonna e Sass Maor dominano il vicino orizzonte anche il giorno seguente, ma a offrire un nuovo cambio di prospettiva è il sentiero del Cacciatore, lungo il quale si alternano dolci pascoli popolati da pecore, piccoli salti rocciosi e aeree cenge. Dopo l’impegnativo percorso del giorno precedente, la terza giornata di cammino si svolge all’insegna dalla tranquillità, in ambienti meno severi e con difficoltà tecniche modeste. Il percorso lungo la Val Pradidali e la risalita della Val Canali fino all’omonimo passo, accomuna escursionisti e ferratisti del Palaronda. Ma, sul valico, le loro strade si dividono, e i ferratisti proseguono in direzione della Forcella Alta del Ghiacciaio (2727 m) e del Passo della Fradusta, lungo un itinerario in realtà privo di tratti attrezzati, ma non per questo senza attrattive. Raggiunto il rifugio Rosetta, si affronta il panoramico spostamento fino al Passo Bettega, la risalita della Valle dei Cantoni, l’ascesa alla Vezzana e la picchiata in Val Strut, il suggestivo passaggio del Passo delle Farangole, con l’aerea scaletta, e infine l’arrivo al rifugio Volpi al Mulaz, sotto alla “Trinità” di Focobon: poche escursioni delle Dolomiti possono competere con questa tappa del Palaronda Ferrata, per varietà e grandiosità dei panorami.

Altri approfondimenti sul numero 117 di Meridiani Montagne “Pale di San Martino e Primiero” .

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Un commento

  1. ANCHE IN 4 MESI…AFFITTANDO O PRENOTANDO APPARTAMENTO NELL’ARCO DI 4 ANNI.PER ESPERIENZ A IN QUELLE ZONE D’ESTATE CAPITANO PERIODI DI MALTEMPO PER CUI I PROGRAMMI VANNO A ROTOLI E CI SI TROVA IMMERSI IN GRANDINAT E O NEVICATE ESTIVE O NUVOLE BASSE…O A CAMMIANARE COL NASO ALL’INSU’ IN ATTESA DI BELLE GIORNATE CHE PERMETTANO FOTOGRAFIE SPLENDIDE.

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