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Sulle Prealpi e Dolomiti Bellunesi con Meridiani Montagne

È in edicola Meridiani Montagne con una monografia dedicato alle “Prealpi e Dolomiti Bellunesi”.

La monografia di Montagne parte dalla Valbelluna per condurci alla scoperta degli angoli più suggestivi e degli itinerari più belli di queste montagne. Per poi allungarsi fino all’Alpago e alla bellissima foresta del Cansiglio. Montagne selvagge, pareti scoscese, circhi rocciosi e ampie conche verdi di prati e fiori, dove risuonano i fischi delle marmotte e gli echi di antiche tradizioni.

A richiesta, insieme alla monografia in edicola è possibile trovare il Calendario di Meridiani Montagne: un’edizione 2021 che celebra la bellezza dei laghi alpini.

L’editoriale del direttore

La copertina del numero

A presentarci il numero di Meridiani Montagne “Prealpi e Dolomiti Bellunesi” il direttore Marco Casareto:

Le impressioni più forti che ho avuto da bambino appartengono alla terra dove sono nato, la Valle di Belluno, le selvatiche montagne che la circondano e le vicinissime Dolomiti”. Questo confidava Dino Buzzati – giornalista del Corriere della Sera e uno dei grandi narratori del Novecento – in un’intervista del 1960. L’autore de Il deserto dei Tartari era talmente innamorato delle “sue” montagne che la loro eco risuona nella quasi totalità dei suoi racconti e romanzi. La prima conquista importante del giovane Dino era stata una cima che vedeva dalla villa di famiglia poco fuori Belluno, la Schiara (che lui declinava al maschile, come ci racconta la pronipote Valentina Morassutti), di cui da adulto avrebbe rivendicato il fascino: “Le Dolomiti ci sono anche a Belluno, e non Dolomiti di scarto. Lo Schiara, che sta proprio sopra, ha un fior di parete con dei colori meravigliosi assolutamente all’altezza delle più famose crode”. A distanza di oltre mezzo secolo, quei luoghi restituiscono ancora intatta l’immagine che ne dava Buzzati: “Esistono da noi valli che non ho mai visto da nessun’altra parte. Identiche ai paesaggi di certe vecchie stampe del romanticismo che a vederle si pensava: ma è tutto falso, posti come questi non esistono. Invece esistono: con la stessa solitudine, gli stessi inverosimili dirupi, mezzo nascosti da alberi e cespugli pencolanti sull’abisso, e le cascate di acqua, e sul sentiero un viandante piuttosto misterioso”. Dal 1988 quelle valli e quelle cime a lui tanto care fanno parte del Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi, che nei suoi oltre 15mila ettari di superficie include – oltre alla Schiara ovviamente – i gruppi montuosi delle Alpi Feltrine, i Monti del Sole, il Talvena, il Pramper, lo Spitz di Mezzodì… Montagne ancora poco conosciute, che continuano a riservare scorci intimi e inattese sorprese. E dove “per una specie di dimenticanza della Storia” come ci ha raccontato un altro scrittore molto amato da queste parti, Antonio Giacomo Bortoluzzi “sono rimaste le tracce del vivere comunitario: il paese, la Pro loco, il volontariato, il dono del sangue, gli alpini, la parrocchia, l’associazionismo, forme dello stare insieme che hanno tutte la stessa radice: una promessa di attenzione reciproca”. Valore ancor più apprezzabile, di questi tempi.

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