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Riaperta la via della seta tra Cina e India

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LHASA, Tibet — Le due superpotenze emergenti hanno deciso di riaprire l’unico collegamento naturale via terra esistente. Dopo oltre 40 anni, riapre il passo Nathula già battuto nella storia dell’uomo da Marco Polo e dai mercanti cinesi per raggiungere l’Europa. Un grande passo avanti che migliorerà l’economia dei due Paesi, sostengono gli esperti.

India e Cina risolvono così la ferita della guerra del 1962 che aveva visto la chiusura della "via della seta". Il passo del Nathula si trova ad un’altitudine di circa 4500 metri sull’Himalaya, a  metà strada fra la capitale del Tibet Lhasa (in territorio cinese), e il porto indiano di Calcutta.

 

Secondo l’agenzia di stampa cinese Xinhua, si rilancerà così il commercio tra il sud del Tibet e il Sikkim, piccolo stato del nord-est indiano, ex regno buddista. Quest’ultimo è stato riconosciuto dalla Cina solo di recente come parte del regno indiano, nonostante ci siano ancora delle divergenze riguardo i circa 3500 chilometri di confine.

 
 

Con la riapertura del passo arriverà in territorio cinese bestiame e ferro dall’India. Viceversa lana, erbe e materiale elettronico arriveranno dalla Cina, ha detto il vice-presidente del Tibet Hao Peng. E’ ancora incerto invece l’apertura al transito di persone.

 
 

Il territorio Himalayano è anche un gigantesco bacino idrico, con i numerosi ghiacciai. Da una cooperazione tra le due superpotenze potranno nascere dighe e centrali idroelettriche, fondamentali per supportare lo sviluppo demografico dei due paesi, che è il più alto al mondo.

 
 

I progetti all’orizzonte vanno ben oltre il semplice scambio di materie prime. Secondo il progetto del 2005 il collegamento ferroviario tra Cina e Tibet potrebbe prolungarsi fino a Dheli e Calcutta. Oltre al gigantesco network di autostrade in costruzione tra Cina, India, Vietnam, Thailandia, con sbocchi fino all’Asia centrale e l’Europa.

 
 

In passato "la via della seta" conosceva varie biforcazioni. Il passaggio del Nathula divenne fondamentale da un punto di vista geostrategico. Nel diciottesimo secolo Cina e India rappresentavano il 57 per cento della produzione manifatturiera mondiale. Forse questo è un buon motivo per credere alle parole del premier cinese Wen Jiabao che in visita in India, profetizzò che i due Paesi (grazie anche alla riapertura della "via della seta") costruiranno insieme "il secolo asiatico". Il ventunesimo secolo.

 
 
Marco Chiodi 

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