Turismo

Dolomiti UNESCO. Uno studio per contrastare il sovraffollamento turistico

Lago di Braies e Tre Cime di Lavaredo osservati speciali

Ogni anno le Dolomiti attirano migliaia di turisti da tutto il mondo. Il desiderio di vedere con i propri occhi la immensa bellezza di uno dei siti italiani riconosciuti come Patrimonio UNESCO è perfettamente comprensibile. Purtroppo però questo sogno condiviso porta con sé una conseguenza cui abbiamo più volte fatto cenno: il sovraffollamento turistico. In particolare in alcune aree, più note e pubblicizzate, quali il lago di Braies e le Tre Cime di Lavaredo.

In tali hotspot di meraviglia, soprattutto nella stagione estiva, i turisti giungono in massa. Comportando effetti negativi sull’ambiente ma anche sul benessere delle comunità locali. La Fondazione Dolomiti UNESCO, in collaborazione con il Dipartimento di Economia della Università Ca’ Foscari di Venezia, ha deciso di studiare nel dettaglio il limite della capacità di carico di tali due zone, da considerarsi come aree pilota per studi successivi. Allo scopo ultimo di promuovere una gestione più sostenibile dei flussi di visitatori nel rispetto dell’ambiente, nonché della sostenibilità economica e sociale.

I risultati preliminari dello studio sono stati presentati nel corso di una conferenza stampa nella giornata di lunedì 16 novembre dal professor Jan Van der Borg, responsabile del team di ricerca internazionale, insieme al presidente della Fondazione Dolomiti UNESCO Mario Tonina e all’assessore della Provincia autonoma di Bolzano – Alto Adige Maria Hochgruber Kuenzer. A moderare gli interventi Marcella Morandini, direttore della Fondazione.

Un progetto fondato sui big data

Come spiegato sul sito della Fondazione, lo studio si è avvalso di dati relativi alle due aree pilota, raccolti nel 2018, di big data – ovvero dati delle celle telefoniche raccolti in forma anonima e aggregata insieme ai dati dei social network, provenienti da Vodafone Analytics, TripAdvisor, ISTAT e Banca d’Italia – e di interviste. Tale mole di informazioni è risultata utile agli esperti per valutare gli impatti dei flussi annuali di visitatori a Braies e alle Tre Cime. E stimare la rispettiva capacità di carico (ambientale, sociale ed economica). Una volta quantificato il peso del turismo nelle due zone, si è passati a definire dei suggerimenti per necessarie misure di intervento.

Stima del carico dei siti

“Per quanto riguarda la zona del Lago di Braies, il numero di visitatori (giugno-settembre 2018) è di molto superiore alla capacità di carico del sito, con giornate di picco di oltre 17.400 persone al giorno e una densità fino a 188 persone per ettaro. Per quanto riguarda le Tre Cime di Lavaredo, invece, i dati raccolti parlano di picchi superiori alle 13.400 persone al giorno. Un campanello d’allarme consiste nel fatto che la valutazione della qualità dell’esperienza di visita sia in calo, soprattutto nelle giornate di sovraffollamento”, evidenzia la Fondazione.

“Se l’area del Lago di Braies viene considerata come parco naturale, il limite consigliato dall’Organizzazione Mondiale del Turismo è di 1.500-2.500 persone al giorno e di 4.500–6.000 persone al giorno se considerata come area escursionistica. Per quanto concerne il carico sociale, relativo alla percezione delle persone che visitano l’attrazione, la qualità della visita da parte di turisti ed escursionisti rimane a livello medio se si pone un limite di 9.000 persone al giorno. Per l’area delle Tre Cime di Lavaredo se il sito viene considerato come parco naturale il limite consigliato per il carico naturale è di 2.700–3.000 persone al giorno e di 7.000–7.500 persone al giorno se considerato come area escursionistica e in riferimento al carico sociale, la qualità della visita da parte di turisti ed escursionisti rimane a livello medio se si pone un limite di 4.000 persone al giorno”, prosegue.

Cosa fare?

Come fare dunque ad assicurare che il numero di turisti resti al di sotto del limite stimato? Un primo suggerimento che giunge dagli esperti è di introdurre una regolamentazione dell’accesso. Misura già attiva presso il Lago di Braies, dove è stata introdotta la prenotazione obbligatoria e messe a disposizione navette nell’ottica della sostenibilità.

Alle Tre Cime di Lavaredo sarebbe opportuno intervenire quanto prima nel favorire l’utilizzo di mezzi pubblici, così da ridurre il traffico, in particolare regolamentare l’accesso di automobili a Misurina.

