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Il diuca dalle ali bianche, l’uccello che nidifica nei ghiacciai delle Ande

Che i volatili siano abili architetti è noto a tutti. Sono in grado di condurre con precisione la costruzione dei propri nidi in condizioni talvolta proibitive, o in angoli all’apparenza inaccessibili. Succede in città, come in montagna, nei deserti e nelle foreste pluviali. Potremmo dire ovunque, o forse no? Nei ghiacciai è possibile imbattersi in un nido? La risposta a quanto pare è sì. Un esempio dell’abilità degli uccelli di nidificare anche in ambienti impervi e inospitali arriva dalle Ande. L’architetto estremo si chiama Diuca speculifera, per gli amici diuca dalle ali bianche (white-winched diuca finch) o uccello del ghiacciaio (glacier bird).

Questa sorta di fringuello dei ghiacci, grigio e con una dimensione attorno ai 20 cm di altezza, vive a una quota compresa ta i 3950 e i 4800 metri sul ghiacciaio peruviano Quelccaya. Il più vasto ghiacciaio tropicale al mondo, con una estensione (purtroppo in fase di riduzione a causa dei cambiamenti climatici) di circa 50 chilometri quadrati, e una altitudine massima di 5700 metri. Qui, nel 2008, gli scienziati hanno per la prima volta notato dei nidi di diuca.

Se oggi abbiamo immagini video di tali stupefacenti nidi è merito del produttore televisivo Matthew Wright, che ha collaborato alla realizzazione di un documentario per BBC Earth dedicato alle Ande, nell’ambito della serie TV “Mountain – Life at the extreme”.

Il primo video di un nido su un ghiacciaio

La crew è salita sul ghiacciaio armata di ben 20 telecamere, senza uso di elicotteri, ma a dorso di mulo. “Sul ghiacciaio la percentuale di ossigeno dell’aria è al 50% di quella presente al livello del mare”, racconta Wright nel suo report alla BBC. “Il nido era a metà di un dirupo ghiacciato. Potevamo vedere i genitori che volavano dentro e fuori dal buco e udire i pulcini che li chiamavano eccitati dall’interno. Ma non avevamo possibilità di vedere il nido. Ma eravamo preparati a simili difficoltà”.

Una telecamera a controllo remoto è stata così agganciata ad una staffa, così da mantenerla sospesa all’entrata del nido. Dopo un’intera giornata trascorsa nell’attesa di un allontanamento dei genitori dal nido per poter posizionare a dovere la camera con il supporto di una guida alpina peruviana, finalmente la crew è stata in grado di filmare i due piccoli pulcini “super fluffy”, super soffici, come li definisce Wright.

“Un vero privilegio per il team, è stata la prima volta che qualcuno ha potuto guardare all’interno di un nido glaciale in questo modo”. Un privilegio che oggi abbiamo la possibilità di condividere grazie alla diffusione sui social di un breve assaggio del filmato “super fluffy”.

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