Cronaca

Cervino: scarica di sassi sulla scala Jordan. Allestito itinerario alternativo

Una scarica di sassi ha interessato la scala Jordan, lungo la via normale italiane al Cervino, rendendola impraticabile. È quanto comunicato dalle Guide del Cervino, che sono prontamente intervenute per mettere in sicurezza la via di salita attrezzando un itinerario alternativo. Il percorso passa a sinistra della scala, in una zona non interessata da distacchi.

Già qualche settimana fa si è verificato un più grosso distacco sotto al Colle del Leone, che fortunatamente non ha avuto conseguenze su una ventina di alpinisti presenti alla Capanna Carrel. A causa della zona di caduta della frana, che ha impedito agli alpinisti di scendere autonomamente verso valle, è stato necessario l’intervento degli elicotteri per evacuare le persone in quota.

Al momento, precisano le Guide del Cervino, a causa delle alte temperature di questi giorni “la situazione è molto delicata”. Il consiglio, per chi volesse approcciarsi alla Gran Becca nei prossimi giorni, è quello di contattare l’Ufficio Guide per valutare le condizioni della montagna e le temperature. Di fondamentale importanza è programmare un’eventuale salita evitando di trovarsi in zone soggette a possibili crolli nelle ore più calde della giornata.

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6 Commenti

  1. Da ignorante in materia alpinistica, mi chiedo:
    Lungo un itinerario alpinistico, non escursionistico, per il raggiungimento di una vetta di oltre 4000m, neanche tra le più facili, e che dovrebbe per l’appunto essere meta esclusiva di chi la materia alpinistica la conosce come le proprie tasche, che è in grado di arrampicare, proteggersi, legarsi ed eseguire manovre, è così necessario che la via di salita debba essere attrezzata in questo modo?
    grazie a chi mi vorrà rispondere

    1. Certo che l’hanno attrezzata, la Becca è un mito e molti “avventori” vogliono “conquistarlo”.
      Credo che da un anno si debba anche prenotare e pagare un ticchetto presso le guide se si vuole salire.
      Alpinismo quasi senza significato alpinistico, ma solo commerciale per vanità….. forse..
      Peccato.

      1. Si deve prenotare per avere il posto alla Capanna Carrel . Che altrimenti in certi
        giorni era sovraffollata , e si paga per il pernottamento e la cucina a disposizione
        direttamente su al rifugio ad una guida del posto che a turno fa da custode .
        Giusta decisione .

    2. Sono perfettamente d’accordo con Versa e volevo scrivere la stessa cosa.
      Pur essendo un grandissimo appassionato, sostenitore e difensore delle vie ferrate (con le dovute eccezioni) trovo scandaloso che le montagne “sacre” come il Cervino siano in parte attrezzate. Troppo comodo, troppo facile. Su queste montagne dovrebbe svolgersi alpinismo nel vero senso della parola. Corde fisse, scalette, ponti sui crepacci… Ma che alpinismo è!!! Se non sei in grado di arrivare spontaneamente su queste montagne, non ci vai.
      A questo punto, per principio, tanto varrebbe attrezzare completamente queste montagne, da cima a fondo…

    3. Su itinerari molto frequentati come questo, le guide locali attrezzano il percorso anche per agevolare il proprio lavoro. Non sempre è indispensabile che ci siano corde fisse. Sull’aspetto etico di questa cosa si potrebbe discutere per giorni interi. Certo che un’alpinista normalmente dotato delle nozioni fondamentali ed equipaggiato bene, potrebbe salire senza questi aiuti. Ma l’affollamento di questi ultimi decenni renderebbe molto più pericolosa l’ascensione e soprattutto la discesa.

  2. Non si puo’ dire di evitare di trovarsi in zone soggette a rischio nelle ore piu’ calde.
    Normalmente si parte dalla Capanna Carrel verso le cinque , e si ritorna alla base
    del Cervino intorno alle cinque del pomeriggio , quindi …. o si fa o non si fa .
    Poi comunque la stagione è ormai finita , le corde fisse della variante le useranno
    il prossimo anno ….

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