Un secondo suggerimento si potrebbe definire come “personalizzazione della esperienza turistica”. Definire dunque delle modalità di fruizione differenti per tipologia di turisti (residenti, turisti, escursionisti, per provenienza, ecc.). Incentivare per certo gli accessi a piedi o in bici, penalizzando al contempo l’utilizzo dei mezzi a motore privati.

Sarebbe opportuno cercare inoltre di destagionalizzare il turismo, evitando dunque arrivi in massa soltanto in una o due fasi dell’anno. E diversificare anche spazialmente l’esperienza turistica, promuovendo la visita anche di altre aree delle Dolomiti.

Viene poi proposta, in termini di governance, la creazione di unosservatorio per il costante monitoraggio dei flussi di visitatori e dei vari livelli di sostenibilità, nonché la promozione di una più efficace collaborazione a livello territoriale e la costituzione di una cabina di regia per una migliore governance interregionale e l’attuazione di una visione strategica condivisa”.

Il limite di tollerabilità è già superato

“La pressione su aree eccezionali, ma anche fragili e sensibili, ha superato il limite di tollerabilità. Troppe persone concentrate in pochi luoghi, in pochi periodi dell’anno. Se si oltrepassa il limite si mette a rischio anche lo sviluppo futuro”, ha affermato l’assessora provinciale Maria Hochgruber Kuenzer, sottolineando l’importanza di trovare soluzioni condivise.

“Dobbiamo essere in grado di offrire alle persone, ai turisti e ai residenti, la qualità di vita e di visita che si aspettano. Quantità e qualità non sono conciliabili”, ha aggiunto.

Terza area di studio: Lago di Tovel

La metodica seguita per l’indagine su Tre Cime e lago di Braies sarà estesa al Lago di Tovel, nelle Dolomiti di Brenta. Il progetto infatti, come sottolineato dal Presidente Tonina, nasce con l’obiettivo di intraprendere un processo di monitoraggio delle Dolomiti Patrimonio Mondiale UNESCO. Che possa essere di supporto ai decisori per definire le azioni da intraprendere sul territorio. “Sappiamo quanto l’epidemia da Covid-19 abbia fatto aumentare il desiderio di visitare le aree di montagna a scopo ricreativo – ha aggiunto -. Questo è uno dei motivi per cui vogliamo continuare sulla strada che abbiamo intrapreso”.

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4 Commenti

  1. Buongiorno,
    frequento le zone presa in esame per il monitoraggio da tanti anni e mi permetterei di suggerire lo stesso tipo di valutazione anche per la conca Ampezzana e il lago del Sorapiss. La prima storicamente quasi inaccessibile nei periodi di alta stagione sia estiva che invernale, la seconda da diversi anni, almeno 4 o 5, nel periodo estivo soffre degli stessi problemi.

  2. Io vivo tra le dolomiti e vi assicuro che sulle cime che circondano il mio paese non c’è mai anima viva… per fortuna non siamo in Trentino alto Adige ma nel bellunese e le mie montagne stanno bene dove stanno…. è inutile fare pubblicità ovunque delle proprie montagne e poi lamentarsi che c’è troppa gente

  3. Buongiorno,
    per quanto riguarda le Tre Cime basterebbe smantellare la strada asfaltata. Assurdo che ci sia una strada
    asfaltata che ti porta sotto roccia. Ovviamente il comune che la gestisce perderebbe un introito sicuro
    ma se davvero avesse a cuore il destino dell’area lo farebbe volentieri. Non lo farà.
    La zona del lago di Braies sarebbe sicuramente più protetta vietando gli accessi con automezzi privati e
    limitando l’arrivo delle navette a 2km dal lago. Inutile nascondersi che molta gente purtroppo va lì solo per
    vedere la rimessa delle barche, resa famosa da una nota serie televisiva e poi non prova nemmeno
    ad arrivare alla spoda sud del lago.
    Come suggerito dal commento precedente anche la conca ampezzana ed il lago di Sorapiss avrebbero
    bisogno di protezione con limitati accessi.

  4. Lasciamo che li pecoroni vadano tutti negli stessi posti. Tanto non c’è modo di educarli con un minimo di cultura della montagna, dell’ambiente del prossimo ecc ecc. Come fatto nella finanza con le bad bank creiamo delle “bad area” e sacrifichiamole riempendole di “pecoroni” sperando che rimangano tutti li e che non vadano ad “infettare” le tantissime e altrettanto meravigliose località meno conosciute di cui le alpi e gli appennini sono pieni. Quelle ce le godremo noi con i pochi che se lo meritano e che le sanno salvaguardarle.
    Naturalmente la mia è una provocazione, ma adesso che l’ho scritta, a pensarci bene, potrebbe essere anche un’idea interessante… 😉

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