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Leopardi delle nevi. In India si progettano gli “snow leopard tour”

In Nepal preoccupa la frammentazione della specie

I leopardi delle nevi (Panthera uncia), come ricordato in occasione della Giornata Internazionale ad essi dedicata, rappresentano una specie a rischio estinzione, per la sopravvivenza e la riespansione della quale le nazioni himalayane si stanno dando un gran da fare. Tra gli enti in prima linea nella difesa del gattone d’alta quota il WWF Nepal.

Nel Paese dell’Everest studi e interventi a protezione del felino si susseguono senza sosta. Nel mese di novembre avevamo accennato alla discesa a basse quote di alcuni esemplari, feriti nei combattimenti tipici della stagione degli amori, alla ricerca di facili prede in ambienti poveri di umani in periodo di Covid-19. Esemplari che le guardie forestali si sono subito attivate per recuperare e riabilitare, al fine di riportarli in condizioni idonee nel loro ambiente naturale a quote superiori.

E questo è solo un piccolo esempio delle grandi attenzioni che il Nepal sta rivolgendo alla specie. Lascia perplessi, di contro, la proposta giunta dall’India, dallo stato settentrionale dell’Uttarakhand per la precisione, di avviare tra poche settimane, nel febbraio venturo, degli “snow leopard tour”. Una sorta di “safari himalayano” in cui ammirare i leopardi delle nevi.

Tour alla ricerca dei leopardi delle nevi

A destare maggiore perplessità è che l’idea venga direttamente dal Dipartimento delle Foreste dell’Uttarakhand. Come si legge nell’annuncio diffuso su Twitter, il tour prenderà il via nel villaggio di Harsil, nota come “la piccola Svizzera d’India”, sulle sponde del fiume Bhagirath. I tour saranno svolti in collaborazione con il Dipartimento del Turismo e il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNPD).

I tour sono da considerarsi un progetto pilota potenzialmente estensibile ad altre regioni in cui sia presente la specie. Come riportato dal New Indian Express, lo scopo dell’ UNPD sarebbe quello di stimolare, attraverso questi viaggi nella natura, lo sviluppo dell’ecoturismo nella regione himalayana e di diffondere consapevolezza sull’importanza del salvaguardare la specie.

Le autorità dell’Uttarakhand hanno nel mentre intrapreso un censimento dei leopardi delle nevi su una estensione di 12800 chilometri quadrati. I risultati saranno disponibili nel novembre 2021. Secondo le stime attuali lo Stato ospiterebbe circa 86 esemplari, distribuiti tra la Nanda Devi Biosphere Reserve, il Gangotri National Park, l’Askot Wildlife Sanctuary e altre località comprese tra i 3000 e i 4500 metri di quota.

In sintesi, gli obiettivi progettuali sono nobili e comprensibili. C’è da augurarsi che le visite guidate nel mondo dei leopardi delle nevi siano gestite in modo tale da causare loro il minimo disturbo possibile. Ricordiamo che la specie sia nota come “ghost of the mountains” proprio in virtù della sua elusività.

In Nepal preoccupa la frammentazione della specie

Mentre l’India progetta i suoi tour, in Nepal desta nuove e ulteriori preoccupazioni uno studio, pubblicato su Nature lo scorso novembre, che suggerisce una frammentazione della popolazione dei leopardi delle nevi. Nella regione dell’Everest coesisterebbero due gruppi distinti, con limitate comunicazioni e possibilità di incrocio tra i membri.

A livello mondiale, il numero di leopardi delle nevi è stimato per un totale di 7367- 7884 esemplari, distribuiti su 12 Paesi, secondo i dati IUCN. In Nepal la popolazione è suddivisa in occidentale, centrale e orientale. Per un totale stimato di 300-400 individui. L’Everest National Park, istituito nel 1976, rappresenta un’area importante di salvaguardia della specie. Nel corso dei decenni nella zona si è registrato un sensibile incremento della biodiversità e agli inizi del 2000 sono apparsi nel Parco anche i leopardi delle nevi, probabilmente giunti da Ovest e Nord. Da quel momento gli esemplari devono essere andati incontro a un parziale isolamento in due gruppi spazialmente distinti. Uno localizzato a Nord, l’altro a Sud-Ovest.

Il team di ricercatori, coordinato da Bikram Shrestha della Charles University di Praga, mediante analisi di dati genetici e di distribuzione, ha concluso che tali due gruppi appaiano anche geneticamente isolati. Probabile che si tratti di due cluster provenienti da differenti popolazioni d’origine.

“Il flusso genico tra i due siti può essere stato limitato da barriere fisiche, come i due grandi fiumi (Dudh Kosi e Imja) – spiega Shrestha – . In più l’unico possibile corridoio di collegamento tra le due sotto-popolazioni è rappresentato dalla via che porta a Namche Bazaar, molto utilizzata dai turisti”.

L’importanza dei corridoi naturali

La conclusione dei ricercatori è che sia necessario incrementare la protezione dei corridoi naturali, così che i leopardi possano sentirsi liberi di muoversi tra aree che potenzialmente potrebbero rappresentare habitat idonei alla loro sopravvivenza. Preservare tali corridoi risulterebbe anche utile per favorire anche altre specie che rischiano la frammentazione, come i lupi, le linci, gli sciacalli dorati e le volpi rosse, la cui presenza è stata evidenziata da fototrappole e da analisi del DNA di campioni rilevati nel Parco.

La mancanza di scambi genetici, a causa dell’assenza di incroci tra popolazioni, comporta a lungo termine un indebolimento della specie, che non ha modo di adattarsi in maniera sufficientemente rapida ai rapidi cambiamenti dell’ambiente. Per definire con precisione quanto le due sotto-popolazioni siano differenti geneticamente serviranno studi più approfonditi. Anche per appurare se incroci, seppur limitati, si verifichino e con quale frequenza. Dati che consentirebbero di comprendere quanto sia delicata la situazione.

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