Turismo

5 boschi in cui vivere la magia del foliage d’autunno

Se un tempo l’autunno era la stagione delle castagne, delle mele e delle zucche, oggi è atteso in tutto il mondo come “la stagione del foliage”. É ormai una moda vera e propria quella di incamminarsi per boschi, generalmente con fotocamera o smartphone alla mano, allo scopo di inebriarsi delle sfumature di colore assunte dalle chiome degli alberi, che si preparano all’inverno. Il verde acceso dell’estate cede il posto al giallo, all’arancio, al rosso e al violetto. Le foreste si trasformano in tavolozze di colore, e forse per questo ideale rimando a immagini impressioniste, siamo portati a pronunciare erroneamente alla francese il termine “foliage”. In realtà si tratta di una espressione inglese (dovremmo pronunciarlo “fo-lee-idge”) e non ha nulla a che vedere in maniera diretta con l’autunno, in quanto significa “fogliame”. Il termine completo da utilizzare sarebbe “fall-foliage”, ma ormai è estremamente diffusa la versione abbreviata. Non perdiamo altro tempo in lezioni di linguistica, in quanto lo scopo odierno è di accompagnarvi alla scoperta di 5 boschi italiani in cui il foliage, fall-foliage o fogliame autunnale, crea delle scenografie da lasciare a bocca aperta.

Bosco del Cansiglio

Il Cansiglio è un altopiano delle Prealpi Carniche, a cavallo delle provincie di Belluno, Treviso e Pordenone, con una particolare conformazione a catino. In autunno si riveste di colori grazie alla presenza di una ampia faggeta che, risentendo dell’inversione termica, si trova distribuita in prevalenza sui rilievi che circondano il piano, dove le condizioni climatiche sono più miti. Abbassandosi di quota il faggio si associa all’abete bianco e all’abete rosso. Il bosco misto che ne deriva, non solo è magnifico in autunno, ma è consigliabile da visitare in primavera, quando viene pervaso dall’intenso profumo del fior di stecco (Daphne mezereum), un piccolo arbusto dai fiori vivacemente colorati. A quote ancora più basse, in prossimità delle depressioni centrali, vi sono invece boschi di solo abete rosso.

Foreste Casentinesi

Il Parco delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna ha visto un crescendo di affluenza autunnale negli ultimi anni di escursionisti desiderosi di ammirare il foliage, al punto da aver creato sul proprio sito ufficiale una sezione FAQs dedicata al fenomeno, dove vengono consigliati itinerari e angoli più belli da scoprire in autunno.

Il Parco ha infatti di per sè una estensione ingente, 18.200 ettari in Emilia-Romagna e 18.000 ettari in Toscana, tra le province di Forlì, Arezzo e Firenze. I boschi coprono l’80% della superficie. 5000 ettari sono rappresentati da foresta secolare. A meno di voler trascorrere una settimana in cammino, è evidente che per una uscita nel foliage servano consigli mirati.

A livello di vegetazione, si spazia da abetine secolari a boschi di faggio e acero montano, boschi misti con incredibili varianti di specie (faggi, aceri, frassini, olmi, tigli, ornielli e i rari tassi e agrifogli). Oltre alla vegetazione della fascia montana, sono ben rappresentate anche tutte le tipologie di bosco della sottostante fascia submontana, con presenza di carpino nero, querce e pino nero da rimboschimenti.

“Il luogo più noto dove vivere l’esperienza emozionale di osservare la foresta colorata è la cima del Monte Penna sopra la Foresta della Lamaconsiglia il Parco – . Si raggiunge dal Passo dei Fangacci nella strada che collega Badia Prataglia all’Eremo di Camaldoli. Sempre nella Foresta della Lama, e abbinata alla salita al Monte Penna, consigliamo l’escursione che porta al pianoro della Lama per il sentiero degli Scalandrini. In sostanza un tuffo nei colori delle Foreste Casentinesi! La stessa emozione si può vivere nella Foresta di Campigna, risalendo dall’abitato al Passo della Calla per la mulattiera Granducale e scendendo per il sentiero della Fonte del Raggio, fino (se si ha la gamba giusta) a Villaneta. Nel versante fiorentino da Castagno d’Andrea per il Borbotto, seguendo il percorso che porta alla Gorga nera, Passo Crocicchie, Monte Falterona e Monte Falco (preferibile a metà ottobre). Infine da non perdere il bosco monumentale di faggi, aceri e abeti che circonda il Santuario della Verna. A novembre a quote più basse per ammirare le colorazioni delle querce (cerro e roverella) suggeriamo la spettacolare Valle di Pietrapazza, il sentiero delle Ripe Toscane nella solitaria Valle delle Celle, la Salita al Monte Tiravento da Premilcuore, e la Valle dell’Acquacheta da San Benedetto. Nel versante casentinese il sentiero del Tramignone, che collega Serravalle con Badia Prataglia.”

Foresta Umbra

Nel cuore del Parco Nazionale del Gargano, in autunno si accende di sfumature la Foresta Umbra. Grazie a una rete sentieristica ben segnata, è possibile passeggiare tra faggi, tassi, cerri, aceri, agrifogli e carpini, scoprendone i profumi, le forme ed i colori. Divertente può essere mettersi alla ricerca degli alberi secolari che popolano la foresta. Il più noto, assolutamente da raggiungere, è lo Zeppino dello Scorzone, un pino d’Aleppo di ben 700 anni che veglia sulla strada tra Peschici e San Menaio.

Bosco di Sant’Antonio

Luogo anticamente considerato sacro e dedicato a Giove, il Bosco di Sant’Antonio, nel comune di Pescocostanzo (AQ), è riconosciuto come una delle più belle faggete d’Abruzzo. Si estende per 17 ettari tra le dorsali del Monte Pizzalto e del Monte Rotella. A renderlo magico in autunno è l’alta presenza di faggi, anche secolari e dalle forme bizzarre, che si mescolano a esemplari di acero campestre, pero selvatico, ciliegio, carpino nero e tasso.  La Regione Abruzzo ha istituito su questo territorio (550 ettari) la prima Riserva naturale guidata, ricompresa oggi nel Parco Nazionale della Maiella.

Faggeta secolare di Pianacquadio 

Il bosco di Pianacquadio è una faggeta secolare, gioiello del Parco Parco Naturale Regionale del Sasso Simone (1204 m) e Simoncello (1221 m), nella zona più settentrionale dell’Appennino Tosco Marchigiano. Il bosco rappresenta l’ultimo lembo importante di una immensa faggeta che un tempo ricopriva la sommità del Monte Carpegna. Si tratta di un bosco unico nel centro Italia costituito oltre che da faggi plurisecolari anche da esemplari di acero montano, di acero riccio, di acero napoletano, di acero campestre, di tiglio e di sorbo montano. Nel bosco si può ammirare un re, un faggio di 250 anni che dall’alto dei suoi 30 metri, regna sugli altri esemplari nella sua maestosità.

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