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“Reclusione” terminata. Juan Carrito torna in libertà!

Il trasferimento dell’orso Juan Carrito “in riformatorio”, dal PNALM (Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise) all’area faunistica di Palena (CH), nel Parco Nazionale della Maiella, ha destato nelle scorse settimane perplessità e sconcerto, non tanto tra gli esperti di faunistica quanto nella collettività, in quel pubblico che nel corso dei mesi, tra storie di fughe e biscotti rubati, ha finito per affezionarsi al plantigrado. In tanti hanno letto la scelta di rinchiuderlo in un recinto, impedendogli contatti con gli esseri umani verso cui ha sviluppato una evidente confidenza (ma in compagnia, seppur a distanza, di 3 orse, Iris, Margherita e Caterina), alimentandolo in modo sano, come una limitazione della sua libertà. Farà felici tutti a questo punto la notizia che la reclusione di Juan Carrito stia per terminare.

Come riportato in anteprima dal quotidiano abruzzese Marsica Live – notizia che è poi rimbalzata a livello nazionale – per la giornata di venerdì 25 marzo, il Parco della Maiella avrebbe in programma di riportarlo in ambiente naturale. Un nuovo step in quello che è definito come piano di rieducazione che, come evidenziato dal Parco della Maiella fin dalla cattura dell’esemplare a inizio marzo, prevedeva la reclusione in recinto come opzione temporanea.

“La permanenza dell’orso nella struttura è temporanea ed è necessaria, in questa fase, soprattutto per evitare che ulteriori situazioni di rischio possano indurre in serio pericolo anche l’orso stesso: passata questa fase emergenziale, nel giro di poche settimane, non appena vi saranno condizioni meteorologiche più favorevoli, Juan Carrito sarà portato via dall’area faunistica e da allora partiranno una serie di iniziative per valutare se si possano ancora eliminare o quantomeno ridurre i comportamenti problematici/confidenti e consentirne la permanenza nel suo ambiente naturale, sottolineava l’Ente alla vigilia della cattura.

“I tecnici del Parco sono già a lavoro, d’intesa con gli enti competenti, per pianificare il prossimo intervento sperimentale di traslocazione in natura, che avverrà non appena le condizioni meteorologiche e sul campo lo permetteranno, soprattutto in relazione al benessere dell’orso – ribadiva sui social il Parco lo scorso 8 marzo – . Il Parco e tutta la partnership istituzionale avrà cura di darne notizia senza ritardo“.

Settimane di silenzio

Sono trascorse circa 3 settimane, durante le quali il Parco della Maiella non ha rilasciato ulteriori aggiornamenti sulle condizioni di JC. Un silenzio cui hanno fatto seguito non poche lamentele da parte della collettività affezionata, tali da determinare l’intervento del PNALM.

“Chi ha seguito tutta la sua storia sa bene come abbiamo raccontato, fin da maggio del 2020, passo dopo passo ogni nostra azione, ogni nostra decisione, ogni nostra delusione e ogni situazione bella e meno bella. Da quando Juan Carrito è nato a quando, insieme ai suoi fratelli e con la mamma Amarena, ha cominciato ad esplorare il territorio, fino alle sue scorribande a Roccaraso”, si legge in un post sulla pagina ufficiale dell’Ente, datato 14 marzo 2022.

“Lo abbiamo fatto perché siamo fermamente convinti che il ruolo della comunicazione sia fondamentale nella conservazione dell’orso bruno marsicano – prosegue il PNALM – . Non ci siamo mai tirati indietro: non con chi legittimamente dubita o contesta le nostre scelte, tanto meno con chi strumentalizza o peggio offende. Rispettiamo molto le persone che ci seguono e per questo siamo sicuri che chi ha letto attentamente tutte le nostre comunicazioni avrà anche compreso il nostro tacere di questi giorni. Noi possiamo “giudicare” solo il nostro lavoro, da maggio 2020 a gennaio 2022. I dipendenti del Parco e dei Carabinieri Forestali hanno lavorato senza sosta, giorno e notte cercando di allontanare l’orso da situazioni pericolose per lui, cercando, attraverso la prevenzione e la dissuasione, di ricondurlo ad una vita selvatica. Dall’altro ci siamo prodigati anche nel sollecitare gli Enti territoriali coinvolti (in gran parte tutti esterni al territorio del Parco e dell’Area Contigua), per far diventare il contesto ambientale un po’ più a misura di orso (prevenzione, rimozione dei cassonetti, cassonetti anti-orso, ordinanze ecc.).”

