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Un viaggio fotografico nella bellezza delle Dolomiti

Dalle Tre Cime di Lavaredo alle Vette Feltrine, dal Campanile di Val Montanaia al Pelmo, dalla Marmolada alle Dolomiti di Brenta. È questo l’incredibile viaggio che vi farà fare il nuovo libro di Meridiani Montagne, che vi racconterà attraverso scatti spettacolari, arricchiti da descrizioni dettagliate, le montagne più celebri e celebrate delle Alpi. Tra immagini iconiche e angoli inconsueti, per addentrarsi nello stupefacente mondo delle Dolomiti. Il volume è accompagnato dall’introduzione di Marco Albino Ferrari.

Il libro “Dolomiti. Viaggio fotografico tra i Monti Pallidi” è acquistabile in edicola, dove è possibile ancora trovare il numero di Meridiani Montagne “Alpi in cresta”, o sullo shop online di Editoriale Domus.

L’introduzione di Marco Albino Ferrari

“La Bastiglia è presa!”, si grida a Parigi in quel luglio 1789, proprio mentre lo scienziato-avventuriero Déodat de Dolomieu intraprende un’escursione memorabile, più di 1300 chilometri nel settore orientale delle Alpi allora chiamate Alpi Veneziane. Giramondo di 39 anni – che un ritratto a olio su tela ci restituisce tra gli sbuffi di pizzo candido della camicia e una sciarpa di seta bianca intorno al collo – è iscritto all’Ordine di Malta il che gli ha fino ad allora permesso di viaggiare al seguito degli eserciti (embedded, si direbbe oggi) per compiere ricerche geologiche.

La scoperta di nuove rocce è il suo pallino. E infatti, anche in quell’anno cruciale per la storia del mondo (e per le Alpi Veneziane), sta per trovare nel suo pellegrinare solitario qualcosa di speciale, di unico. Una pietra iridescente che al tramonto trattiene i raggi del sole. Una pietra che ricorda il calcare, ma non lo è. Di che si tratta? Decide di inviare alcuni campioni in patria per farli analizzare. Chiude per bene il suo prezioso pacco e lo invia al geologo Nicolas-Théodore De Saussure, il cui cognome suona familiare a chi si occupa di cose di montagna: è il figlio di Horace-Bénédict, il promotore della prima salita al Monte Bianco.

All’Università di Ginevra, Nicolas-Théodore compie le prime analisi descrivendo compattezza, lucentezza, durezza, peso specifico, fratturabilità, colore, fosforescenza, scintillazione per sfregamento, punto di fusione, perdita di effervescenza e calcinazione. La formula è MgCa(CO3)2, carbonato doppio di calcio e magnesio. Ottimo, una nuova roccia! Ed è a questo punto che assistiamo a un gesto dal sapore cavalleresco. Sfoggiando un beau jeste memorabile, Dolomieu chiede a Nicolas-Théodore di classificare la roccia appena analizzata con il nome De Saussure, o saussurrite. Il ginevrino ringrazia, ma sorvolando sulle concessioni del collega, nei suoi articoli sul Journal de physique decide di attribuire al minerale non il proprio nome, ma quello di chi per primo ne è stato incuriosito: Dolomieu, dolomite.

Così ha inizio la nostra storia, e il nostro viaggio su queste montagne antiche.

 

 

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