Pareti

Cervino: a 20 anni dall’apertura Stefano Stradelli, Jerome Perruquet e Michele Cazzanelli ripetono “Per Nio”

A 20 anni dalla sua apertura Stefano Stradelli, Jerome Perruquet e Michele Cazzanelli ripercorrono la via Per Nio sulla sud del Cervino. La loro ripetizione è una bella occasione per ricordare il tracciato aperto nell’agosto del 2000 da Hervé Barmasse e Patrick Poletto, allora giovani alpinisti che di lì a poco avrebbero iniziato a frequentare il corso guide.

Il percorso sale lungo la parte sinistra dello Scudo del Pic Tyndall, fino a ricongiungersi con la via De Amicis. Da qui, proseguendo in salita, si raggiungerebbe la cengia chiamata “Cravatta” da cui sarebbe facile ricongiungersi con la normale per la Cresta del Leone. Curioso come questo bel percorso sia rimasto poco frequentato dopo la sua apertura. La prima ripetizione a opera delle guide François Cazzanelli e Marco Farina, insieme al regista Nicolò Bongiorno, è stata effettuata solo il 14 novembre 2015.

Una dedica speciale

Dopo averla aperta Barmasse e Poletto vollero dedicarla alla memoria della talentuosa guida Innocenzo Menabreaz, purtroppo scomparsa prematuramente. Per loro fu un’esperienza importante “che ci fece capire quanto ancora eravamo inesperti, l’uomo piccolo e la montagna grande”. I due lasciarono il rifugio Duca degli Abruzzi “molto tardi” puntando a questa porzione di roccia immacolata, compresa tra la via De Amicis e la Casarotto-Grassi. Salirono bene riuscendo a chiudere il percorso ricollegandosi alla De Amicis. Quindi iniziarono a calarsi in doppia notarono qualcosa di strano: recuperare le corde al termine della calata era difficile, se non impossibile. Era come se qualcosa le bloccasse. Eppure tutte le manovre erano state fatte in modo preciso, provarono anche a risalirle con la jumar per controllare, tutto sembrava regolare. Al sopraggiungere della notte erano ancora in parete, pronti a un bivacco senza attrezzatura. “Fu il primo sole caldo del mattino a svelarci il mistero: semplicemente le nostre corde non scorrevano perché completamente gelate. Il racconto di una bella via e di come in montagna non si smetta mai di imparare.

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