“Sono state tantissime le riunioni con Regione, Prefettura, Ministero, Ispra, Comuni e cittadini (Pescina, Collarmele e Ortona dei Marsi per es.) – ricorda il Parco – . Abbiamo lavorato addirittura contro lo scetticismo degli esperti internazionali che ci avevano dato per “perso” Carrito. Tutto questo per evitare a J. Carrito la riduzione in cattività. Abbiamo liberato JC da mille guai perché a volte è stato proprio un “tonto”, come quando è rimasto intrappolato in almeno 4 pollai! Abbiamo fatto rallentare i treni, quando tra Collarmele e Carrito, si ostinava a usare i canali accanto alla ferrovia per ricoverarsi. Ci siamo anche molto arrabbiati con chi ha lasciato intenzionalmente, e ripetutamente, il cibo per attirare l’orso o con chi si avvicinava insistentemente. Ogni comportamento sbagliato e l’inerzia di chi doveva e poteva fare (soprattutto nella rimozione dei cassonetti a Roccaraso!) hanno vanificato gli sforzi messi in campo.”

“La sfida di Carrito in tutti noi, dipendenti e Carabinieri Forestali del PNALM, ha scatenato idee, riflessioni, sentimenti. Passione, dedizione, coraggio si sono uniti alla competenza, alla razionalità e alla forte volontà di condivisione di ogni attività realizzata. Sentimenti e competenze, che hanno sempre governato il nostro operato, anche di fronte alle situazioni più complicate, riuscendo comunque a creare un coordinamento tra tanti attori diversi. Questo in un contesto altamente complesso, in cui il Parco ha competenze amministrative quasi nulle, contrariamente a quanto pensano in molti – conclude il PNALM – . La salvezza dell’orso bruno marsicano sta nel senso di responsabilità e di condivisione dell’operato del Sistema, cioè di tutti gli Enti coinvolti, nella valutazione e nell’analisi delle situazioni e delle criticità incontrate. A volte ci vuole il coraggio di lanciare il cuore oltre l’ostacolo. Avremmo preferito, come da accordi, una seconda traslocazione, per dare forza al tanto lavoro fatto nei mesi precedenti, ma nonostante questo abbiamo fiducia nel programma di rieducazione che i tecnici del Parco della Maiella hanno adottato. Un programma sperimentale che non conosciamo, ma che se funzionerà consentirà di dare a Carrito un’altra possibilità. Questa sarebbe la vera vittoria. Speriamo non resti solo un sogno.

Una seconda possibilità?

Nel silenzio delle ultime settimane, gli esperti del Parco della Maiella hanno provveduto ad assicurare che JC potesse in un certo qual modo tornare a fare a meno degli umani, in particolare del loro cibo. Monitorato h24, è stato alimentato con prodotti vegetali, frutta fresca e secca, e qualche capriolo accidentalmente investito sulle strade. Dopo la fase di dieta e un po’ di solitudine, è giunta l’ora di tentare di fornirgli una seconda possibilità.

Il ritorno in natura sarà effettuato come nel mese di dicembre, via elicottero. Non è nota la destinazione, per ovvie ragioni. Juan Carrito deve poter vivere un ritorno in natura in piena tranquillità, senza “paparazzi” che ne vadano alla ricerca. In questa fase per lui si può solo fare il tifo, sperando di non vederlo nuovamente affrontare centinaia di chilometri per fare ritorno tra gli esseri umani.

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